P. Alberto Maggi OSM
APPUNTI
Cefalù - 2007
ERO IN CARCERE E
NON MI AVETE VISITATO
Riprendiamo il commento della parabola chiamata „il giudizio‟, che si trova nel
capitolo 25 di Matteo. Siamo arrivati al versetto 41. Un piccolo riassunto di quello
che abbiamo visto ieri anche per le persone che non c'erano: in questa parabola si
tratta del “giudizio” di quanti non hanno mai conosciuto Dio. Ebbene, non saranno
giudicati in base a parametri religiosi, se hanno creduto o no, se hanno pregato o no,
se hanno fatto offerte, ma in base a parametri umani, perché la novità portata da Gesù
è un Dio che si fa uomo. Un Dio profondamente umano e il rapporto e la relazione
con Dio non si ha innalzandosi, separandosi dagli altri, ma abbassandosi per servire
gli altri. Più la persone è umana, e più incontra il divino che è in lui.
Abbiamo visto la sorpresa di questi individui ai quali Gesù dice avevo fame e mi
avete dato da mangiare e come quelli rispondono: quando mai Signore ti abbiamo
visto; e Gesù dice: ogni volta che avete fatto a uno qualunque di queste persone
insignificanti l'avete fatto a me.
Questa la novità portata da Gesù. Quindi ciò che determina la riuscita o no
nell'esistenza, non è il rapporto con la divinità, con la religione, ma il rapporto con
l'umanità: uno può essere tanto pio, tanto religioso, tanto devoto, ma, come spesso
accade, disumano e insensibile alle sofferenze degli altri. Quando al bene dell'uomo
si sovrappone una dottrina,1a legge questa si ritorce contro di lui. Ebbene, a costoro
che hanno fatto non opere straordinarie, hanno semplicemente risposto ai bisogni
dell'umanità, Gesù dice: venite benedetti dal Padre mio nel regno preparato per voi
fin dalla creazione del mondo.
E da qui riprendiamo prima di passare alla seconda parte di questo brano. Cosa ci
vuol dire Gesù con quest'espressione venite benedetti del padre mio nel regno
preparato per voi fin dalla creazione del mondo?
Dio ci ha scelti prima ancora di creare il mondo per collaborare alla sua azione
creatrice. Il racconto del Genesi dove si descrive il paradiso non è il rimpianto di un
paradiso definitivamente perduto, ma la profezia di un paradiso da costruire. Allora il
Signore, qui, in questa esistenza terrena, ci associa a collaborare alla sua creazione.
Collaborare alla creazione del Padre significa vivere operando vita, attraverso segni
che comunicano vita agli altri. Questa collaborazione non cessa con la morte, ma dal
momento della morte viene potenziata. La morte con Gesù non distrugge l'individuo
ma lo libera, lo potenzia. In ognuno di noi c'è una ricchezza infinita d'amore, che nel
breve arco della nostra esistenza per quanto lunga possa essere la nostra vita, non
riusciremo mai ad esprimerla tutta. Nel momento della morte tutta quella enormità,
quella grandezza di ricchezze che abbiamo dentro di noi, esploderà e si libererà.
C'è un testo molto bello del libro dell'Apocalisse dove l'autore al capitolo 14 versetto
13 scrive: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Si, dice lo Spirito,
essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono. L'unica cosa che ci
portiamo nell'ingresso della vita definitiva sono queste opere con le quali abbiamo
comunicato vita: abbiamo dato da bere, abbiamo dato da mangiare, abbiamo visitato,
abbiamo ospitato. L'unica cosa che ci portiamo dietro. Il capitale con il quale
entriamo nella vita definitiva è il bene concreto che si è fatto agli altri. Tutte le volte
che abbiamo reso più bella la vita degli altri, tutte le volte che abbiamo arricchito,
restituito la vita agli altri, quello è il bagaglio con il quale entriamo nella vita
definitiva.
Questo riposo al quale l'autore del libro dell'Apocalisse si riferisce non è il famoso
riposo eterno che sembra quasi una condanna all'ergastolo riposare per tutta l'eternità,
ma significa essere associati all'azione creatrice del Padre. Allora questo è
meraviglioso. Gesù ci dice che i nostri cari che sono passati attraverso la soglia della
morte non sono lontani da noi, non stanno in un cimitero.
Se avete l'abitudine di andare ai cimiteri, andateci, però ogni volta che ci mettete
piede dentro, ricordate sempre la frase del Vangelo di Luca quando le donne vanno a
visitare il sepolcro di Gesù "perché cercate tra i morti colui che è vivo?". Dovete
decidervi: o li piangete come morti, o li sperimentate come vivi. Non è possibile
sperimentare come viva una persona che si piange come morta; dobbiamo deciderci.
I nostri cari non stanno in un cimitero, né nell'alto del cielo, sono associati da Dio
alla sua azione creatrice e significa che ci sono accanto, che sono qui con noi e
l'amore che ci volevano, che ci dimostravano nella loro esistenza terrena, ora è molto
più intenso, molto più potente perché ora i nostri cari ci amano con l'amore di prima
potenziato e rafforzato da quello di Dio. Ecco perché Gesù dice: venite benedetti dal
Padre mio nel regno preparato per voi: Siete chiamati a collaborare alla creazione
che incomincia qui, in questa esistenza terrena e continua poi per sempre nella nuova
dimensione nella quale tutti quanti un giorno saremo. Questa è la parte positiva.
