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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA SERENATA RAP DI DANTE ALIGHIERI

Amor, ch'a nullo amato amar perdona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 

Amor, ch'a nullo amato amar perdona è il verso 103 Canto V dell'Inferno, della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Si tratta di uno dei versi più celebri dell'intera opera dantesca e, pertanto, è uno dei versi più importanti in assoluto nella storia della letteratura italiana.

Questo si trova nella posizione centrale di una doppia Anafora, costituita da tre versi celeberrimi:

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende v. 100
Amor, ch'a nullo amato amar perdona v. 103
Amor condusse noi ad una morte: v. 106

Inoltre il verso centrale racchiude tre volte la parola Amore, donando così all'anafora una struttura simmetrica che ha contribuito ad attirare l'attenzione dei lettori danteschi.

[modifica] La storia

Il canto che lo contiene, il quinto, è in gran parte dedicato alla figura di Francesca da Rimini, amante di Paolo Malatesta e sposata con il fratello di lui, Gianciotto. La storia dice che il marito di lei scoprirà il tradimento e li ucciderà entrambi. Per questo motivo le anime dei due amanti sono state confinate nel secondo girone infernale, quello dei peccatori carnali, ed inseriti nella schiera dei morti per amore, quella di Didone.

Il verso appartiene al primo intervento di Francesca e narra del perché lei si innamorò di Paolo. Come altri versi del canto, si presta a molteplici letture, che Dante aveva assai probabilmente ben presenti:

  1. Da una parte è enfatizzata la forza travolgente dell'amore, la quale (come già hanno detto in molti) non consente ad una persona che sia davvero amata di non ricambiare (e questo spiega l'attrazione tra Paolo e Francesca);
  2. L'amore (consacrato in un matrimonio, come quello di Francesca) non perdona e non permette di amare altri;

L'amore è dunque, nell'universo dantesco, qualcosa di complesso che non si può ridurre al solo "amor cortese" in quanto pone delle contraddizioni naturali che portano ad esiti anche tragici, tanto che è lei a dire Amor condusse noi ad una morte.

A Francesca il sacramento del matrimonio non permetterebbe di amare altri se non suo marito. Lo stesso Amore però non le permette di non riamare e non ricambiare il sincero sentimento di Paolo (cosa che porterà entrambi ad "una morte" ed alla dannazione eterna).

Proprio questa contraddizione tra precetto religioso e forza travolgente dell'amore, espressa in forma così alta e rarefatta, spiega la pietà di Dante per i due "peccatori".

Il poeta non si comporta da moralista, semplicemente descrive la tragicità del conflitto tra morale e passione, che sono due forze invincibili.

E così sia pure colloca Paolo e Francesca tra i dannati, non può fare a meno di provare un senso di profonda ed umana pietà e di compiangerne la sorte.

[modifica] Senso letterale

Amor, ch'a nullo amato amar perdona

Amor: è il soggetto del verso e costituisce una cosiddetta figura Etimologica, o Annominazione, poiché vi sono tre parole nel verso che hanno la stessa origine etimologica: Amor, amato, amar.
ch: che, ovvero il quale si riferisce ad Amor: il quale amor.
a nullo: nullo deriva dal latino nullus, che significa nessuno. Qui nasce una doppia interpretazione poiché "a nullo" in latino significa "da nessuno", mentre se si considera solo "nullo" preso dal latino la traduzione diventa "a nessuno". Quest'ultima è l'interpretazione più frequente.
Amato: si riferisce a "nullo", per cui nel senso comune "a nullo amato" significa "a nessuno che è amato".
Amar perdona: l'amore perdona l'amare, ma poiché si riferisce a nessuno (nullo) in realtà significa "a nessuno perdona l'amare".

 

Riassumendo l'esegesi corrente è: "L'amore, che a nessuno perdona, se amato, di riamare" "L'Amore, che obbliga chi è amato ad amare a sua volta".

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TRATTO  DA  INTERNET  :

 

Domanda risolta

Che voleva dire Dante con: Amor, ch'a nullo amato amar perdona?

Miglior risposta - Scelta dal Richiedente

 

 

Il bellissimo verso che hai citato ha un'intensità poetica densissima, anche perché si presta ad una pluralità di letture, che -penso- Dante avvesse ben presenti:

1) da una parte è enfatizzata la forza travolgente dell'amore, la quale (come già hanno detto in molti) non consente ad una persona che sia davvero amata di non ricambiare (e questo spiega l'attrazione tra Paolo e Francesca);

a fianco di quest'interpretazione se ne pone almeno un'altra:

2) l'amore (consacrato in un matrimonio, come quello di Francesca) non perdona e non permette di amare altri;

L'amore è dunque, nell'universo dantesco, qualcosa di complesso che non si può ridurre al solo "amor cortese" in quanto pone delle contraddizioni naturali che portano ad esiti anche tragici.

A Francesca (che è sposata) l'amore non permette di amare altri se non suo marito. Lo stesso amore però non le permette di non riamare e non ricambiare il sincero sentimento di Paolo (cosa che porterà entrambi ad "una morte" ed alla dannazione eterna).

Proprio questa contraddizione tra precetto religioso e forza travolgente dell'amore, espressa in forma così alta e rarefatta, spiega la simpatia di Dante per i due "peccatori".

Il poeta non si comporta da moralista, semplicemente descrive la tragicità del conflitto tra morale e passione, che sono due forze invincibili.

E così sia pure colloca Paolo e Francesca tra i dannati, non può fare a meno di provare un senso di profonda ed umana pietà e di compiangerne la sorte.
  • www.youtube.com/watch?v=4MgKG87M0sc5 min - 14 ott 2008 - Caricato da lorenzojovanotti
    Se t'incontro per strada non riesco a parlarti mi si bloccano le parole non riesco a guardarti negli occhi mi sembra di impazzire se ...
     
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