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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA GUERRA SOTTO LE STELLE CADENTI

 

 

 

 

http://ilpuntodiprato.altervista.org/le-stelle-cadenti-di-hamas-di-titta-berni/

 

 

  

 Le stelle cadenti di Hamas. Di Titta Berni

 

Prato-Non ero in albergo quanto le sirene hanno emesso il loro suono assillante, mi hanno colto completamente impreparata, vedevo la gente correre ma non riuscivo a capire perché, o meglio era il mio inconscio che non voleva ammetterlo. Non potevo ammettere che  una splendida giornata come quella che si stava profilando potesse essere profanata dalla guerra, o da quella che impropriamente in molti perseguono a chiamare guerra. Non un soldato per le strade, non macchine da guerra di per sè spaventose, solo donne e bambini e alcuni giovani che fuggivano da un vicino centro commerciale. Poi, di colpo ho realizzato che era in arrivo la morte e anch’io mi sono messa a correre ma verso il nulla, non sapevo dove nascondermi. Ho avuto altre esperienze di guerra ma mai questa mi ha colto nel centro di una città in tailleur e borsetta. Sempre, le volte precedenti, ero munita di casco e tuta mimetica e la fascia al bracco con la scritta “Press”. Queste piccole cose già ti fanno capire che sei in guerra, ma non indossando un tailleur e senza elmetto.  La prima reazione è stata la stessa che ho sempre avuto in attesa del pericolo, quella che mi è stata insegnata da un furiere americano, mi sono gettata a terra cercando di calcarmi in testa un elmetto che non avevo. Accanto a me, dietro a un muro di una carrozzeria, si è venuta a sedere una donna con i suoi due figli, di 3 e 5 anni. Mi ha spiegato, in un inglese fluente, che lei non scendeva nei rifugi, aveva paura delle zone chiuse, ancora più paura della morte dal cielo. All’improvviso le esplosioni, ma prima lunghe scie bianche hanno ricamato il cielo azzurro di Beersheba, una, due, tre, impossibile tenerne il conto ma io badavo che quelle strisce di morte non si dirigessero dalla mia parte. Il bambino più piccolo, aggrappandosi alla giacca del mio completo, assurdo in quella realtà, mi ha chiesto cosa fossero quelle strisce bianche in cielo. Io, cercando di non farmi tremare la voce, ho spiegato, perdendomi in particolari, che quelle che vedeva altro non erano che stelle cadenti e se pensava a qualche cosa di bello questo sarebbe accaduto. Il bambino di cinque anni mi ha guardata e, quasi furioso, mi ha detto “Farà tornare anche mio padre? Quando sarò grande ammazzerò tutti gli arabi, loro hanno ucciso mio padre e quelle non sono stelle cadenti, sono i razzi di Hamas, ma ora i nostri soldati sono là e li uccideranno tutti” Detto questo si è girato e ha sputato verso dove immagina sia Gaza.  Non dovete, questa volta, aspettarvi da me racconti di tragici assalti conclusi a colpi di machete e neppure di scontri con mitra e fucili, per lo meno non qui, più in la è possibile e cercherò di arrivarci dopo essermi tolta questo stupido tailleur, la guerra non si fa con vestiti firmati, la guerra si affronta avendo ben chiaro che di guerra si muore.

 

 

01/giu/2012 - Caricato da sangabrieledol
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