Adesso vediamo invece il rovescio della medaglia ed è drammatica questa pagina
perché vi sono delle parole di una durezza che ci devono far riflettere veramente.
Vediamo questa pagina: siamo al versetto 41: “poi dirà a quelli alla sua sinistra: via
lontano da me, maledetti, nel fuoco perenne preparato per il diavolo e i suoi
messaggeri, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete
e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete
vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Sono parole tremende che uno
non si aspetta di trovare in bocca a Gesù, tanto più che poco prima aveva detto venite
benedetti dal Padre mio. Adesso si gira, guarda quelli che ha collocato alla sua
sinistra, - ricordo che la divisione che Gesù ha fatto, non l‟ha fatto consultando un
libro dove sono scritte le azioni delle persone ma è bastato guardare perché ci sono
persone vive e persone che sono già morte e putrefatte, quello che è bello e quello
che è marcio. Ebbene Gesù rivolto a queste persone dice: via, lontano da me.
Gesù è la vita, ed è incompatibile con la morte, con il marciume, Gesù è la luce, ed è
incompatibile con le tenebre. ma poi soprattutto, maledetti. Non sono maledetti da
Dio.
Avete notato nel testo: venite benedetti dal Padre mio. Il Padre è amore, Dio è amore,
e non ha nessuna maniera di rapportarsi con le persone che non sia una
comunicazione traboccante, crescente, d'amore. Dal Padre, viene soltanto
benedizione e amore.
Qui Gesù non dice maledetti dal Padre mio; ma maledetti: si sono loro maledetti, si
sono auto maledetti, Dio non maledice, Dio benedice.
Allora Dio che dice: venite, benedetti dal Padre mio, corrisponde: via lontano da me,
maledetti. Questa espressione così forte è l'unica volta che appare nel Vangelo di
Matteo. L'evangelista si rifà al primo assassino della Bibbia, a Caino che ammazzò il
fratello. È nel libro della Genesi si legge: ora, sii maledetto. Allora richiamandosi a
questa maledizione l'evangelista vuol dire che negare l'aiuto all'altro è come
ucciderlo. Se la risposta era fattore di vita, avevo fame e mi avete dato da mangiare,
quindi mantiene in vita, la mancata risposta è causa di morte. Coloro che non aiutano
l'altro, coloro che non sono attenti ai bisogni e alle sofferenze degli altri, sono
assassini e la maledizione non viene da Dio, ma si sono da sé maledetti. Sono parole
veramente dure queste qui.
Come si fa ad essere così insensibili e come dice Gesù: avevo fame e non mi avete
dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere? Quelle persone che
vivono esclusivamente centrate sui propri bisogni, sulle proprie necessità ignorano i
bisogni e le necessità magari delle persone che ci sono accanto, con le quali vivono
insieme, a volte nella stessa famiglia. Chi vive unicamente centrato egoisticamente
su se stesso vede tutto il mondo orientato su sé, pensa soltanto a quello che gli
devono gli altri e non apre gli occhi per vedere ciò che lui deve agli altri.
Si tratta di persone infantili, di persone immature, - lo stadio dell'infanzia è
caratterizzato da un'espressione tutto mio, tutto mio. Il bambino è quello che prende
tutto per sé; non ci pensa a condividere quello che ha; poi uno cresce, matura, e il
segno della maturità è la condivisione: quello che è il mio è anche tuo, diventa nostro -.
Queste sono persone che non sono cresciute, sono rimasti infantili. Loro vivono
unicamente nel mondo del loro bisogno, della loro necessità, chiudono gli occhi alla
sofferenze, ai bisogni degli altri e per questo sono equiparati da Gesù a persone che
sono assassine.
Ma come si fa a non dare da mangiare a uno che muore di fame? a non dare da bere a
uno che muore di sete, a non vestire uno che è nudo, a non visitare uno che è malato.
Cercando nel Vangelo esempi del genere si vede che è possibile.
Ci sono due categorie di persone che rientrano sotto questa maledizione: i ricchi e le
persone religiose. Il ricco lo troviamo nel Vangelo di Luca nell'episodio conosciuto
del povero Lazzaro. Il ricco non viene condannato in questa parabola perché è
malvagio, perché si comporta male nei confronti del povero, ma semplicemente
perché lo ignora. Il ricco vive in una sfera particolare, in una dimensione particolare,
in un mondo a parte e non sa dell'esistenza del povero.
A volte i titoli ingannano. In certi titoli del Vangelo si legge: parabola del ricco
cattivo e del povero Lazzaro. Lazzaro è povero, ma del ricco non si dice che cattivo.
