Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

Chi Vi scrive cari Signori, non meravigliatevi, è il vecchio Ciliegio del Vostro cortile. Sono proprio io, ormai condannato a morte con poche e fredde parole sul verbale del condominio, a voler lasciare un ultimo messaggio.
Si è vero, ero vecchio e malato, la mia corteccia era ferita, la mia chioma non era più quella di una volta, i miei frutti non erano più graditi e dai miei rami cadevano gocce di linfa che imbrattavano le Vostre automobili.
Eppure un tempo non era così: com’era gradita la mia ombra nei caldi pomeriggi estivi alle poche auto che sostavano nel cortile, come piaceva ai bambini del palazzo cercare di rubare i saporiti frutti dai miei rami, che profumo emanavano i miei fiori a primavera!
Molti di Voi, abitanti del palazzo, siete invecchiati con me, Vi ho sempre visto in questi lunghi anni e seguiti con affetto, intenti alle Vostre occupazioni, ai tanti problemi quotidiani, e vi vedevo ormai stanchi e pieni di acciacchi scendere a fatica le scale per andare a fare la spesa, per godere di questo pallido sole invernale, o per portare a spasso il nipotino che allieta le Vostre giornate.
Proprio per questo motivo credevo di avere in Voi degli amici solidali, Voi che conoscete il significato della vecchiaia che non risparmia nessuno, uomini, animali, piante; ma perché anche noi piante non abbiamo il diritto di invecchiare in pace, perché l’uomo arroga tutti i diritti di vita e di morte su di noi? Mi hanno detto che il proprietario del palazzo vicino si è lamentato perché le mie foglie sporcavano il suo cortile e per questo motivo devo essere abbattuto. Che tristezza! Gli uomini si lamentano per poche foglie secche, ma non spendono una parola per i veleni invisibili che tutte le loro automobili scaricano nell’aria, per i fumi, per il rumore del traffico.
Io non mi sono mai lamentato degli scarichi delle Vostre auto che, giorno dopo giorno, hanno lasciato sulle mie foglie un sottile velo di morte, non ho potuto dire nulla quando anni fa mani inesperte hanno potato maldestramente i miei rami, favorendo l’attacco dei parassiti che, attraverso le ferite, hanno raggiunto le mie radici. Si sa, noi alberi di città dobbiamo sopportare tutto ciò e in cambio continuare ad offrire l’ossigeno all’aria che ci circonda.
Nonostante ciò la maggior parte di Voi ha sancito la mia condanna a morta senza spendere una parola in mio favore, senza un pensiero per il vecchio ciliegio, che aveva accompagnato anche le vostre stagioni per tanti anni.
Ma ora non voglio annoiarvi ancora, Vi porgo il mio addio e all’augurio di un felice anno nuovo, aggiungo quello che non possiate più avere nei Vostri cuori un vuoto più grande di quello che lascerò nel cortile.
Il Ciliegio