Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
http://www.raccontioltre.it/7642/la-sfera-dei-sentimenti/
di Simone Rossetto
Mi trovavo in vacanza, qualche anno fa, in una baia del Mar Rosso nel mese di giugno.
Ero di ritorno dalla prima delle due o tre uscite di snorkeling quotidiane, avevo appena esplorato una grossa formazione corallina che sorgeva isolata da un fondo di sabbia bianca e che conferiva all’acqua un vivissimo color turchese.
La sommità della formazione raggiungeva quasi la superficie mentre il fondo sabbioso si trovava a circa quattro metri di profondità.
Questa graziosa architettura vivente, quasi arboriforme, offriva dimora e cibo a varie specie di pesci tropicali.
Tra questi avevo notato un bell’esemplare di pesce scorpione, tipico predatore dei mari tropicali, affine ai nostri scorfani ma con i raggi delle pinne notevolmente allungati, come a formare delle specie di piume, colorate con bande trasversali di marrone chiaro e scuro.
Questi raggi terminano con dei pungiglioni molto velenosi, che offrono al pesce un’ottima difesa dai predatori più grossi.
La natura tranquilla e sedentaria del pesce lo rende avvicinabile senza problemi.
La sua tecnica di caccia, infatti, consiste nel fare degli agguati fulminei alle prede che gli passano accanto; per questo motivo rimane immobile, a ridosso del fondo o di formazioni coralline, nell’attesa che qualche incauto pesciolino entri nel suo limitato raggio d’azione.
Costituisce un serio pericolo, invece, se inavvertitamente calpestato senza sandali o scarpette protettive, oppure se, non vedendolo, gli si va addosso.
Arrivato al pontile, notai mio figlio maggiore, all’epoca aveva sette anni, e gli raccontai del piacevole avvistamento.
Affascinato dall’aspetto visto nelle fotografie, dal fatto che fosse velenoso e perché gli ricordava il suo segno zodiacale, volle che lo accompagnassi a vedere il suo primo pesce scorpione.
Indossata la sua piccola muta, maschera e pinne, mi seguì agevolmente fino alla formazione che si trovava a circa cinquecento metri dal pontile. Ero meravigliato nel vederlo nuotare così agilmente.
L’azzurro ci avvolgeva come il silenzio, rotto solo dal nostro respiro e da quel misterioso ticchettìo metallico irregolare che si sente quando le orecchie sono immerse nell’acqua.
Giunti in prossimità della formazione di coralli, mi prese la mano destra e si fece abbracciare tenendola sul suo petto.
Voleva sentirsi al sicuro, era trepidante ed impaurito per l’imminente incontro.
Raggiunto il pesce, che nel frattempo si era spostato in una zona d’ombra, rendendosi ancor più difficilmente individuabile, iniziai ad indicarglielo insistentemente.
Vedevo il suo sguardo vagare attorno al punto da me indicato e pensavo che mi sarebbe stato difficile capire se e quando, mio figlio, l’avrebbe individuato, dato che non potevamo parlare.
Mi sbagliavo di grosso.
Improvvisamente, sulla mia mano destra, che una coincidenza generosa aveva fatto posare proprio al centro del suo petto, giunsero attraverso la muta, tanti piccoli sussulti, via via più intensi e più frequenti.
Erano così percettibili, così chiari!
Colto di sorpresa, impiegai qualche secondo per capire che si trattava del suo cuore che galoppava sempre più forte.
Appena me ne resi conto, l’istinto mi fece ritrarre la mano, quasi imbarazzato, con la sensazione di essere entrato abusivamente nella sua sfera dei sentimenti.
Così mio figlio quel giorno ha visto il suo primo pesce scorpione.
Io invece ho imparato che le emozioni si possono toccare.