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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" MAL DI VOCE " ROMANZO DI NUCCI A. ROTA - 35^ PUNTATA

 

 

Mal di voce  

 

  Nucci A. Rota

  Aracne editrice S.r.l.

 

 

 

Cap 10

Alina, Amina, Raf

 

 

  

Alina, Amina, Raf

 

Un giorno di fine novembre, dopo una decina di anni dall’esperienza del coro, Blanche telefonò a Vittoria per dirle che casualmente aveva incontrato Alina per strada ed avevano deciso di fare una cena invitando anche lei.

«Dove abita Alina»?

«Dove abitano, vorrai dire»?

«Perché con chi abita» ?

«Alina, ha già una bambina e vive con un musicista nel quartiere ticinese».

«Andiamo insieme, cosa pensi di portarle»?

«Prenderemo un dolce».

Vittoria mentre si preparava si sentiva a disagio, non sapeva bene cosa indossare, si cambiò un paio di maglioni, e finì per scegliere quello più banale, sapeva di non poter certo competere con il magnifico gusto di Alina. La sera era piuttosto fredda e l’appuntamento con Blanche era ad un paio di fermate dal metro.  

Blanche era invece piuttosto elegante ed anche truccata, guidava una utilitaria ben tenuta, le disse:

«sali e quando vedi una pasticceria dimmelo».

Presero uno strudel di mele e chiesero al pasticcere se conosceva la via dove abitava Alina. Lui disse che si doveva quasi uscire dalla città, anche se la direzione era ancora il quartiere Ticinese.

Alina, Raf e Amina abitavano nella classica casa di ringhiera, si saliva una scala in pietra di beola e si arrivava su di un ballatoio su cui si affacciavano diversi appartamenti. Il loro, anche se piccolissimo, era pieno di atmosfera. Un unico locale con un grande soppalco. Sopra vi era la zona notte, mentre sotto vi era un tavolo piuttosto ampio che serviva a molti scopi. In un angolo vi erano parecchi spartiti, nell’altro una serie di utensili che si intuiva servissero per Amina la quale non aveva ancora compiuto il primo anno di età. Vi erano anche dei tessuti, sempre sul tavolo, che lasciavano immaginare una qualche attività sartoriale. Alina infatti aveva iniziato un’attività come stilista di una piccola sartoria artigianale e prima che nascesse la bimba era un lavoro che le dava delle belle soddisfazioni.

Alina sembrava felicissima di rivedere le due vecchie amiche del coro e dopo averle abbracciate con entusiasmo le presentò a Raf, dicendogli:

«sono le persone di cui ti ho spesso parlato, abbiamo passato alcuni anni assieme nel coro di voci bianche».

 

 
► 5:22► 5:22
youtube.com3 apr 2011 - 5 min - Caricato da alessialoveanto
 
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