Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Prima parte
Un leggerissimo
cambiamento
Da Dio
all’Umanesimo
ateo
In questa prima parte vediamo che cosa si intende per ‘Dio’. Scopriamo
così che ogni religione ha un dio diverso, e tutte credono sia quello giusto.
In realta Dio è un’idea, al limite un’ipotesi. Non avendo prove, non
dovremmo crederci alla cieca: torniamo sulla Terra, e concentriamoci
sulla capacità di migliorare le cose, che abbiamo noi Esseri Umani!
A L L O R A , C H I E' D I O ?
1. Allora, chi è Dio?
La parola ‘dio’, con la lettera minuscola, e che al plurale fa ‘dei’, ha origini antiche
e significa ‘luminoso, splendente’. Nei secoli sono nate centinaia di religioni
diverse, ognuna col suo dio o i suoi dei… Si adorava di tutto: il Serpente, il Toro,
l’Uccello, il Tuono, il Sole, la Luna, Madre Terra, una infinità di ‘esseri soprannaturali’
dai più vari poteri… Dio, con la lettera maiuscola, invece è proprio il
nome con cui alcune religioni (come quella cattolica) chiamano il loro dio. Il
nome comune diventa nome proprio, perciò basta dire ‘dio’ che si pensa subito a
‘Dio’.
Credendo in un dio soltanto, queste religioni sono dette monoteiste. La religione
cattolica è monoteista, ma il suo dio è una Trinità, e inoltre venera e prega
santi, papi, reliquie, ostie consacrate, immagini sacre e madonne di luoghi diversi.
Gli antichi Greci e i Romani erano veri ‘politeisti’, cioè credevano apertamente
in molti dei; ne avevano immaginati parecchi, ognuno era una specie di ministro
che presiedeva e rappresentava una data attività umana o un fenomeno della
natura, e alla loro testa c’era Zeus (Giove).
Ciascuna fede sostiene che le sue divinità sono uniche, o le più potenti, e certamente
vere. I credenti incentrano così la loro vita su quello che ritengono il loro
dio voglia o no, interpretando in modo tutto particolare gli eventi naturali e
quelli più misteriosi.
La maggior parte di esse ora sono sparite, e quelle divinità, tanto venerate un
tempo, sono ora dimenticate o snobbate come miti e superstizioni.
Chi non crede in alcun dio, è chiamato ateo (in greco theos è ‘dio’: atheos=senza
dio). Nel definire l'ateismo è bene essere chiari: sono convinto che intenderci
sui significati è essenziale, per evitare di perdere tempo intorno a preconcetti.
Nella sua forma più elementare esso è assenza di fede in qualsiasi divinità. Il che libera
subito il campo da 3 di quei preconcetti: l'ateismo non è fede ma assenza di
fede, l'ateismo non è rifiuto di un dato di fatto, l'ateismo non è opposto al cristianesimo
in particolare. Per affermare che una cosa che non si conosce/
vede/misura esiste, c'e un gran bisogno di fede. Senza, quella cosa appunto
non esiste, fino a prova contraria.
Niente di strano, usiamo questo criterio in qualsiasi altro contesto. E lo fanno i
credenti con tutti gli altri dei chiedendo prove – in assenza delle quali rimangono
col proprio (atei rispetto ai primi), mentre senza fede anche l'ultimo scompare.
E' quello che viene chiamato ateismo ‘debole’, nel senso che non afferma nulla,
si limita a dissociarsi da un credo, a non abbracciarlo.
Il senso del termine viene fuori meglio se si considera che esiste anche un ateismo
‘forte'. Questo secondo modo di non credere una tesi esplicita ce l'ha, ed è
quella secondo cui effettivamente nessun dio esiste.
Ad essa perviene per una serie di considerazioni che in questo libro saranno
ampiamente spiegate, quali: l’osservazione diretta e assente, l'ipotesi ‘Dio’ è finora
inutile alla scienza, tutti gli argomenti a favore di un dio sono insufficienti,
la fede per natura non porta dritti alla verità, le dottrine religiose stridono internamente
e fra di loro; il comportamento morale di taluni grandi esponenti della
fede è stato tale da negare qualsiasi ispirazione divina, gli dei sono prevedibilmente
simili agli esseri umani nelle idee e nei rapporti con essi, la fede si sostiene
per comprensibili motivi terreni; il male che gli innocenti soffrono nullifica l'idea
di un dio buono interessato a noi, tutto quello che di buono si può fare avendo
fede in un dio si può fare senza, non esiste luogo che ‘trascenda' la natura
e – almeno nel caso del dio cristiano – le qualità specifiche di Dio si contraddicono.
Rispetto agli dei delle religioni, gli argomenti sono tali e tanti che il caso è
da considerarsi chiuso.