La descrizione che Luca fa del ricco è straordinaria dal punto di vista psicologico;
dice: c'era un uomo molto ricco che vestiva di porpora e bisso. Oggi potremmo
tradurre in maniera molto più comprensibile: vestiva firmato dal capo ai piedi, e tutti
i giorni banchettava lautamente. Quanta fame aveva!? Ogni tanto si può banchettare
lautamente, ma tutti i giorni banchettava lautamente. E‟ una descrizione dal punto di
vista psicologico straordinaria. Il ricco è il vero povero e la povertà interiore ha
bisogno di mascherarla con il lusso esteriore.
Queste persone che hanno bisogno esternamente di apparire tanto, di mettere tante
cose, tante insegne è perché denunciano una povertà interiore. Più la persone è ricca
e più è semplice esteriormente, più la persona è povera e più è ricca esteriormente. E
crede di colmare la sua fame di vita ingurgitando cibi. Ebbene, questo ricco non è che
si comporta male nei confronti di Lazzaro, lo ha ignorato. Se ne ricorda soltanto
quando sarà nel regno della morte. Ma i ricchi non cambiano mai; dirà ad Abramo
mandalo, comanda: si accorgerà dell'esistenza di Lazzaro ma soltanto per sé, per i
propri bisogni.
L'evangelista usa dei verbi all'imperativo: manda Lazzaro ad intingere l'acqua.
Abramo dice che non si può. Il ricco è tale perché è egoista, se non fosse egoista, non
sarebbe ricco, se fosse generoso non sarebbe più ricco. Ebbene il ricco non cambia
neanche nell'aldilà. L'ultimo favore che chiede ad Abramo: mandalo a casa mia dai
miei fratelli. Vedete, pensa soltanto a se stesso. Non dice mandalo al popolo a dire
cosa succede a chi vive per sé, no, mandalo a casa mia, ai miei fratelli. Quindi, il
ricco è colui che cade sotto questa maledizione.
Cade sotto questa maledizione, non perché si comporta in maniera malvagia nei
confronti degli affamati, dei poveri, ma semplicemente perché li ignora. Non sono
nel suo orizzonte.
Gesù nel suo Vangelo è molto categorico: nel suo regno non c'è posto per i ricchi, ma
solo per i signori. Gesù, il Signore, si fa servo, perché noi considerati servi
diventassimo signori.
Quale è la differenza fra il ricco e il signore? Il ricco è colui che ha, il signore è colui
che dà. Signori possiamo esserlo tutti, perché tutti possiamo dare qualcosa, e non si
tratta di qualcosa materiale, tutti possiamo dare qualcosa all'altro, magari un sorriso.
Il ricco no, il ricco è quello che ha e trattiene per sé. Quindi in questa categoria dei
maledetti ci sono i ricchi, quelli che vivono e accumulano per sé.
L'altra categoria, ancora più tragica, sono le persone religiose - immaginate che
disgrazia se uno è ricco e religioso -. Per persone religiose si intendono quelle
persone per le quali gli obblighi nei confronti di Dio vengono prima e sono più
importanti del bene dell'uomo. Quando si ci trova nella vita di fronte a un dilemma,
di fronte a un conflitto, tipo: cos'è più importante osservare le leggi di Dio o fare del
bene all'altro? Questo è il dilemma che c'è nei Vangeli. Cos'è più importante? E‟
importante l'onore di Dio o l'onore delle persone? Ebbene le persone religiose non
avevano dubbi: è più importante l'onore e il rispetto di Dio. Del resto, il massimo
della spiritualità ebraica non aveva formulato "amerai il Signore Dio tuo con tutto il
tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutto te stesso, con tutte le tue forze?" quindi un
amore a Dio totale, assoluto. Amerai il prossimo, come te stesso: un amore relativo,
l'amore di Dio è più importante dell'amore del prossimo. Prima viene il rispetto delle
regole di Dio, della legge divina, prima viene l'onore di Dio e poi, se c'è posto, c'è
l'amore per l'altro. Ebbene Gesù è venuto a cambiare: non può esistere onore di Dio e
disonore dell'uomo e le persone religiose sono quelle che per onorare Dio disonorano
gli uomini.
Gesù mette al primo posto il bene dell'uomo. Non c'è altro valore, non c'è legge, non
c'è dottrina che sia più importante del bene dell'uomo. Questa è la novità portata da
Gesù. E naturalmente, è stato attaccato.
C'è un dottore della legge che si sente accusato da questa accusa di Gesù e vuole
sapere chi è il prossimo e Gesù gli racconta quella parabola che conosciamo tutti,
quella parabola chiamata del samaritano: un disgraziato è capitato in una imboscata,
in una strada che è già difficile da percorrere quando si sta bene e va incontro alla
morte, perché l'hanno lasciato moribondo, a meno che per quella strada deserta capiti
una persona per bene. Infatti, l'evangelista suscita l'attenzione della gente quando
leggiamo il Vangelo, ma dobbiamo sempre metterci nei panni di chi non sapeva
come andava a finire. Non fate come quella persona che, quando le ho consigliato di
leggere il Vangelo, rispose: Sì, tanto lo so come va finire, lo ammazzano! Il Vangelo
non è un giallo di cui uno sa la storia. Quando leggiamo il Vangelo dobbiamo sempre
metterci nei panni di chi lo ascoltava o di chi lo leggeva per la prima volta e non
sapeva come va a finire, quindi immaginate l'attenzione. Dice Gesù: c'era un uomo,
scendeva per questa strada, è capitato in un'imboscata, l'hanno massacrato di botte,
l'hanno rapinato e l'hanno lasciato moribondo, era morte sicura. Ed ecco, - crea la
sorpresa, pensate che provvidenza, meglio non gli poteva capitare, - un sacerdote che
scendeva per quella strada. Pensate che fortuna: un sacerdote. Il fatto che scendeva,
significa che era stato al tempio, era stato a contatto con il Signore, era pienamente
puro.
