Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
2. Quali prove abbiamo
che esiste un dio?
In generale le persone piu grandi, famose o raffinate, paiono subito ‘esperti’.
Spesso diamo per scontato che abbiano più esperienza e cultura, che siano dei
gran saggi, affidabili e nel giusto. Ma – detto semplicemente – non è affatto sicuro
che abbiano sempre ragione, su ogni argomento.
E in fondo è ovvio, nessuno sa tutto di tutto. Per esempio, si potrebbe parlare di
cose in un campo che non si conosce bene, avere un’esperienza insufficiente o
convinzioni ormai antiquate.
Perciò quando uno scienziato, un giornalista, un capo religioso, un leader politico,
o un genitore, un vicino anziano, un professore, ecc. dice una cosa che ci pare
assurda, ridicola, ‘strana’ o fenomenale faremmo bene a non accettarla in automatico,
pensando solo che ‘se lo dice lui/lei’… Piuttosto, cerchiamo conferme
sicure, altre fonti di rilievo, e se è possibile chiediamogli/le di spiegarsi meglio e
aspettiamo con gentile curiosità una prova che chiarisca e confermi ciò che dice:
se quello che afferma è bizzarro ma vero, avrà zero difficoltà a farcela avere.
Non intendo di essere cinici, snob e increduli a oltranza – sarebbe l’estremo opposto
della fede – ma proprio di lasciare un punto di domanda, di dubitare, almeno,
in attesa della necessaria dimostrazione. Corretto, no?
Quando si parla di fede e di dogmi, i credenti in effetti dicono spesso cose che
non possono provare: Dio esiste, dopo la morte vai in Paradiso, la Madonnina
piange se fai il cattivo, eccetera. Dicono che ci si deve credere ‘per fede’, a occhi
chiusi, cioè senza pensarci, oppure offrono prove da poco, personali interpretazioni
e spiegazioni teologiche degne di letteratura fantasy. L’Inferno, ad esempio: secondo la Chiesa, sarebbe un posto orribile dove finisce una persona che
durante la vita ha commesso gravi crimini, o meglio dei gravi peccati (non è la
stessa cosa) e non se ne è pentito nemmeno in punto di morte. In questo luogo
infuocato, l’assenza di Dio la fa soffrire in modo terribile per tutta l’eternità.
Niente di meno!
Vita dopo la morte? Fuoco? Punizione eterna? E magari qualche diavoletto col
forcone? Tu l’Inferno l’hai mai visto? Forse qualcuno te lo ha descritto per benino
(e magari ti ha pure messo paura), ma quel qualcuno, neanche lui lo ha mai
visto, nè sa dov’è. L’inferno, il paradiso, il purgatorio, non esiste niente… Finora
non ce n’è traccia se non nei racconti appassionati di alcuni che ancora vogliono
crederci, dopo che a loro volta li hanno sentiti raccontare, da chi prima di loro li
sentì raccontare, da chi a sua volta li sentì, ci credette e raccontò. Ah, la Bibbia…
Nella terza parte vedremo un bel po’ delle sue fantasie.
Quello che possiamo osservare con certezza, riguardo a cosa succede dopo la
morte, è… un bel niente. Nessuno, dopotutto, è mai tornato per raccontarci come
vanno le cose, e non c’è certezza che una parte di noi se ne vada in un posto
chiamato ‘inferno’. A soffrire per sempre poi! Che sia una panzana per farci stare
buoni? E una scusa per battute d’effetto al cinema, tipo: ≪Ehi tu, vai
all’inferno!≫.
Allora, la domanda era: quali prove abbiamo per credere in Dio?
Perché, si è mai fatto vedere? Vedere così, con esattezza, con semplicità, scusa ci
sei? Sì, eccomi qua!
No. In effetti no. Mai…
~∞~
Il solito prete, o un appassionato credente, invece, ti direbbe che le prove del suo
dio ci sono, e comincerebbe: la tradizione, la bibbia, i miracoli, la storia, la logica,
la scienza, l’esperienza … e persino l’etica.
Ok, vediamo:
– «In 2000 anni di storia, milioni di persone ci hanno creduto, in tanti non possono sbagliare!». E invece sì, se tutti hanno creduto alla stessa illusione iniziale. E poi,
nella lunga storia dell’Uomo, altri milioni di fedeli hanno creduto a un sacco di
altri dei. Tutti veri?
– «La Bibbia afferma che Dio esiste, ed essendo parola di Dio non si sbaglia». Pensaci.
Riesci a vedere l’errore? La risposta è fra i TdC alla fine del libro.