Naturalmente, un qualsiasi essere invisibile, intangibile, o in altro modo nascosto
e ancora sconosciuto potrebbe comunque esistere, e dunque in questi termini
generalissimi non si può andare oltre una vigorosa e ben ragionata opinione.
La tesi forte dell'ateismo non possiede – di fatto – il senso assoluto e dogmatico
tipico delle religioni, è invece una considerazione relativa alle conoscenze
attuali che l’ateo/a si prende la libertà di fare apertamente, riguardo agli dei come
su ogni altro fenomeno o creatura privi della stessa evidenza: ≪Per quanto ne
sappiamo e fino a prova contraria, nessun dio o drago esiste, e non lo crederò
per sola fede≫. Quella che taluni rinfacciano agli atei è in realta un maggior grado
di onestà e obiettività rispetto ai fatti, un preciso rigore nella ricerca del vero, e la
ferma volontà di non darsi via per belle fantasie.
Il confine fra ateismo forte e debole è in realta assai sfumato: si può dire infatti
sia che l'uno sottintende l'altro, sia che riguardano due campi diversi, il primo la
fede in qualcosa, il secondo l’esistenza effettiva di qualcosa. In questa sede per
ateismo intenderemo indifferentemente entrambi. Chiarito questo, va aggiunto
che un'altra qualità essenziale dell'ateismo di cui parliamo è l'essere frutto di una
scelta. Voglio dire, che senso avrebbe scrivere un libro per sostenere le ragioni di
una condizione involontaria? Atei si nasce, l'ateismo potrebbe essere imposto o
inculcato, ma il bello è diventarlo da soli e consapevolmente, per averci riflettuto.
No, gli atei non odiano dio, non se lo negano, non sono cattivi, nè satanisti, nè
posseduti, nè ‘stolti’, nè ignoranti. Qualcuno che lo è ci sarà, ma la maggioranza
no. E sì: esistono…
A un livello di consapevolezza piu profondo, gli atei sono scettici su ogni credenza
teo-magico-panormale-oltremondana senza prove, e su ogni tesi che per
fede si ritenga al di sopra di analisi e sospetto. Lo scetticismo (skeptikos=dedito
all’indagine critica) è l’approccio razionale di chi, davanti a un fenomeno nuovo
o a semplici affermazioni, non si ferma a spiegazioni che vanno allegramente
‘credute, ed è l’anticamera del metodo scientifico.
E chi non si è ancora fatto un’idea precisa? E' detto agnostico, che ‘non conosce’.
L’agnostico/a pensa di non avere sufficienti prove per sapere se esiste o non esiste
un dio, e preferisce sospendere il giudizio. Dice: ≪Io (ancora) non so≫, e alcuni
persino ≪Non posso sapere≫, (che però rischia di diventare un limite autoimposto).
Spesso allora essere agnostici passa per una posizione in qualche modo
più rispettabile dell’ateismo, perchè si sarebbe più disponibili e aperti, più
‘possibilisti… A-ah! In realtà non è vero: infatti non solo l’ateismo è altrettanto
aperto a conoscere (o sarebbe ateismo… per fede), ma quando l’agnostico dichiara
di non conoscere alcun dio e quindi non crede, allora pure lui è ateo, e infatti
si comporta come tale.
Beh, in teoria come agnostici si potrebbe anche essere credenti: c’e chi fa proprio
una virtù del credere per fede, e non per prove di ragione. ≪Io non so, ma ho fede
che sia come credo≫. Molto onesto, no? Ma è sul serio agnosticismo? Il fatto è
che, per sua natura, la fede tende a mischiare i due piani e affermare che un dio
esiste e si conosce. Saltando di fede in conoscenza si nega però il senso proprio
dell’agnosticismo. Questo tema del mischiare i due piani è grave, e lo riprenderemo.
Naturalmente poi, oltre a non credere in dio, gli atei e gli agnostici come i credenti
hanno pure una certa visione della vita – verità, regole, valori, finalità – e
proprio in base a come essa e gli uni e gli altri saranno persone più profonde, amichevoli
generose oneste attive felici… che no. E' qui che finalmente si può parlare
di Umanesimo: gli atei e agnostici anche umanisti sostengono l’autonomia,
la responsabilità e la piena capacità dell’uomo per un mondo migliore. E anche
di questo dopo parleremo per bene.
~∞~
Ti avranno detto che Dio è un tizio che sta in cielo, che è ‘il creatore del cielo e
della terra’, che può fare tutto, che bla-bla-bla conosce i nostri cuori e bla-bla-bla
ci sorveglia e giudica e bla-bla-bla ci manda le cose buone e ci aiuta sempre nei
momenti piu brutti. E' così? Beh, se un tizio avesse tutto questo potere su di noi,
meglio saperlo no?