Un sacerdote scendeva per quella stessa strada, meglio non gli poteva andare, lo vide,
l'ha visto e passò dall'altra parte.
Questa parola in greco, in un solo termine è la pietra tombale della religione. Perché
il sacerdote l'ha visto, ma è passato dall'altra parte? Non è una persona crudele, è
peggio: è una persona pia. I banditi hanno ferito la persona, i sacerdoti sono peggio
dei banditi, perché l'ammazzano.
E perché si comporta così il sacerdote? Ma è chiaro! qual era la domanda che voleva
sapere il dottore della legge? Cosa è più importante l'amore di Dio, o l'amore degli
altri? E per il sacerdote, per il dottore della legge non c'è dubbio: il rispetto della
legge di Dio viene prima del bene dell'uomo. E cosa dice la legge di Dio? Dice che
tu, sacerdote, non puoi avvicinate un ferito, perché se per caso anche una sola goccia
di sangue ti sporca le mani tu sei impuro. E qui c'è un sacerdote che è stato una
settimana in servizio a Gerusalemme, ha fatto tutte le abluzioni, le purificazioni, è
puro. E lui si trova di fronte al dilemma: cosa debbo fare? E più importante osservare
la legge di Dio, o il precetto dell'amore del prossimo? È più importante il precetto
dell'amore di Dio. Il prossimo lo ricorderò nelle preghiere, come fanno certe persone
pie e religiose quando chiedete loro un favore, in qualsiasi situazione difficile vi
troviate, queste sono quelle che vi dicono: che ricorderò nelle preghiere, dirò una
avemaria per te e tu stai peggio di prima.
Ebbene, queste sono le due categorie: la ricchezza, il vivere unicamente centrati su se
stessi e la religione. La religione rende disumani.
La religione, dove gli obblighi verso Dio vengono considerati più importanti degli
obblighi verso gli uomini, rende disumani. È Gesù è venuto a cambiare tutto questo;
non c'è nulla di più importante dell'amore per la persona.
Onorando l'uomo si onora Dio, spesso onorando Dio, si disonora l'uomo. Ricordate
nei Vangeli quell' escamotage che avevano inventato i figli per non mantenere
genitori? Quello che dovrei utilizzare per il tuo mantenimento, babbo e mamma, io lo
offro al Signore. Si onora Dio e si disonorano le persone più care.
Quindi, le parole di Gesù sono molto tremende. Vediamole: lontano da me,
maledetti, nel fuoco perenne.
Attenzione, perché veniamo da tradizioni che allontanatesi dal Vangelo hanno
distorto un po' i significati delle frasi del Vangelo.
Cos'è il fuoco? se voi buttate qualcosa nel fuoco questa cosa si distrugge, qualunque
cosa voi buttate nel fuoco, il fuoco la consuma tutta. Il simbolo del fuoco nella
Bibbia è il simbolo della distruzione totale; se poi questo fuoco arde per sempre, è un
fuoco che distrugge tutto. Allora questo fuoco perenne nel quale vengono gettate
queste persone, non è un castigo a dei viventi, ma è l'inceneritore per persone che
sono già morte. Il fuoco perenne rimanda alla gheenna: una valle che c'è ancora a
Gerusalemme, è un burrone che veniva usato come inceneritore, come discarica di
rifiuti.
E Gesù più volte ammonisce: se non cambiate la vita, guardate che finite là, cioè
quando morite, andate nell'immondizia, nell'inceneritore, nella distruzione totale.
Quindi il fuoco perenne significa l'annientamento totale, la distruzione totale.
Secondo la tradizione ebraica i malvagi finivano in questo immondezzaio per 12
mesi e poi venivano completamente distrutti, completamente annientati. Il fuoco
perenne, preparato per il diavolo e per i suoi inviati, per i suoi messaggeri.
È l'ultima volta che appare il diavolo nel Vangelo di Matteo, per la sua definitiva
sconfitta; il diavolo è stato definitivamente sconfitto da Gesù. Qui il diavolo, va a
finire nel fuoco perenne cioè nella distruzione totale. Non c'è più posto per il diavolo
nella vita, nel mondo dei credenti in Gesù. Tutti gli evangelisti hanno questa
immagine.
