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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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" MAL DI VOCE " ROMANZO DI NUCCI A. ROTA - 8^ PUNTATA

 

                              Mal di voce  

  Nucci A. Rota

   Aracne editrice S.r.l.

 

 

Cap 4

L'audizione 

 

 

Qualche giorno più tardi mentre Vittoria stava ascoltando un disco del papà, niente a che vedere con i cantautori francesi, si trattava questa volta del concerto di Colonia di Keith Jarett, la nonna le si avvicinò e le disse:

«Comincia a preparare qualcosa, perché la prossima settimana ci sarà l’audizione».

Al solo sentire la parola audizione Vittoria come al solito provò una forte emozione ma questa volta non riusciva esattamente a stabilire se fosse un’emozione negativa o positiva, ma rispose alla nonna.

«Posso decidere io cosa cantare»?

«Penso proprio che funzioni così, altrimenti al telefono mi avrebbe detto qualcosa, invece il maestro si è limitato a dirmi solo l’orario, cioè alle 17 di giovedì prossimo nella sala al piano superiore del Conservatorio».

La casa dove viveva Vittoria era nella zona che a Milano viene definita Fiera, proprio perché vi è la fiera campionaria vicino, la via dove abitava era una bella via alberata e piuttosto silenziosa, considerando gli standard milanesi.  

La loro era una piccola villa su due piani, dove aveva abitato la famiglia del papà prima ed in seguito la numerosa famiglia di Vittoria. L’aspetto esteriore della casa era piuttosto trasandato, come se solo la generazione precedente se ne fosse preso cura, mentre quella successiva aveva lasciato intatto l’esterno, e si fosse unicamente concentrata negli interni della casa che erano invece piuttosto belli e curati anche nei dettagli, almeno agli occhi di Vittoria.

La mamma aveva un discreto senso artistico che le arrivava da qualche anno di frequenza all’Accademia di Brera, studi che aveva interrotto essendosi sposata piuttosto giovane, mentre il papà era un buon architetto.

Gli spazi, all’interno della casa, erano ben distribuiti, con una grande cucina che, considerando gli anni della ristrutturazione, era cosa piuttosto insolita. A Vittoria, quando già non viveva più in questa casa, le mancò tantissimo questo spazio, anzi fu la parte della casa di cui nel tempo ebbe maggior nostalgia.

Il resto della zona-giorno era molto accogliente con divani dagli accostamenti cromatici piacevoli a vedersi, con pochi mobili ma con notevoli oggetti di designer dalle lampade ai tappeti e qualche quadro rigorosamente di arte moderna. Sempre al piano terra c’era lo studio del papà, piuttosto caotico ma che testimoniava una certa laboriosità.

La zona notte era al piano superiore, dove c’era la camera da letto dei genitori, quella delle sorelle, e quella di Fabio con Vittoria. La nonna dormiva in una piccola stanza, inutile dire che, pur essendo la più piccola, era la più ordinata.

La casa era circondata da quello che un tempo poteva definirsi un giardino, sempre per via del cambio generazionale, ora vi erano solo un paio di alberi su strada, un vecchio oleandro ed un sempre-verde tasso e dietro la casa una spazio tipo piccolo cortile che serviva come deposito per giochi, biciclette ed altro.  

La metropolitana non era distante dalla casa, bisognava solo percorrere tutta la via, attraversare un paio di semafori e scendere nella stazione del metro.

Il grande senso pratico della nonna aveva valutato tutti questi aspetti, prima di prendere la decisione dell’audizione. La linea rossa del metro avrebbe portato direttamente alla stazione vicino al Conservatorio senza dover cambiare linea e quei pochi passi da fare a piedi non erano certo un grande impedimento sia per Vittoria che per la nonna che, almeno dal punto di vista motorio, godeva ancora ottima salute.

   

 

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www.dailymotion.com/.../x7rdtu_sylvie-vartan-n...17 dic 2008 - 3 min
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