Ma dimmi: hai mai avuto cose buone da Dio? Da Dio in persona, intendo. O almeno
da lui griffate, autografe, inconfondibilmente sue? Hai mai ricevuto aiuto direttamente
da Dio? Pensaci.
In realtà non è accaduto nulla di soprannaturale: nessun regalo è comparso dal
nulla, chi ti ha favorito e protetto – o afflitto e trascurato – non è stato/a mosso/a
da una volontà invisibile, nè una coincidenza favorevole è stata l'incontro di due
cose senza storia, spostate lì, soltanto per te. Dietro a ciascuno scenario c’è per
certo una catena naturale di eventi, e chiaramente lo zampino di persone che per
prime meriterebbero un bel grazie.
Ok, potremmo immaginare lo stesso che c’è Lui dietro la nostra vita, come una
sorta di regista occulto, vero; ma allo stesso modo (cioè senza prove) potremmo
dire che c’è il Tiracchio Penperon (l’ho appena inventato), o un altro dio, o le
stelle, o un incantesimo.
Che ne diresti se io affermassi: ≪Guarda che il mondo è stato creato da 30 minuti,
e Dio ci ha impiantato i ricordi di una vita≫, oppure: ≪Sai, quello che vediamo,
appena ci giriamo sparisce! E ricompare solo se riguardiamo…≫ Di congetture
non verificabili se ne possono fare un mucchio. Potremmo ipotizzare che ci sia
Dio dietro a tutto. Ma è appunto un’ipotesi: un’idea, una teoria, una supposizione,
una semplice possibilità, e più spesso un desiderio… Non una certezza.
~∞~
Ogni religione descrive un dio. Non lo mostra, lo disegna. Anche simile, a volte,
ma mai del tutto uguale agli altri in ciò che ‘dice’ e in ciò che ‘è’. Tra virgolette, sì
per forza: non solo ciascuna descrizione non è supportata da prove valide – introvabili
non solo per fede esisterebbero tanti dei quante sono le religioni –
impossibile – ma oltretutto queste stesse affermano – contraddicendosi – che il
proprio dio è comunque ‘un mistero’… Perciò insomma, sembrano avere le idee
chiare ma poi alle strette questa è la loro verità.
Motivo valido per affondarle tutte? In teoria no, una fra quelle potrebbe dire il vero…
Ma quale? E come deciderlo? Perché in realtà sono tutte tutte uguali nel non
dare prove, ma nel chiedere fede e obbedienza. Uguali nell’indottrinamento
precoce, nel sentimentalismo, e più spesso di quanto se ne abbia l’impressione,
di logica stentata e mal riposta. Tutte hanno una storia comprensibilissima in
termini umani. E tutte credono in un dio che dire invisibile è poco, e dire buono
a volte è troppo.
In pratica dunque? Nessuna sembra possedere la verità che dice di possedere.
Di più: che succede se Dio stesso si contraddice? Cioè se le qualità, le azioni e le
parole che gli si attribuiscono non sono coerenti e in armonia, ma si tradiscono e
smentiscono l’un l’altra?
Beh, non sarebbe pazzesco? Bene, allora vedremo di preciso com’è fatto e cosa
direbbe il dio della cristianità, così da scoprire se è reale. Se appartieni a un’altra
fede o sei nel dubbio, è lo stesso: applicando liberamente il metodo critico non ci
si mette molto a fare inaspettate scoperte. A quel punto, conoscendo le qualità
ma anche i limiti di ciò che crediamo, sarà più facile scegliere. O più difficile, forse,
per alcuni. Comunque, in tutta libertà e consapevolezza. E' ciò che conta, no?
Ogni religione ha libro sacro. In tutti si trovano grandi e grandissimi insegnamenti,
parole di pace tanto sensate da sembrare proprio ispirate… Questo prova
forse che tutti gli dei sono veri? O che ce n’è uno solo, pur nelle profonde differenze
fra religione e religione? O forse, piuttosto, la grandezza degli uomini che li
hanno scritti e sostenuti?
Inoltre, questi testi contengono una quantità di errori storici, di fatti non provati
e non più provabili, di episodi brutti e di insegnamenti non più adeguati ai tempi,
se non addirittura negativi… come ritenerli davvero ispirati? E su quali basi
preferire una descrizione di dio alle altre? Con… la fede? Ma tutti fanno riferimento
alla fede come strumento per conoscere il proprio dio…
Considera: identica fede è usata per credere e difendere un numero incredibile
di religioni (e ideologie, tradizioni, pregiudizi, modelli, modi di fare e fissazioni
varie), tutte in contrasto fra loro sugli stessi temi, e inconciliabili. Ciascun credente,
per motivare la bontà e verità del suo credo, non può che dire: «Io credo lo
sia»… Che è lo stesso identico ‘argomento’ con cui ogni altro credente motiverà il
suo. E risponderà: «No, io credo lo sia il mio»! Dunque, per cogliere la verità, la fede
di entrambi è irrilevante, e in assenza di ragioni autentiche fra i vari credo non
c'è alcuna reale differenza.