Avete presente l'immagine di Luca quando Gesù manda i 72 discepoli ad annunziare
la novità del regno e tornano felici e contenti? Gesù dice: io vedevo il Satana che
come folgore cadeva dal cielo. Cosa significa? A quell‟epoca Satana, non era quel
brutto diavolo che poi noi cristiani abbiamo creato; il Satana era un funzionario della
corte divina che stava in cielo presso Dio, scendeva sulla terra, - se leggete il libro di
Giobbe trovate questo esempio - guardava come si comportavano le persone poi,
tornava da Dio per accusarle, e avere il permesso di punirle, di colpirle. Questo era il
ruolo del Satana.
E adesso il povero Satana da quando i 72 sono andati ad annunziare la buona notizia
si è trovato in cassa integrazione, perché c'è un Dio diverso, non è un Dio che premi i
buoni e castiga i malvagi, ma un Dio amore, che non ha altra maniera per rapportarsi
con le persone, che non sia una comunicazione d'amore.
Ma, Padreterno, un consiglio ti si può dare! guarda che se alla gente non si mette un
po' di paura, se ai malvagi, non ci metti il terrore del castigo, qui non c'è più
religione.
Grazie a Gesù non c'è più religione.
Il Padre ama gli ingrati e i malvagi, Dio è amore, e lui non premia i buoni o castiga il
malvagi, ma a tutti indipendentemente dal loro comportamento, comunica l'amore.
Il povero diavolo quando va su, guarda: quello ha peccato, il Padreterno dice: "non
m'interessa, io continuo ad amarlo". Allora il diavolo si prende un calcio nel sedere e
dal cielo precipita sulla terra.
Qui l'evangelista, con un'altra immagine ancora più radicale, dice che il diavolo viene
cacciato nel fuoco perenne, che ripeto non indica un supplizio ultraterreno, ma
l'annientamento totale.
Cos'è questo annientamento totale? E‟ quello che nel nuovo testamento si chiama la
morte seconda. Vediamo allora brevemente cosa significa e di comprendere cos'è la
morte seconda, perché già si fa difficoltà a capirne una di morte.....
Sono due paroline greche ma molto importanti, e ogni volta che uso parole greche è
perché sono delle parole che sono entrate nel linguaggio comune.
Gli evangelisti per indicare la vita adoperano due termini greci: uno è bios, -
adoperiamo tutti la parola biologo -. Bios significa una vita che ha un inizio, ha un
massimo sviluppo, poi comincia il suo declino fino alla fine. L'altro termine che
adoperano gli evangelisti per indicare vita è Zoe. – zoologico e tutti i termini con zoo -.
Zoe indicano una vita divina per cui ha un inizio, ma non ha una fine. Continua per
sempre.
Nell'esistenza di noi tutti - ma questo i giovani naturalmente non lo possono
comprendere, si comprende quando abbiamo gli "anta". dagli anta in poi si capisce -
c'è una crescita armoniosa della parte biologica e della parte divina in noi e si arriva
al massimo sviluppo. Poi, purtroppo, incomincia nella nostra esistenza l'inevitabile
lento declino che ci porta al disfacimento. Ci dispiace a tutti, cerchiamo di tenerci in
forma ma è inevitabile per quanti lifting possiamo fare, fa parte della sfera biologica
che dopo il massimo sviluppo, va fino alla distruzione.
Nel momento in cui comincia a declinare, l'altra vita, quella divina, continua a
crescere. San Paolo ha una bellissima espressione in una delle sue lettere dice: anche
se il nostro corpo esteriore si fa disfacendo quello interiore si rinvigorisce di giorno
in giorno. Questo io credo che dagli anta in poi passiamo sperimentarlo. Anche se il
nostro corpo non è più quello dei vent'anni, dentro ci sentiamo sempre più giovani,
sempre ancora più pieni.
La prova è la propria fotografia. Quando le persone, dopo gli anta, fanno una
fotografia cominciano a capire: oh come sono venuto male qui! non mi ha ripreso
bene! ma qui è meno! Non è che siamo venuti male, siamo male. E‟ che non ci
conosciamo perché ogni giorno dentro di noi siamo sempre più giovani. Dentro di
noi siamo sempre, ogni giorno, più belli. Esteriormente noi non siamo quello che
siamo al livello interiore.
C'è una prima morte alla quale tutti andremo incontro, è la morte biologica ma noi, ci
assicura Gesù, non ce ne accorgeremo. Il rischio è, che quando arriva la morte
biologica, quello della ciccia tanto per intenderci, trova un corpo svuotato dell'altra
vita. Non c'è la Zoe, la vita divina.
Allora, è la morte definitiva della persona, è l'annientamento totale della persona, era
un progetto di vita che è stato abortito.
Vedremo com'è stato espresso da Gesù. Allora anche essi risponderanno: Signore,
quando mai ti abbiamo visto affamato, assettato, straniero?
Notate come queste persone sono rudi. Ricordate gli altri; quando hanno risposto a
Gesù, gli hanno detto: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo
dato da mangiare? Queste persone spicce riassumono tutto: quando ti abbiamo visto
affamato, assettato, nudo, ammalato o in carcere - e attenzione alla spia - e non ti
abbiamo servito? Ecco quale è stato il motivo. Il verbo servire in greco è diaconeo da
cui deriva la parola che tutti quanti conosciamo: diacono, diaconia e indica un
servizio religioso.
