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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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PADRE GINO BURRESI : " GIOVANGUALBERTO CERI, LA TUA FEDE, PIU CHE LA TUA FIRMA, MI HA GIA' RIABILITATO "

Sunday 17 july 2011 7 17 /07 /Lug /2011 08:02
Tuesday 5 july 2011 2 05 /07 /Lug /2011 11:55

MONSIGNOR ALBERTO SILVANI, VESCOVO DI VOLTERRA, SARA' IL CELESTINO VI DI ADRIANA ZARRI

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura//LETTURE-Dante-Manfredi-e-quel-disegno-che-la-ragione-non-comprende

 

LETTURE/ Dante, Manfredi e quel disegno che la ragione non comprende

 
 

venerdì 23 dicembre 2011

 

LETTURE/ Dante, Manfredi e quel disegno che la ragione non comprende Dante Alighieri (immagine d'archivio)
  
Il terzo canto del Purgatorio si apre con la domanda di Dante su un aspetto particolare che egli aveva notato nel suo viaggio nell’Inferno, ovvero sulla struttura fisica delle anime dopo la morte. Alla sua richiesta Virgilio risponde che esse sono costituite dalla quintessenza, la stessa di cui sono fatti i cieli nella concezione tolemaica dell’universo, che per questo i corpi aerei soffrono i tormenti del caldo e del freddo, anche se Dio non vuole far sapere come ciò sia possibile. Il discorso si amplia, fino a riproporre e a chiarire una delle tematiche centrali della Commedia, quella della possibilità e dei limiti della conoscenza umana:
 

Matto è chi spera che nostra ragione

possa trascorrer la infinita via

che tiene una sustanza in tre persone.

State contenti, umana gente, al quia;

chè se possuto aveste veder tutto,

mestier non era parturir Maria.

 

È follia presumere che la ragione possa giungere con le sole sue forze non solo a spiegare la sapienza imperscrutabile di Dio nell’ordinare la creazione, ma soprattutto a esaurire il mistero dell’essere più intimo di Dio, che è la Trinità. Perciò gli uomini sono invitati non tanto ad accontentarsi  del fatto che le cose sono, quanto a gioire perché, al di là dello scacco della pretesa di conoscere tutto, la grazia dell’incarnazione di Gesù rivela compiutamente il significato del mondo e la natura di Dio. Tale rivelazione non può cristallizzarsi in un sistema chiuso, in quanto è affidata agli uomini che sono posti nella storia e sono peccatori: la verità chiede di essere umilmente scoperta, attraverso le strade di continui tentativi e correzioni.

 

La seconda parte del canto è dedicata alla figura di Manfredi di Svevia, morto valorosamente nella battaglia di Benevento del 1266. La propaganda guelfa ne faceva un dannato a causa della scomunica comminatagli dalla Chiesa per motivi politici; Dante invece incontra il giovane re nel Purgatorio tra le anime salvate e lo descrive con versi che celebrano la sua nobiltà:

 

biondo era e bello e di gentile aspetto,

ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.

 

Egli racconta come negli ultimi istanti della sua vita si fosse affidato alle braccia amorevoli di Dio e come fosse stato preso dentro il mistero inafferrabile della misericordia del Signore.

 

Poscia ch’io ebbi rotta la persona

di due punte mortali, io mi rendei,

piangendo, a quei che volentier perdona.

Orribil furon li peccati miei,

ma la bontà infinita ha sì gran braccia,

che prende ciò che si rivolge a lei.

 

Al di là di tutti i complessi problemi politici sottesi a questo giudizio di Dante, il suo appare come un avvertimento non adirato, ma sofferto, a riconoscere la natura delle vie di Dio, a leggere la sua vita come mistero di misericordia. Il poeta non è un protestante ante litteram, riconosce la validità anche ultraterrena dei giudizi della Chiesa, ma riafferma con forza:

 

Per lor maladizion sì non si perde,

che non possa tornar l’etterno amore,

mentre che la speranza ha fior del verde.

 

Fino all’ultimo istante l’uomo è custodito da un Dio che è Padre e al quale basta il pianto del pentimento per salvare un figlio smarrito.

Così l’unità del canto si ricompone nella meraviglia della scoperta della volontà insondabile della natura di Dio, che l’incarnazione svela alla ragione umana: essa è fatta, per usare un’espressione biblica, delle “viscere di misericordia” per cui Egli ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, perché esso venga salvato.