-«Vedi come quella donna si è salvata? E quell’uomo guarito? Questi sono miracoli di
Dio!». Ma questa deduzione è campata per aria, potrebbe essere stato il caso, o
un altro dio (non cattolico), o l’energia universale… E… si può proprio dire che
sia guarito in modo miracoloso? Prima, accertiamolo.
– «Dio è per definizione migliore di qualsiasi essere concepibile. Dunque esiste, perché se
gli mancasse l’esistenza non sarebbe il migliore». La famosa ‘prova ontologica’
sembra efficace, ma lascia come un senso di dubbio, di qualcosa che non torna
(tanto che è usata quasi niente). E' perchè non funziona, e ora vediamone i motivi.
Cioè, siccome ho l’idea di un essere perfetto che deve esistere, allora esiste.
O anche: siccome immagino un dio, e presuppongo sia il migliore in tutto, allora
deve esistere. Ferrea logica? No, un simpatico esercizio mentale: un’idea
creata a misura ancora non si trasforma in realtà. Un’idea è un’idea. Ed è possibile che esista una cosa tanto infinitamente migliore? Qualsiasi cosa sia, se non
può, allora è vano attribuirgli l’esistenza per via concettuale. Prima quindi,
l’osservazione di dio. Poi il concetto.
Ancora: la premessa ‘non c’è niente di meglio’ è arbitraria, relativa, vaga e problematica
(migliore di piccolo e infinitamente piccolo… migliore di malvagio e infinitamente malvagio… che però è anche infinitamente buono… ??). Che esistere
sia meglio, per un’idea, è discutibile, non solo perchè il corrispettivo reale in
genere ne è una brutta copia, ma perchè è variabile e corruttibile. E se esiste,
dov’e?
Ancora: il concetto di Fiat Punto verde di mio cugino è identico sia che quella
macchina esista sia che sia stata rottamata e non esista più. L’idea di un dio che
esiste, il quale esista, è identico all’idea di un dio che esiste, il quale non esista. Esistere,
dunque, non aggiunge niente a un concetto. In altre parole, esistere
non è una sua qualità. Ancora: se fosse solo appena ‘migliore’ di chi esiste, non
sarebbe il dio delle religioni, che invece è proprio ‘perfetto’. Se poi il confronto
è con ciò che è solo immaginabile, non ha alcun senso…
I limiti del ragionamento sono anche evidenti quando costruiamo esempi equivalenti:
se immagino il giocatore di baseball perfetto – uno che gioca sempre
da dio, non si rompe mai, sarà per sempre il migliore, ecc. – allora, essendo perfetto
per definizione, necessariamente esiste? Un dio che creasse il mondo senza
essere onnipotente e migliore di uno onnipotente, per il quale sarebbe impresa
banale. Dunque dio non è onnipotente? Possiamo anche immaginare 2
dei, uno l’opposto dell’altro, ciascuno nella sua metà migliore di qualsiasi essere
concepibile… Infine: molti dei sono creduti perfetti, ma nel loro piccolo sono
molto diversi (che ironia)… dunque ammesso che ‘sta perfezione esista, di quale dio parliamo?
– «Vedi che perfezione l’universo? È fatto a misura d’uomo, ed egli stesso non può essere
uscito fuori per caso!». Perfezione? Ne riparliamo al prossimo terremoto? Guarda
poi che è il contrario, prima c’è l’universo, poi l’uomo vi si adatta per sopravviverci. E non ‘per caso’: si è evoluto per selezione naturale in qualche miliarduccio
di anni. Che gran fico!
– «Come l’orologio denota un orologiaio, così la natura il suo architetto». Ma l’orologio
è un insieme di parti preesistenti, mentre la natura sarebbe creata dal nulla…
L’orologiaio ha delle mani, degli strumenti di precisione, a 10 anni non sa costruire
e a 100 morirà. E Dio? Ah, di orologi ce ne sono tanti, anche di universi?
A dire il vero, vengono costruiti pure grattacieli sottomarini e computer: fanno
un sacco di architetti, no? Ecco, la connessione è solo superficiale, ignora
ipotesi naturali e pone all’inizio un’incognita più grande: Dio. Il quale, al contrario dell’orologiaio, è un inarrivabile mistero. Ops, ma questo rende vana la
similitudine… Come mai accettare la (maggiore) complessità di Dio non è un
problema? Questa relazione orologio-orologiaio si osserva in natura: con che
logica può essere usata per provarne una di tipo soprannaturale? Perchè per
spiegare il cosmo, ne usciamo letteralmente fuori? Che cosa sappiamo di cosa
c’e oltre, e di quali leggi vi governino?
– «Chi vuoi che abbia creato l’universo?». E chi dice che è stato creato?