Loro hanno servito il Signore, hanno fatto un servizio inutile, perché Gesù ha detto:
io non sono venuto per essere servito ma per servire.
Noi non dobbiamo servire Gesù, non dobbiamo servire Dio, ma con Dio e con Gesù
dobbiamo metterci a servizio degli altri. Questi no, questi hanno servito il Signore,
ma non hanno servito i fratelli; tutti presi dalle cose divine si sono dimenticati delle
cose umane. Ecco la denuncia che fa l'evangelista.
Ma egli risponderà: "in verità vi dico, ogni volta che non avete fatto queste cose a
uno solo di questi più insignificanti non l'avete fatto a me”.
Il contrario di quello che Gesù aveva detto ai giusti e se ne andranno questi alla
punizione eterna, ma i giusti alla vita eterna. È l'unica volta che nel Vangelo di
Matteo appare il termine punizione che deriva dal verbo „mutilare‟.
Non è una punizione ultraterrena: adesso siete morti, adesso vi aspetta un'eternità di
punizione; è il fallimento totale dell'esistenza, hanno mutilato la loro vita, chi non
vive amando gli altri mutila la propria vita, rinuncia alla propria vita; se quelli che
hanno amato gli altri hanno come effetto una vita eterna, una vita per sempre, gli altri
sprofondano nella morte per sempre, per cui Gesù qui non sta parlando di un castigo
dopo la morte, ma la constatazione tragica, tremenda del fallimento dell'esistenza.
Quando è arrivata la morte biologica non ha trovato niente, è la mutilazione, era un
progetto di vita che invece si è mutilato completamente. E' quella che, come
abbiamo visto, si chiama la morte seconda: se ne andranno questi alla punizione
eterna, ma i giusti alla vita eterna,
Giusto nel vangelo indicava colui che è fedele alla legge, l'osservante della legge.
Con Gesù il giusto non è colui che è fedele alla legge, ma è fedele all'uomo, al bene
dell‟uomo. Questi sono i giusti del vangelo: questi se ne andranno alla vita eterna.
Vita eterna significa una vita indistruttibile che continua per sempre.
Detto questo, una sottolineatura. Questo messaggio non è per la comunità cristiana.
Questo messaggio è per quelli che non hanno conosciuto il Signore, per quanti non
ne hanno mai sentito parlare. Per questi Gesù usa questa parabola.
Ma per i credenti la vita eterna non comincia dopo la morte; per i credenti che hanno
accolto Gesù, e con lui e come lui hanno orientato la propria vita al servizio degli
altri, la vita eterna incomincia qui in questa esistenza. Mai Gesù, quando parla ai suoi
discepoli, parla di vita eterna usando verbi al futuro. Non dice: credi e avrai la vita
eterna, ama e avrai la vita eterna, ma chi crede ha la vita eterna, chi ama ha già la vita
eterna. E questo significa: se oggi, in questo momento, noi decidiamo coscientemente
seriamente, io voglio vivere per il bene degli altri, ho capito che la felicità non
consiste in quello che gli altri fanno per me, ma in ciò che io posso fare per gli altri,
allora io da oggi voglio orientare la mia vita prendendomi cura degli altri,
cominciando dai vicini, perché il rischio nella famiglia, nella comunità religiosa, il
rischio ipocrita farisaico è quello di essere tanto bravi con gli altri quanto
insopportabili in casa, in comunità. Ci sono delle persone che fuori sono degli angeli,
sono delle persone straordinarie, vengono portate sul palmo della mano, ma appena
entrano in casa, in comunità, dei musi insopportabili.
Allora, orientare la propria vita al servizio del bene della felicità degli altri
incomincia dalla persona che è la più vicina, da quella che chi sta accanto: è quella
che tu devi servire, devi riverire e Gesù ritiene che tutto quello che avrai fatto a
questa persona l'avrai fatto a me; ogni carezza che hai fatto alla persona cara è una
carezza che hai fatto a me, ma se gli dai uno schiaffo, Gesù dice: maledetto, quello
schiaffo lo hai dato a me.
Gesù dice: se oggi decidete se orientare la vostra vita per il bene degli altri, già, oggi
stesso, in voi sgorga una nuova vita che assomiglia a quella di Dio, è divina, una vita
che vi permetterà quando incontrerete il momento della morte,di superarla e di vivere
per sempre.
Avete capito perché il messaggio di Gesù si chiama la buona notizia.
DOMANDE
1. C‟è una parabola in Matteo 7, conosciutissima: la casa costruita sulla roccia.
Ho scoperto che è presentata in una forma decapitata. Le chiedo se è giusta
questa mia osservazione, perché inizia dicendo che un uomo ha costruito la sua
casa sulla sabbia, cadde la pioggia, la casa cadde. Ma al versetto 20 è detto:
non abbiamo predicato nel tuo nome? Ma egli risponde: in verità non vi ho mai
conosciuto. Ma c‟è una congiunzione: „perciò‟, ossia di conseguenza. Mi
sembra che venga generalizzata.
