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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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«La Chiesa matrigna che non sa perdonare»

Secondo Melloni serve un Concilio per risolvere i problemi messi in ombra dal carisma del Papa
«La Chiesa matrigna che non sa perdonare»

LA POLEMICA «La fede cattolica non deve farsi ridurre a religione civile»

 

Chiede perdono a Dio, ma non sa perdonare gli uomini. Forse è questa la mancanza più grave che lo storico emiliano Alberto Melloni, profondo conoscitore del cattolicesimo, rimprovera alla gerarchia ecclesiastica nel suo stringato e denso volumetto Chiesa madre, chiesa matrigna: su argomenti come l' uso dei contraccettivi, la vita affettiva dei divorziati e degli omosessuali, la procreazione assistita, il magistero ostenta un volto arcigno che sgomenta i credenti, mentre nella pratica quotidiana vige una sorta di silenzioso fai da te. Così i confessionali sono sempre più disertati e, scrive Melloni, «ai fedeli incombe l' onere di autoassolversi previamente o di autocondannarsi da sé; ai parroci quello di ignorare la irritualità delle situazioni o di rimarcarle con una cattiveria che spesso fa difetto». Il divario vistoso tra l' insegnamento dei pastori e il comportamento del gregge non è però l' unico problema sollevato dal libro. Nel leggerlo si ha quasi l' impressione di essere rimasti vittime, negli ultimi anni, di una formidabile illusione ottica. Lo sfolgorante carisma di Giovanni Paolo II, moltiplicato dal riverbero dei media, trasmette infatti l' immagine di una Chiesa cattolica compatta e quanto mai autorevole, depositaria dell' unica prospettiva di speranza rimasta in piedi dopo il crollo di ogni utopia mondana. Invece Melloni sostiene che la facciata dell' ossequio unanimistico rivolto al Papa cela una realtà non solo complessa e multiforme, quale la Chiesa di Roma è sempre stata, ma percorsa da acute contraddizioni e turbata da interrogativi pressanti. L' opera svolta da Giovanni Paolo II, osserva l' autore, ha inciso a fondo in alcuni campi, per esempio nei rapporti con le altre tradizioni religiose, a cominciare dall' ebraismo, ma per altri versi la svolta è rimasta più apparenza che sostanza. A 26 anni dall' elezione di Karol Wojtyla, dopo il pontificato lampo di Albino Luciani, quasi tutti i dilemmi che tormentavano il loro predecessore Paolo VI, il «Papa del dubbio» quasi cancellato dalla memoria collettiva, rimangono all' ordine del giorno, quando addirittura non si sono aggravati. E prima o poi, inevitabilmente, bisognerà convocare un nuovo Concilio per cercare di affrontarli. Melloni è severo come può esserlo solo una voce proveniente dall' interno della Chiesa, un cattolico che vive la sua fede con grande intensità. Ma si guarda bene dal sacrificare il rigore metodologico dello studioso alle esigenze della tensione polemica. Sferzante verso i tradizionalisti, nostalgici di una cristianità monolitica mai esistita, confuta anche diversi stereotipi della vulgata progressista postconciliare, alla cui bestia nera, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, riconosce il merito di «aver impedito usi improvvisati ed ecumenicamente devastanti del carisma dell' infallibilità». Più in generale, giudica inadeguata e fuorviante la categoria di «crisi», adottata da entrambe le opposte fazioni ecclesiali per definire la situazione attuale della Chiesa. Sarebbe troppo semplice se si trattasse solo di correggere errori derivanti da un cedimento alle lusinghe della modernità o viceversa di riprendere un cammino avviato con il Vaticano II e interrotto da manovre restauratrici. Non servono le semplificazioni ideologiche, ma un esame attento delle spinose questioni con cui ci si deve concretamente misurare. L' inventario è lungo: si va dal faticoso confronto con l' irriducibile pluralità religiosa del mondo, delle Chiese cristiane e dello stesso cattolicesimo, fino all' esigenza di definire il ruolo dei movimenti ecclesiali, passando per la burocratizzazione della Curia romana, la perdita d' efficacia di un magistero inflazionato e frettoloso, lo smarrimento identitario di cui soffre la figura del prete. Su quest' ultimo punto, basta pensare che in buona parte del mondo «l' eucarestia è celebrata soprattutto da ministri ad actum, per lo più donne», di modo che nei fatti «esiste già un "clero" che ha soppiantato il sacerdozio in senso tridentino». Vi pare poco? Tuttavia l' anello debole della compagine ecclesiastica, per come la descrive Melloni, non sono i sacerdoti in cura d' anime, che sovente intrattengono «un rapporto sponsale e indissolubile col gregge», bensì i vescovi, che gli appaiono generalmente conformisti, distanti dalle esigenze dei fedeli, in certi casi addirittura incapaci «di proporre una pastorale degna e responsabile». Se il corpo episcopale non recupera una funzione attiva, a suo avviso, tutti i nodi resteranno irrisolti: per questo urge un Concilio. Nel frattempo, soggiunge l' autore, la Chiesa deve guardarsi dall' accettare l' invito di chi la vorrebbe garante di una religione civile, quasi «ministero degli affari etici» di una società smarrita. Se gli sembra «osceno» il tentativo di fare appello alla tradizione cattolica come scudo religioso dell' Occidente nello «scontro di civiltà» con il fondamentalismo islamico, critica anche le suggestioni, molto vive in un certo pacifismo, «d' una ideologia gauchiste della cristianità, che cerca di guadagnare a Dio ciò che dovrebbe essere dovere di Cesare». La ragion d' essere della Chiesa, conclude Melloni, non si può ricondurre a una dimensione etico-politica né sociale, poiché consiste nel «confessare Gesù nella fede», pur nella consapevolezza che la parola del Messia oltrepassa ogni esperienza umana. E senza dimenticare mai che il protagonista dei Vangeli «è un Gesù che perdona». Antonio Carioti Il libro di Alberto Melloni «Chiesa madre, chiesa matrigna» (pagine 115, euro 7) è edito da Einaudi

Carioti Antonio

Pagina 39
(19 ottobre 2004) - Corriere della Sera

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