 

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youtube.com27 ago 2009 - 4 min - Caricato da purplefairy10
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Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti mi è stato recentemente posto anche dal Professor Alberto Casadei dell’Università di Pisa. Le invio brevemente il contenuto della mia risposta a<br /> cui non seguì nessuna ulteriore osservazione, o smentita da parte sua, bensì un ringraziamento. Spero che soddisfi anche il Signor ………. Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti (Inf., X,<br /> 109 – 111) venne peculiarmente sollevato e indagato da Isidoro del Lungo. Seguendo l’OBITUARIO DI SANTA REPARATA (segn. I.3.6) che elenca i morti a Firenze fra il 1279 e il 1311 bisogna considerare<br /> però che esso data da Cristo nato di domenica e perciò incarnatosi di Venerdì: una considerazione che anche a Isidoro Del Lungo purtroppo sfuggì. Si tratta di un sistema di calcolo calendariale il<br /> cui uso viene del resto testimoniato anche in chiusura della Questio de aqua et de terra. Il Manuale di Adriano Cappelli non ne parla, però questo calcolo esisteva e, inoltre, è proprio quello<br /> adottato da Dante. In base alla “Quaestio”, all’Obituario, e io affermo anche seguendo Dante, l’inizio dell’era volgare, o cristiana, se la indichiamo sul nostro computo storico, o odierno,<br /> corrisponde dunque: la Nascita simbolica e calendariale di Cristo, alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; la Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del 1° dopo<br /> Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva<br /> dall’insediamento dei consoli romani, al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. Seguendo questo computo basato sulla Quaestio, sull’Obituario e su Dante,<br /> Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico, o odierno. Questo è la verità! In tal caso<br /> Guido Cavalcanti, risultando morto per l’Obituario, che segue la Quaestio, nel 1300, sul nostro computo storico bisognerà indicare il 1301. Cioè si legge 1300 e si dice 1301. Lo stesso dicasi per<br /> la Commedia: il viaggio avviene nel nostro 1301 per farlo avvenire nel 1300 in base alla Quaestio. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia,<br /> Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di<br /> Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO,<br /> notaio al servizio del Comune di Firenze. O che per far comodo a Bonifacio VIII e al Vaticano adesso si devono sbagliare anche i notai? La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non<br /> c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo<br /> intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino<br /> ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da<br /> secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno:<br /> perché per Dante, per il Boccaccio, per l’Ottimo, ecc., e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata, questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300.<br /> Liturgicamente esso inizia dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico: momento in cui può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia perché primo<br /> giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui a Firenze, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione. Pedalare, pedalare!!! Ed anzi, aprire meglio gli occhi e, sapute le cose vere e giuste,<br /> non fare, come si fa spesso, finta di nulla, ignorando e dimenticando, perché non giova alla remissione dei peccati<br /> Firenze, 22.06.2012 F.to Giovangualberto Ceri
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Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti mi è stato recentemente posto anche dal Professor Alberto Casadei dell’Università di Pisa. Le invio brevemente il contenuto della mia risposta a<br /> cui non seguì nessuna ulteriore osservazione, o smentita da parte sua, bensì un ringraziamento. Spero che soddisfaccia anche il Signor ………. Il problema dell’anno di morte di Guido Cavalcanti (Inf.,<br /> X, 109 – 111) venne peculiarmente sollevato e indagato da Isidoro del Lungo. Seguendo l’OBITUARIO DI SANTA REPARATA (segn. I.3.6) che elenca i morti a Firenze fra il 1279 e il 1311 bisogna<br /> considerare però che esso data da Cristo