2. Conoscevo già p. Maggi e l‟ho trovato fortissimo. Sono stati buttati dei sassi
che mi sono entrati dentro. Questo è positivo e andando a casa rifletterò
ancora. Mi ha dato una consolazione perché da tredici anni ho cominciato un
cammino verso l‟amore, l‟amore di cui parlava lui: amare il prossimo. Devo
rivedere delle cose, ma mi sento a metà strada. La mia domanda è: dalle tue
parole sembra quasi che il peccato non esista più; che basti l‟amore per essere
a posto con Dio con gli uomini; che basti quello che ci ha insegnato il Signore:
l'amore, ma i comandamenti sono stati annullati? Esiste ancora il peccato?
3. Ho seguito con entusiasmo. Suscita un senso di liberazione e di grande
responsabilità, di grande libertà e confesso che ci si sente bene in questa
prospettiva grandiosa di vita. Ho riso nel sentire dell'ebreo religioso. Chiedo: è
ancora così nel mondo degli ebrei? Vi sono molti problemi: quello
interconfessionale, quello dei conflitti. So che hanno inserito nel loro catalogo
i giusti di Sion che sono quelli che si sono spesi per l'uomo. Quale è la loro
evoluzione?
4. Una domanda semplice: amare gli amici è molto facile, ma amare coloro che
visti da lontano ti suscitano la voglia di scappare dall'altro lato… Come si fa?
5. Il brano letto, credo sia l'unica volta che si parla di giudizio. S.Paolo in diversi
punti parla di salvezza. Nella Lettera a Timoteo, a proposito delle donne, Paolo
dice che si salveranno partorendo figli. Mi chiedo come fanno le suore a
salvarsi, visto che non dovrebbero aver figli.
6. Quando finisce la seconda vita, questa entità che ha vissuto un progetto
sbagliato è fuori da Dio? Dio ogni volta che nasce una persona fa un progetto?
Crea l'anima e cosa è questa rispetto allo spirito?
7. Molti hanno mostrato entusiasmo. Io all'entusiasmo unisco la perplessità.
Credo sia giusto ascoltare altri esegeti, altri autori perché sono convinto
dell'antico detto latino: „abbi paura di chi si ferma a leggere un solo libro‟.
Anche perché la stessa pagina del vangelo la trovo commentata da padre
Maggi in un modo, ma in un modo completamente diverso da padre Ravasi.
Invito tutti a non fermarsi a leggere un commento fino all'essere presi anche
dall'uomo oltre che dal commento, ma ad aprirsi al campo esegetico che è
immenso.
RISPOSTE
Se vedete il mio tavolo di lavoro troverete sopra tra i trenta e i quaranta libri di tanti
altri autori. State attenti a quelli che vi dicono: questa è la verità. Questa è una
proposta che io ho vissuto, che io credo e che propongo. La bellezza del messaggio
di Gesù è che va proposto e non imposto. La legge va imposta perché non convince,
ma il messaggio di Gesù va semplicemente proposto. Se uno sente che questo
messaggio risponde ai suoi desideri di pienezza di vita lo accolga. Da trenta anni
svolgo questa attività, da Bolzano a Cefalù, e ovunque le persone mi dicono: io
queste cose le avevo sempre sentite nel profondo. Il vangelo è divino perché risponde
al desiderio di pienezza che ognuno di noi ha. Con quello che è stato detto io non
solo sono d'accordo, ma ve lo consiglio. Leggete, leggete più autori possibili, perché
più conosciamo, più siamo liberi.
Sulla morte definitiva, il monito di Gesù è tremendo. Sembra che una persona che ha
vissuto per sé, quando muore finisce tutto. E' un monito. La chiesa nella sua
saggezza di duemila anni ha santificato le persone, forse a volte eccedendo, ma non
le ha mai maledette. Non abbiamo la certezza neanche di una sola persona, in tutta la
storia dell'umanità, che sia finita nel nulla. Da parte mia, mi piace molto
l'espressione di san Paolo nella Lettera ai Romani al capitolo 8 dove dice che Dio ha
racchiuso tutti nella disobbedienza per dimostrare a tutti la misericordia. Il Padre è
Padre per i suoi figli e non accetta che neanche uno solo si perda. Riguardo all'anima
non è un concetto ebraico, è un concetto greco. Nel mondo ebraico non c'è il
concetto dell'anima, ma il senso dell'essere che continua a vivere per sempre.
Su molte Lettere di Paolo, alcune non sono di Paolo, altre sono interpolate, altre
sono state interpretate male, per cui Paolo passa come misogino, come uno che odia
le donne. In realtà no: lui le ha innalzate. Quei passi che abbassano la condizione
della donna non sono di Paolo o sono stati interpolati. Ma per comprendere Paolo
bisogna mettersi nella sua cultura; per esempio quando lui dice: io chiedo che le
donne vadano velate e non si taglino i capelli, questo è perché le donne nella
comunità cristiana, essendo questa emancipazione sconosciuta nella loro cultura, nel
loro ambiente, che godevano della stessa dignità e diritti del maschio, molte si
mascolinizzavano, tagliavano i capelli in una foggia maschile. Allora Paolo sta
dicendo una verità importante: no, donna, la tua dignità non consiste nello
scimmiottare il maschio, ma nel restare femmina. Ti devi femminilizzare, non
mascolinizzare.