E' un eventuale creatore e anche giudice? Magari non ci si fila proprio. E perchè
dev’essere onni-potente? Magari invece è solo molto-potente. Metti allora che
esista un creatore, ma che al di sopra egli abbia un altro dio, un padre e una
madre, un datore di lavoro… E se questo non fosse che l’esperimento di fisica
di un piccolo extraterrestre al concorso di scienze della scuola, in un sistema
galattico ancora più grande?
E… chi ha creato Dio? La domanda è legittima, scorre diretta dalle premesse (se
“tutto ha una causa”… E anche lui mostra un ‘disegno intelligente’), perciò la
risposta non è ovvia. Se ammettiamo un dio increato, non potrebbe esserlo invece
l’universo, nella sua essenza? Si fa anche prima… Dopotutto, non ha senso
pretendere che esista un creatore fuori dalla natura solo perchè ne esistono
in natura, nè definire l’universo una cosa fra le altre, perche è tutto ciò che c’è,
per definizione. Eterno, perfetto, increato e creatore… sono qualità fantasiose
di un essere del quale per logica è incomprensibile la necessità e in scienza non
si sente il bisogno. Ma per alcuni lo diventa. Perchè? Perchè fingere di arrovellarsi
sull’universo, di procedere razionalmente, di volere risposte reali, se poi
basta la parola ‘Dio’ e qualche aggettivo assegnatogli a priori per gongolare tutti
soddisfatti? Il cosmo è infinitamente più ricco e sofisticato in sè di quanto
l’idea di ‘creato’ possa mai suggerire.
– «L’universo non può mica essere sbucato dal nulla!». E infatti chi lo dice? Proprio il
credente, che non ha difficoltà ad accettarlo… a patto che ci abbia pensato un
dio. Ma affermarlo è arbitrario, e se è già difficile studiare le leggi che hanno
governato il lontanissimo inizio dell’universo conosciuto, perchè complicare le
cose implicando persino un essere al di là di esse? Perchè porre un dio dietro a
eventi ancora ignoti? Perché tanta fretta? Ci sentiamo in ansia, per il non sapere
tutte queste cose? Di fronte all’immensità e al mistero, è comprensibile. E
perché invece non curiosi e affascinati! Cercare una spiegazione è una magnifica
e vitale spinta tipicamente umana, anche la scienza nasce da lì! Però poi non
ha fretta, non si accontenta, e non complica pur di semplificare.
– «Come può la vita essere nata da ciò che non era vivo?». Sebbene non manchino interessanti
esperimenti a supporto della sua generazione spontanea (abiogenesi),
non sappiamo con certezza com’è apparsa la vita sulla Terra. Sempre liberi
di credere che sia stato Dio, o un dio, o l’ingegneria genetica di una razza aliena proveniente da Vega7, ma non confondiamo ‘risposta’ con ‘ipotesi’ o ‘preferenza’.
Se non sapessimo come sboccia un fiore, avrebbe senso credere alla
magia di una fata? Romantico, ma non scientifico.
– «Ma c'era una possibilità su un quinquiliardo che la Terra stesse a questa esatta distanza dal Sole, e che la vita vi si formasse!». Ma dai? E come si calcola tale percentuale?
E perché insistere a vederlo come un privilegio per noi, come se ne fossimo
lo scopo? Questa sorta di visione teo-antropocentrica (l’uomo come fine ultimo
di Dio) è cara alla fede per pregiudizio: come credere che un universo così
vasto possa essere stato creato per degli esserini sperduti su un pianeta ai suoi
margini? Come non accorgersi che siamo il frutto di una evoluzione fra tante,
nella lunghissima storia della Terra? Se l'universo si fosse disposto diversamente,
piuttosto, è probabile che ci sarebbe stato un altro equilibrio, con altre
leggi e altre costanti fisico-chimiche, e forme di vita tutte diverse. Se invece
questo nostro fosse l'unico stato possibile, appunto vorrebbe dire che la natura
fisica dell'universo doveva essere questa, esclusivamente di suo, per proprietà
intrinseche. La verità è che non sappiamo cosa sarebbe accaduto, ed è un errore
contare a ritroso le possibilità che questa mano di carte uscisse, dopo che è
uscita… Il vincitore di una lotteria non è l’oggetto di un piano a sua misura, ma
un partecipante come gli altri, tutti con le stesse probabilità. Qualcuno doveva
pur vincere, n’est pas?
