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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" LA SIGNORA " DI DIEGO DI DIO

 

TRATTO  DA :  MALGRADOPOI.IT

 

 

Orme Gialle: Diego Di Dio vince il Premio Mario Casacci

 

Diego Di Dio si è aggiudicato il Premio Mario Casacci (ossia il riconoscimento che viene attribuito da una giuria di qualità al racconto più “cinematografico”) al premio Orme Gialle (vinto da Silvio Donà) con il racconto “La signora”. Tuttavia non ha potuto partecipare alla premiazione perché una febbre improvvisa l’ha costretto a tornare a casa.

E allora ho avuto un’idea: la festa alla  quale non ha potuto prendere parte gliela facciamo noi, al caro Diego, criticando la sua “Signora”.

Il titolo del racconto ha evocato in me un tormentone degli anni settanta: “Signora mia”, canzonetta estiva, raccontava l’amore impossibile per una donna sposata da parte di un giovanotto che spiava l’oscuro oggetto del suo desiderio dalla finestra di fronte e, nello struggimento più bieco, confessava il suo sentimento alla “signora” passando da un rispettoso “lei” a un confidenziale “tu”. “Non riuscirei a dormire, se lei mi mandasse via …” declamava l’innamorato.

“La signora” di Diego è ancor più inaccessibile di quella della canzone dell’era dei juke box. Perché … perché la signora plasmata dalle mani di Diego è … una matriarca che regge le fila di una faida malavitosa.

Il racconto si apre con un attentato in stile libanese nel quale perde la vita il marito di Donna Teresa (la signora). Don Luigi Esposito viene ucciso a causa di una presunta vendetta che lo castiga per l’omicidio di Paolo Di Cosimo, presunto amante della “signora” sua consorte. La faida ha per protagonista “lo svelto”: eroe tutto noir che non smentisce il soprannome e si rende interprete di una girandola di mitragliate e grandinate di pallottole.

Proprio come nella canzone, che per il resto non c’entra nulla con questo racconto, a condurre le danze rimane lei: la signora, ora vedova, tra una preghiera e una visita al cimitero. Sino al finale con il botto, ove donna Teresa si rivela una sorta di Medea della camorra …

Mi piace infine segnalare l’ambientazione del racconto: parte dalla periferia di Napoli e traghetta a Procida, ove Diego vive. Io, lì, non ci ho mai messo piede e quindi mi affido a questa bella descrizione del nostro autore: “La perfezione del mare della Corricella è quasi ieratica, e disegna una prateria liquida resa invisibile dal buio …” Perché Procida, nel mio immaginario, rimane  Masaniello. E l’isola di Arturo della Morante …

 

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youtube.com14 nov 2010 - 5 min - Caricato da AlianorahHen
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