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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA GENTE DI DIEGO DI DIO

 

TRATTO  DA  :  PROCIDA.BIZ

 

Le poesie di Diego Di Dio

 
 
 
Diego Di Dio e’ nato a Ischia il 7 giugno 1985 e vive a Procida.
Nella stagione 2004 si e’ diplomato al liceo scientifico con il massimo dei voti.
Dopo aver vinto diversi concorsi di poesia e’ approdato alla pubblicazione della sua prima raccolta, edita da “libro italiano” editrice letteraria internazionale e inserita nella collana "poeti italiani contemporanei”.
Il Comune di Procida ha inserito la raccolta di poesie nel percorso culturale dell’estate 2004 e il 18 agosto 2004 nella magnifica cornice dei “Giardini di Elsa” l’autore ha presentato il libro, ottenendo notevoli consensi.
La scuola media di Procida ha adottato la raccolta quale “ libro di lettura consigliato” per l’anno scolastico 2004/2005.
   
  La raccolta di poesie "Uomini"
Note d'autore
 
"Prima di essere scrittori, bisogna essere uomini che vivono. Vivere vuol dire essere tra la gente, non chiudersi mai in se stessi, assaporare le cose belle e positive del nostro piccolissimo mondo, spingendo, però, lo sguardo al di fuori di esso verso un universo ben più grande. Mi fa sentire un poco strano sentirmi chiamare poeta perché nell’immagine collettiva questa parola richiama alla mente uomini tristi, delusi, sfortunati in amore e nella vita, che si chiudono nei loro versi come chi beve per affogare i propri ricordi. Questo, in effetti, è uno stereotipo che poco mi si addice: chi mi conosce, sa quanto io sia legato a tutte quelle sfaccettature della vita reale che ben poco c’entrano con la poesia. Io esco, scherzo, gioco, parlo, mi diverto e…e poi scrivo.
Ho cominciato a scrivere appena dopo imparato a camminare. Romanzi di adolescente in una prosa che ha avuto la sua maturazione e che ha imparato a contenere mille idee in un linguaggio scorrevole. Ho cominciato a lavorare alla stesura di un romanzo, che, spero, appena raggiunte le aspettative dell’Agente Letterario, vedrà finalmente la luce. Nel frattempo c’erano queste poesie che raccoglievano alcuni momenti, allegri o malinconici, della mia vita, non diversa da quella di altri uomini.
“Uomini” come “gente che vive l’umanità”. Uomini che si leggono in ogni poesia. Uomini che sanno piangere, che sanno amare, che sanno ridere, che sanno soffrire. Uomini che sanno vivere.
Una raccolta, questa, che non vuole dare insegnamenti, che non vuole dare suggerimenti. Un ragazzo di diciannove anni che scrive poesie non è di certo un maestro. Poesie, queste, che descrivono nient’altro che stati d’animo, riflessioni, pensieri, emozioni. Emozioni che, forse, ogni ragazzo come me si è trovato a provare. Emozioni che investono la mia anima e che si riversano, da sole, su un foglio stropicciato. Emozioni che nascono dalla “metà oscura” di una persona: parole che non obbediscono né a regole né a schemi, parole schiave di nessuno se non di se stesse, parole che vogliono darsi un senso, una logica, un’importanza.
Parole che non vengono decise né ordinate. Parole che prendono vita da sole dando voce a pensieri disordinati che volano nella notte come stelle che si tengono per mano."

Alcune poesie della raccolta "Uomini"

   
Gli Uomini che Piangono
Notte Rossa


Gli uomini che piangono
Lo fanno per davvero,
piegati, offesi, si
nascondono nel buio,
nella muta luce soffusa
del loro orgoglio ferito.

Gli uomini che piangono
Lo fanno in silenzio.
Sono falsi sorrisi che
Si aprono sui loro volti.
Senza lacrime né lamenti,
senza le grida cocenti
di chi finge…piangono.

…perché gli uomini che piangono
restano sempre uomini
e, come le stelle,
rimangono a brillare
in quel cielo che altri,
per loro,
hanno creato.

Gli uomini che piangono
Non si vedono mai.
Perché quando piangono,
Nessuno se ne accorge

► 4:02► 4:02
youtube.com24 ott 2007 - 4 min - Caricato da mazzinyano


L’ansia di
Questo nulla
Porta la
Maschera
Della gioia.

Voglio essere cieco
E non vedere
La notte rossa
Scritta sui muri.

Sto correndo
Sopra fili d’aria.

Sotto le nuvole,
l’inferno

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