Supponi ora che esistano tanti universi. O che il nostro non sia affatto il migliore,
tecnicamente. E considera i miliardi di pianeti che sono sparsi in miliardi
galassie, dove è del tutto possibile esistano altri esseri viventi. Come suona
rispetto all’idea della nostra unicità? Infine: solo sul nostro pianeta, fino alla
prima microscopica forma di vita adatta a resisterci e replicarsi, l’attività chimica
fra elementi compatibili è stata frenetica per centinaia di milioni di anni…
come mille e mille lotterie contemporanee! La possibilità di vincerne una sola,
per quanto bassa, non fu così inverosimile. E invece, quanto è più incredibile
quella di un dio onni-tutto, increato, immateriale, giudice, trinità, esistente da
prima del… tempo? Certe conclusioni di fede soffrono di un bel problema di
metodo, come vedremo. La fede offre spiegazioni, ma non conoscenza.
Di fronte a questo spettacolare, gigantesco, antichissimo e pressochè inesplorato
spazio stellare, presumere di averne decifrato l’enigma senza averlo studiato
è pura illusione.
– «Cristo, risorto da una vita di miracoli, ne è la prova». Storicamente infondato (le
ragioni al cap. 10). Basta crederci?
– «La bellezza della Natura ci parla di Dio». Dov’e la connessione? O tutto può voler
dire tutto? Se si crede a un Dio dal senso artistico, tutto fa quadro. La Natura
va gustata per se stessa, non guardata pensando tutto il tempo all’‘autore… a
rischio di perdersi la vera magia dell’attimo presente.
– «Io sento Dio dentro di me». Eh, ma lo senti tu dentro di te, mica io dentro di me.
E poi, i credenti di un sacco di religioni sentono il loro dio… la differenza?
L’emozione di una presenza, la sensazione di un contatto, la percezione di un
messaggio, un’esperienza mistica, una visione… non è possibile che siano soltanto
interpretazioni? Dopotutto, non hanno nè mittente, nè timbri, nè istruzioni
per l’uso, nè garanzie. Sono anonime per natura, vaghe quanto a contenuti,
e le ragioni per pilotarne il senso – magari involontariamente – sono forti
e numerose. E' l’incontro che crea emozione e fede, o sono l’emozione e la fede
che creano l’incontro? Sarà meglio sincerarsene.
– «Le regole morali, perché siano affidabili, devono provenire da una autorità assoluta:
Dio». Già… in fondo gli umani sono imperfetti, deboli e peccatori, da soli si autodistruggerebbero,
e se si danno una regola morale sarà stupida o comunque
carente e instabile. Che immagine ridicola dell’uomo! Davvero limitante: più
lo si crede incapace e cattivo, più lo si obbliga semplicemente a obbedire, meno
gli si insegnerà a essere grande e a imparare dai suoi errori. Così resterà incapace
e cattivo… Ma al mondo tutte le regole vengono dagli uomini, anche le migliori
e le più durature: crederle assolute, e persino divine, non prova alcunchè.
La biologia insegna un sacco di cose sulla tendenza naturale delle specie
all’altruismo, l’antropologia spiega il suo evolversi in etica, e la complessa psicologia
delle relazioni umane completa la scena. Se questo a qualcuno non appare
sufficiente è solo perché non intende fare a meno del proprio dio, e di
rendere a lui invece che a noi questo merito immenso. Logica bucata e senso
d’inferiorità, amen.
– «Allora provami che Dio NON esiste!». Lo farò, non appena proverai tu a me che la
gallina dalle uova d’oro NON esiste. Lo so che non puoi farlo, e per questo che
io ci credo! O no?
– «L’albero di Dio si riconosce dai suoi frutti». Eh. I buoni frutti, come dire che vengano
da Dio? C’è un collegamento reale, o è solo il pregiudizio di una fede? I frutti cattivi, come dire che non vengano da Dio, quando ad esso si ispirano?
Solo il pregiudizio di un’altra fede? Riconosci in ciò l’albero dell’uomo?
– «Dio si fa trovare da chi lo cerca». Apparentemente semplice ed efficace, no? Ma
invano un ateo offrirà a Dio di mostrarsi, pur chiedendolo col cuore in mano e
mente pronta, per mille e mille volte. Non ci saranno segni inoppugnabili e definitivi,
nessun miracolo certamente suo, nessuna parola, nessun abbraccio,
nessun incontro diretto. Dio si mostra solo a chi già crede, o credere vuole.
– «Dio non ci forza a credergli, ci dà segni che sta a noi accettare come prove». Appunto.
Eccetera.
In conclusione, queste ‘prove’ non provano un bel niente: sono una giocosa interpretazione
della realtà, troppo approssimativa per avere un peso senza fede.
Gianni Morandi- Che cosa dirò - YouTube