E allora: perché scegliere una fede o l'altra? In generale: cosa rende una certa dottrina
o un ideale preferibile? Come capire che un’idea è reale o un comportamento
è realmente migliore, se il semplice ≪Io credo lo sia≫ non serve veramente
a nulla? Si dice al discepolo: ≪Ecco il punto: se credi, Dio esiste≫. Eppure, se esistesse
non servirebbe la fede, come non serve fede per sapere di un albero o del
sole. Una cosa che esiste, esiste. Non sta alla fede partorirla e sostenerla. Senza la
fede (e qualcuno che la insegni), il sole resta il sole, l’albero l’albero, e Dio… diventa
un’idea come tante.
Se un fatto è andato di certo in un modo, avrebbe senso credere diversamente
per fede? Ecco. La fede si applica felicemente solo ai fatti ancora misteriosi, e tuttavia
non è decisiva per capirli davvero, ed è anzi un freno, perche dà a chi la usa
la falsa impressione di sapere già.
Poi però, quando la realtà avanza, è sempre la fede che fa un passo indietro. O,
per il nostro bene, almeno dovrebbe.
La fede non è un efficace strumento di conoscenza, visto che può convalidare
qualsiasi cosa si voglia credere.
~∞~
E allora? Questo Dio non fa niente, tace, non viene a trovarci, non appare da
nessuna parte… Chi l’ha visto mai? Passano raggi di luce attraverso le nubi e
pensiamo si manifesti in quel modo, ma non è Dio. E' il meraviglioso spettacolo
della Natura… E' lei che si merita gli applausi. Ci mettiamo a tavola e ringraziamo
Dio, ma non è che il cibo si è materializzato davanti a noi… sarebbe più giusto
ringraziare la mamma o il papà che ha cucinato, chi ha fatto la spesa, e poi il fornaio,
il macellaio e il contadino. Un incredibile colpo di fortuna, un delizioso periodo
positivo? Subito a sentirsi benedetti da un miracolo, quando fra quello e
Dio ciò che manca è una vera connessione. Accade qualcosa di strano e sconosciuto
e sorprendente… ma chi ci dice già chi o cosa c’è dietro?
Una cosa sconosciuta non si può rappresentare, se non inventandosela di sana
pianta, se non spilluzzicando parti delle nostre vite dandogli un secondo nome.
Le idee di Dio che senti in giro, quelle cose belle che i credenti amano chiamare
‘opera sua, o l’impressione di percepirlo dentro di sè, e tutte le fanta-qualità che
avrebbe, sono il frutto del volerci credere.
Chi crede ciecamente mischia la realtà con la fantasia, confonde la vita vera con
una vita che non c’è… E vive come un animaletto che non si fa mai domande, un
robot che sta sempre seduto composto, una marionetta legata a dei fili che un altro
gli muove nell’ombra. Magari fa del bene, ma perchè crede sia la volontà di
un dio: dov’e la sua coscienza?
In effetti, per ‘credere’ non c’e bisogno di avere un’anima libera, nè senso morale, nè una testa che pensa. Perché sprecarsi a ragionare? Conosciamo già tutte le
risposte… Perchè meditare su ciò che è bene? Basta attenersi alla dottrina…
Perchè succede così? Lo vuole Dio. Perchè facciamo cosa? Per Dio. E cosù? Dio!
Per credere – e far credere – , il pensare con la propria testa, la libertà di scelta, il
benessere fisico e la serenità, la maturità interiore, l’informazione, persino la storia
e la scienza sono un serio pericolo, perchè attraverso di esse ci si rende indipendenti
dal bisogno degli dei, e si capisce molto più facilmente che sono immense
fantasie, metafore affascinanti e inesatte, simboli dell’umano, tradizioni
del tempo che fu, nemmeno tanto belle. In luogo di quello, di cui si mantengono
solo le apparenze, è piuttosto frequente il colpo basso – come la molestia morale,
i trucchi della comunicazione e il catechismo già da bambini – perchè così ci si
confonde dentro, si indebolisce la nostra indipendenza emotiva, la curiosità e la
voglia di capire, la capacità e la libertà di critica, il piacere e persino il desiderio di
una vita piena, se non in dio. Certo, ci sono credenti di cultura e intelligenza fina,
eppure di prove di Dio c’è una spaventosa assenza, l’etica che si dice sua ha
dei buchi neri neri, e l’abitudine alla fede impedisce loro di accorgersene e accettarlo,
pur con tutta la loro sapienza.
Se questo è vero, ma quant’è grave? Ecco, ne parleremo molto.
~∞~
Insomma? Chi è Dio?
| youtube.com24 lug 2012 - 4 min - Caricato da mister2note |