nato di domenica e perciò incarnatosi di Venerdì: una considerazione che anche a Isidoro Del Lungo purtroppo sfuggì. Si tratta di un sistema di calcolo<br /> calendariale il cui uso viene del resto testimoniato anche in chiusura della Questio de aqua et de terra. Il Manuale di Adriano Cappelli non ne parla, però questo calcolo esisteva e, inoltre, è<br /> proprio quello adottato da Dante. In base alla “Quaestio”, all’Obituario, e io affermo anche seguendo Dante, l’inizio dell’era volgare, o cristiana, se la indichiamo sul nostro computo storico, o<br /> odierno, corrisponde dunque: la Nascita simbolica e calendariale di Cristo, alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; la Sua Incarnazione al venerdì 25 marzo del<br /> 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e proprio che partiva<br /> dall’insediamento dei consoli romani, al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. Seguendo questo computo basato sulla Quaestio, sull’Obituario e su Dante,<br /> Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico, o odierno. Questo è la verità! In tal caso<br /> Guido Cavalcanti, risultando morto per l’Obituario, che segue la Quaestio, nel 1300, sul nostro computo storico bisognerà indicare il 1301. Cioè si legge 1300 e si dice 1301. Lo stesso dicasi per<br /> la Commedia: il viaggio avviene nel nostro 1301 per farlo avvenire nel 1300 in base alla Questio. Io credo che sia venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia,<br /> Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino e di cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la Comedia di<br /> Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO,<br /> notaio al servizio del Comune di Firenze. O che per far comodo a Bonifacio VIII e al Vaticano adesso si devono sbagliare anche i notai? La presa d’atto di questa verità calendariale, poiché qui non<br /> c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una differenza conclamata di un solo<br /> intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si tratta di un errore, come fino<br /> ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del tutto ignorato poiché caduto da<br /> secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo 1301 del nostro computo odierno:<br /> perché per Dante, per il Boccaccio, per l’Ottimo, ecc., e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata, questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300.<br /> Liturgicamente esso inizia dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico: momento in cui può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia perché primo<br /> giorno dell’anno a Firenze ma anche, qui a Firenze, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione. Pedalare, pedalare!!! Ed anzi, aprire meglio gli occhi e, sapute le cose vere e giuste,<br /> non fare, come si fa spesso, finta di nulla, ignorando e dimenticando, perché non giova alla remissione dei peccati<br /> Firenze, 22.06.2012 F.to Giovangualberto Ceri
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Ho riscritto al SINDACO di Firenze sulle PRIMARIE di coalizione e su Benigni e Dante.<br /> <br /> Caro Matteo Renzi Sindaco di Firenze,<br /> scriveva CARTESIO: “Io, pur non disprezzando la gloria come fanno i Cinici, non tengo però in nessun conto di quella che soltanto con falsi titoli si può acquistare” (CARTESIO, Discorso sul metodo,<br /> Parte seconda – Con Introduzione di Eugenio Garin – Laterza, Bari, 1975, p.8). Se lei la pensasse così e si percepisse che in tale modo la pensa, ebbene per me sarebbe da porsi al vertice del PD,<br /> ed anzi, arriverebbe a porsi in cima a tale piramide, ovviamente nell’interesse degli Italiani. Ma potrà la CULTURA in Italia, ivi compresa quella distribuita dalla nostra Pubblica Amministrazione,<br /> dalle varie Fondazioni, e dalle nostre Università Statali, andar d’accordo con questo epitaffio cartesiano? Io ho i miei dubbi da quando il Caro Professor CESARE VASOLI, dopo aver ripetutamente<br /> parlato, con estrema convinzione, delle mie scoperte dantesche all’Accademia Nazionale dei Lincei, ebbe poi a dirmi: “Ceri, io ne ho parlato all’Accademia ma, così facendo, si è fatto ancor più<br /> nemici di prima!”. Il Vasoli credo sia ancora vivo e lei potrà controllare di persona se quello che lo ho detto è vero.