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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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OCEANO DI SILENZIO

 

 

OBLIO

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 L'oblio rappresenta la dimenticanza intesa come fenomeno non temporaneo, non dovuto a distrazione o perdita

 temporanea di memoria, ma come stato più o meno duraturo, come scomparsa o sospensione del ricordo con un particolare accento sullo stato di abbandono del pensiero e del sentimento. Da non confondersi con il concetto

di amnesia, in quanto non condivide con questo la durata del fenomeno, tipicamente temporanea nell'amnesia,

né il carattere di abbandono della volontà e del sentimento tipico dell'oblio.

  

Nella mitologia

 

Nella mitologia classica l'oblio è associato al Lete, ossia il fiume che conduce all'oltretomba tanto nella

 tradizione greca che in quella romana. A questo fiume dovevano bere le anime dei defunti per cancellare

i ricordi della loro vita terrena, oppure coloro che erano chiamati a rinascere per obliare quel che avevano

visto nel mondo sotterraneo.

 

 

 In filosofia

 

Il tema dell'oblio è rintracciabile nella storia della filosofia a partire da Platone, il quale fonda interamente

la sua dottrina sul concetto di anamnesi o reminiscenza delle idee.

Le nostre conoscenze, secondo Platone, non derivano dall'esperienza, ma sembrano basarsi su forme e

 modelli geometrici che non trovano riscontro nella realtà fenomenica quotidiana; non esistono infatti i

numeri in natura. Quei modelli matematici, che egli chiama appunto Idee, devono risultare pertanto da un

processo di reminiscenza con cui giungono a risvegliarsi gradualmente nel nostro intelletto. Come si può

notare, questa concezione presuppone l'innatismo della conoscenza, la quale presuppone a sua volta l'immortalità dell'anima, o meglio la sua reincarnazione (o metempsicosi), dottrina che Platone riprende probabilmente

dalla tradizione orfica e pitagorica.

Secondo questa dottrina, una volta che l'anima umana si separi dal corpo in seguito alla morte ha la

possibilità di tornare a contemplare l'Iperuranio, sede delle idee, per assorbirne la sapienza, prima di

rinascere in un altro corpo.[1] Chi è ritornato subito sulla terra si reincarnerà come una persona ignorante

o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per

un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. I primi saranno più facilmente soggetti all'oblio,

 ovvero alla dimenticanza e all'ignoranza, che li porterà a scambiare le apparenze sensibili per la vera realtà.

I potenziali filosofi invece conserveranno dentro di sè qualche bagliore che, se opportunamente stimolato,

potrà provocare in loro la scintilla del ricordo, attraverso intuizioni e lampi improvvisi, invitandoli alla ricerca

 della vera sapienza. Come Platone stesso suggerisce in numerosi passi, anche per i filosofi è impossibile

recuperare completamente la reminiscenza del mondo delle Idee. La conoscenza della verità è propria solo

 degli dèi, che l'osservano sempre. I filosofi tuttavia non la desidererebbero con tanta forza se non l'avessero

già vista prima di incarnarsi, e non fossero certi in qualche modo della sua esistenza.

Il tema platonico dell'oblio si connette in proposito con quello di inconscio, nozione introdotta per la prima

volta da Platone, che parla di saggezza offuscata, ma non cancellata del tutto. Si tratta di un oblio delle idee,

rimaste sepolte e dimenticate nell'inconscio dell'anima, che è vissuto drammaticamente dal filosofo come una

grave perdita. Egli descrive la triste condizione dell'oblio soprattutto nel mito della caverna, dove gli uomini

 sono condannati a vedere soltanto le ombre del vero, e condannano i pochi illuminati che, usciti fuori

dalla caverna, intendono svelare loro la luce del sole.[2] 

  

In letteratura

 

Per il suo intrinseco valore romantico il concetto di oblio è stato sovente utilizzato in poesia, vi si

 trovano riferimenti in Petrarca («Passa la nave mia colma d'oblio»[3]) o in Foscolo («Involve tutte cose

l'obblio nella sua notte»[4]), per il quale l'oblio è visto come un antagonista alla vita eterna che la poesia

può garantire attraverso il ricordo delle persone e delle generazioni future. In tale contesto l'oblio assume

 un'accezione fondamentalmente negativa e diventa un nemico dell'uomo che aspira all'immortalità.

Dante nel canto ventottesimo del Purgatorio fa riferimento all'oblio come passo necessario per passare

 dal luogo di purificazione delle anime, il Purgatorio appunto, al Paradiso. Bere l'acqua del fiume Lete,

infatti, implica il dimenticarsi di tutti i propri peccati e diventa in questo contesto un passo necessario

accedere ad una vita di superiore virtù.

Friedrich Nietzsche considera l'oblio una necessità per ciascun uomo per conseguire la felicità.

Le superiori capacità mnemoniche degli uomini sugli animali sono, per il filosofo, una delle cause di sofferenza, infatti:

« La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono [...] dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto'. »

(Citato da Sull'utilità e il danno della storia per la vita, seconda delle Considerazioni inattuali)

 

In  psicologia

Il concetto di oblio è collegato ad alcune funzioni specifiche della memoria.

Sigmund Freud identifica l'oblio come una delle facoltà difensive della mente umana che tende a rimuovere contenuti mnemonici e pensieri ritenuti minacciosi, i quali rimangono inconsci e repressi.

Hermann Ebbinghaus inoltre identifica la curva dell'oblio quale rappresentazione delle dinamiche di memorizzazione relazionate al tempo di ritenzione delle informazioni.

 

Nel diritto

Con riferimento alla tutela della privacy, esiste in Italia il principio del Diritto all'oblio.

 

youtube.com4 min - 2 apr 2008 - Caricato da 1WHITMAN1
Il maestro Battiato in uno dei suoi capolavori.
 

 

Note

  1. ^ Cfr. Mito del carro e dell'auriga.
  2. ^ Cfr. La Repubblica, libro VII.
  3. ^ Canzoniere, sonetto CLXXXIX.
  4. ^ Carme dei sepolcri, versi 17-18.

  Voci  correlate

 

            Reminiscenza

             Inconscio

 

 

 

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