<br /> Caro Renzi,<br /> Lei è sindaco di Firenze e Dante era fiorentino. Si creerà dei nemici ma, politicamente in senso platonico, ed eticamente in senso cartesiano, se vuole avere successo deve mettere nella sua lista<br /> per la spesa anche di spendere qualcosa per le mie scoperte che, fra le altre cose, sono in grado anche di integrare l’idea che noi abbiamo di CALENDARIO STILE FIORENTINO. Ne esistono infatti due,<br /> come lascia chiaramente intendere anche Giovanni Boccaccio. Uno semplicemente “stile fiorentino”, e l’altro “stile antico fiorentino” che viene ignorato (GIOVANNI BOCCACCIO, Esposizioni sopra la<br /> Comedia di Dante, a cura di Giorgio Padoan, Milano, Mondadori, 1965, p. 150 in relazione al c. XXI, vv. 112- 114, dell’Inferno). Benigni è un genio! Ma non affatto un eroe. Vedrà che quando ad<br /> Agosto prossimo venturo, a Firenze, Roberto Benigni esporrà questo canto XXI dell’Inferno, mi auguro che anche lei sia presente!, ignorerà quello che dice il Boccaccio: e penserei al fine di<br /> risparmiarsi dei nemici. La buona politica non funziona però in maniera tale: ha più bisogno di eroi che di geni. Ci vuole coraggio. Sono a Sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento. Enumero<br /> adesso le mie scoperte in grado di far tremare tutte le università del mondo. Non sono affatto matto! Ed ho già avuto dalla mia anche il Professor Giorgio Barberi Squarotti di Torino e il Professor<br /> Enzo Esposito de “La Sapienza” di Roma.<br /> SU DANTE e DINTORNI in omaggio a quella CULTURA che vuole essere autentica.<br /> Cfr. DVD TV CANALE 10 Google su YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.<br /> <br /> DATE DA ME SCOPERTE CHE CORRISPONDONO SEMPRE AD IMPORTANTI FESTE LITURGICHE POICHÉ, PER DANTE, LA SCIENZA PIÙ ALTA ED ULTIMA CHE LUI PONE NEL DECIMO CIELO EMPIREO È, ALL’INSAPUTA DELL’ESEGESI<br /> TRADIZIONALE, LA SACRA TEOLOGIA LITURGICA. EGLI, ATTRAVERSO QUESTE DATE, VUOLE DUNQUE CHE ARRIVIAMO ALLE RELATIVE FESTE LITURGICHE E PERCIÒ A CELEBRARLE CON LA PIÙ ALTA SCIENZA MEDIEVALE, LA<br /> TEOLOGIA LITURGICA.<br /> <br /> 1a - Sabato 25/03/1301, festa dell’Annunciazione a Maria, giorno di inizio del viaggio della Commedia, e giorno di inizio a Firenze e per Dante, dell’anno ma anche del XIV secolo “ab incarnatione<br /> Domini”. Perché a Firenze il 25 marzo 1301 del nostro computo storico si apriva il XIV secolo, e non dunque si era aperto l’anno prima? Per accertarlo basta prendere per buona l’informazione<br /> fornita in chiusura della QUAESTIO DE ACQUA ET DE TERRA secondo la quale Cristo, da un punto di vista culturale e calendariale, sarebbe nato di domenica come, sempre di domenica, è poi anche<br /> risorto. In tal caso il Suo giorno di Nascita simbolico e calendariale corrisponderebbe alla domenica 25 dicembre del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico; quello della Sua Incarnazione<br /> al venerdì 25 marzo del 1° dopo Cristo; il giorno di inizio dell’anno e quello della nostra èra volgare, o cristiana, in base al Calendario giuliano stile comune, cioè al Calendario giuliano vero e<br /> proprio che partiva dall’insediamento dei consoli romani, in questo caso corrisponderebbe al sabato 1° gennaio del 1° anno dopo Cristo del nostro computo storico, o odierno. In base a questo<br /> computo calendariale Cristo, il lunedì 26 dicembre del 1° dopo Cristo, avrebbe avuto solo un giorno di età e non un anno ed un giorno come risulta dal nostro computo storico. Io credo che sia<br /> venuto il momento in cui anche il Manuale di ADRIANO CAPPELLI, “Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo”, arrivi ad indicare questo Calendario stile antico fiorentino adottato da Dante e di<br /> cui riferiscono, sia Giovanni Boccaccio come ho già detto, sia Andrea Lancia (1290 [?] – 1360 [?]), detto l’ OTTIMO, notaio al servizio del Comune di Firenze. La presa d’atto di questa verità<br /> calendariale, poiché qui non c’è nulla da accertare ma solo da prendere atto, porrebbe fine a tante questioni esegetiche e di datazioni storiche attinenti a Filologia dantesca in cui esiste una<br /> differenza conclamata di un solo intero anno. Anzi bisognerebbe prendere per norma, che nei secoli fino alla metà del XIV secolo, quando i dati non tornano e la differenza è di un solo anno, non si<br /> tratta di un errore, come fino ad oggi gli studiosi hanno ingenuamente pensato, ma dall’avere essi computato seguendo il semplice e noto “stile fiorentino” e non lo “stile antico fiorentino” del<br /> tutto ignorato poiché caduto da secoli nell’ombra. Ammessa questa verità si potrà calcolare e capire perché il XIV secolo a Firenze iniziava nel nostro 1301 e più precisamente il sabato 25 marzo<br /> 1301 del nostro computo odierno: perché per Dante e per l’antica cultura fiorentina legata ai canonici di Santa Reparata questo giorno corrispondeva per loro al sabato 25 marzo 1300. Ed è in questo<br /> giorno liturgico, e perciò dopo calato il Sole sul venerdì 24 marzo 1301 del nostro computo storico, che può solennemente e liturgicamente iniziare il viaggio della Commedia: primo giorno dell’anno<br /> a Firenze ma anche, qui, primo giorno del nuovo secolo, il XIV, ab Incarnatione.<br /> <br /> 2a - Venerdì santo 31/03/1301, ore 12 – 15, festa della morte di Cristo in croce per l’Umanità e fine solenne, e liturgicamente più che eloquente, del viaggio della Commedia. Si legge infatti: “<br /> quos pretioso sanguine redemisti” (TE DEUM, 22). Non sappiamo se Dante abbia conosciuto Iacopone da Todi (1230 – 1306), però la sua Commedia termina proprio nel momento del STABAT MATER di<br /> Iacopone. “Stabat Mater dolorosa / Juxta crucem lacrimosa, / Dum pendebat Filius. / … “ (c.1.). Dante e Iacopone hanno però in comune la poca simpatia verso papa Bonifacio VIII. Bisogna che il<br /> VATICANO se ne faccia un’idea. Il viaggio della DIVINA COMMEDIA è posto fuori per periodo giubilare di Bonifacio VIII che andava dal 25/12/1299 al 24-25/12/1300 del nostro computo storico. “UBI EST<br /> VERITAS DEUS IBI EST”: e di questo anche il Sommo Pontefice dovrà prendere atto.<br /> <br /> 3a - Martedì 2/6/1265, festa dei santi martiri Marcellino, Pietro ed Erasmo e giorno di nascita di Dante personaggio (Par., XXII, 110 – 117). La liturgia di questo giorno sintetizza tutta la<br /> biografia di Dante, come le date e le feste che riguardano Beatrice spiegheranno il senso via, via da attribuire alla giovane, bella, nobile, gloriosa e beata Beatrice.<br /> <br /> 4a - Venerdì 2/10/1265, festa dei Santi Angeli custodi (allora ad libitum perché messa di recente in vigore su iniziativa di san Bernardo di Chiaravalle) e giorno nascita di Beatrice personaggio<br /> (Vita Nuova, II, 1-2) in cui la liturgia cristiana recita: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTAM Angelum meum, qui preceda te, et custodiat in via” (cfr. congruità con Inf. I, 1-3; Inf. II, 52<br /> – 108).<br /> <br /> 5a - Venerdì 2/02/1274, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Beatrice appare a Dante per la prima volta (Vita Nuova, II, 1-2). Recita la<br /> liturgia di questo giorno: “Haec dicit Dominus Deus: Ecce ego MITTO Angelum et praeparabit viam ante faciem meam”.<br /> <br /> 6a - Venerdì 26/12/1264, festa di santo Stefano protomartire e giorno di concepimento di Beatrice in cui la liturgia recita: “Beati immaculati in via, qui ambulant in lege Domini” (Vita Nuova,<br /> XXIX, 2).<br /> <br /> 7a – Venerdì (liturgico) 9/06/1290, festa dei santi martiri Primo e Feliciano e giorno liturgico di morte di Beatrice (Vita Nuova, XXIX, 1), in cui la liturgia cristiana recita: “Haec est vera<br /> fraternitas, quae vicit mundi crimina”. Questo passo ci riconduce ai versi in cui Dante e Beatrice sono insieme in Paradiso (Par., XXII, 151 – 154) che così recitano: ”L’aiuola che ci fa tanto<br /> feroci, / volgendom’io con li etterni Gemelli, / tutta m’apparve da’ colli a le foci. / Poscia rivolsi li occhi a li occhi belli (di Beatrice)”.<br /> <br /> 8a - Martedì 2/02/1283, festa della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna e giorno in cui Dante fu salutato per la prima volta da Beatrice (Vita Nuova, III, 1-2).<br /> <br /> 9a - Martedì 14/09/1322, festa dell’Esaltazione della Santa Croce e giorno di morte di Dante personaggio (1321, e va bene!, però stile antico fiorentino!). Per me si tratta del giorno<br /> esclusivamente simbolico-liturgico di morte di Dante personaggio, e quindi non di quello reale di Dante persona (GIOVANNI BOCCACCIO, Vite di Dante, Prima redazione, 86; oscar Mondadori, M
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