Riguardo l'amore e i nemici. Possiamo provare tante cose nella vita, proviamo anche
questa. C'è Gesù che ci chiede di fare delle cose che non stanno né in cielo né in
terra. Gesù ci dice: perdonate chi vi fa del male, (e già è difficile e tutti sappiamo
quanto ci costa), ma Gesù non si ferma lì. Il perdono è soltanto la prima parte di un
processo che porta poi addirittura, a quanto ancora dice Gesù: fate del bene a chi vi fa
del male, parlate bene di chi parla male di voi. Già, se riusciamo a perdonare a chi ci
ha fatto del male, è tanto, ma fare del bene a chi ci ha fatto del male, è assurdo.
Perché Gesù ci chiede questo? Proviamo a fare concretamente del bene a un persona
che ci ha fatto del male. Sapete cosa succede? Si innalza il nostro livello d'amore, si
mette in sintonia e lo si lega con quello di Dio e da quel momento la vostra vita non
sarà più uguale: siamo entrati nella dimensione divina. Quando l'uomo è
profondamente umano e incontra il divino che è in lui, se noi siamo capaci una volta
nella vita di fare del bene a una persona che ci ha fatto del male, sentiamo dentro di
noi l'ebbrezza della condizione divina. E dopo non si torna più indietro. Non sono
esagerazioni quelle di Gesù.
In merito al discorso sugli ebrei. Gli ebrei, non è come la chiesa, non hanno un'unica
guida, un'unica teologia; sono tanti. Se si va in Israele si vedrà che ci sono degli
ebrei che vivono completamente in maniera laica, ma quelli religiosi continuano a
vivere osservando tutte le regole e i precetti che ci sono nella Legge di Mosè, anche
se non ne capiscono più il significato. E giungendo a quelle che per noi, con tutto il
rispetto per la religione ebraica, sono delle ipocrisie come quelle del sabato: non si
possono fare 39 lavori, suddivisi ognuno per 39 lavori, per un totale di 1.521 azioni
proibite. Tra di queste una è quella di accendere il fuoco; il sabato non si può
cucinare. Non solo, ma non si può premere neanche un pulsante, per cui in albergo
gli ascensori, se andate in albergo, il sabato sono programmati in modo che
automaticamente si fermano ad ogni piano. E in casa come si fa? Oggi con la vita
moderna abbiamo tutti il frigorifero, ma se lo apri si accende la luce. E allora non si
può aprire il frigorifero di sabato. Se andate in Israele vedete che ci sono frigoriferi
organizzati in questa maniera: se apri lo sportello la luce si accende dopo trenta
secondi: non è frutto della tua azione. Lo stesso per il microonde: quando metti il
piatto, chiudi lo sportello e premi il pulsante, non parte subito ma parte dopo trenta
secondi, perché l'azione del fuoco, della elettricità non è frutto della tua azione e
quindi non hai trasgredito il sabato. E' un meccanismo veramente incredibile.
Sul peccato. Il primo giorno ho detto che è la religione che ha inventato il peccato
per inculcare il senso di colpa nelle persone in modo da tenerle dominate. Ha esteso il
peccato in ogni ramificazione della vita. Tutto diventa impuro: la vita sessuale, la
vita coniugale, le manifestazioni della vita. Gesù da questo peccato ci ha liberato.
Gesù dal peccato come trasgressione della Legge, perché il rapporto con Dio non è
basato con la Legge, ma è basato con la relazione con gli altri. Gesù non minimizza il
senso del peccato, ma lo riconduce nel suo vero posto. Il peccato non è in relazione
con Dio, ma in relazione con gli uomini. Quando Gesù fa l'elenco delle situazioni
che rendono impuro l'uomo, in nessuna di queste nomina Dio o la religione, ma sono
tutte azioni che danneggiano l'altro e sono la calunnia, sono il rubare, l'omicidio;
tutto quello che fa male all'altro. Gesù non diminuisce il peccato, ma dice che il
peccato non è in relazione a una legge, ma in relazione all'altro. Tutto quello che fai
per nuocere l'altro, questo per il Signore è peccato.
Infine, sul capitolo 7 di Matteo. C'è un brano che non ha né capo né coda. Lo leggo
velocemente: Gesù dice: non chiunque mi dice Signore, Signore entrerà nel regno
dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (non basta un attestato di
ortodossia, ma bisogna praticarla). Molti però mi diranno in quel giorno: Signore,
Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato i demoni e
fatto in nome tuo opere potenti? (non è stato Gesù che ha detto: nel mio nome
profetizzerete, nel mio nome caccerete i demoni, nel mio nome compirete prodigi?)
Allora dichiarò loro: io non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, operatori di
iniquità. Non ci si capisce: non chi dice Signore, Signore. Su questo siamo
d'accordo. Ma questi non si sono limitati a dire Signore, Signore, hanno fatto i
profeti, hanno compiuto i prodigi e cacciato i demoni, ciò che tu gli hai detto di fare. E
perché adesso dici: non vi conosco, via da me, operatori di iniquità. Dicevamo
quanto è importante il lavoro di traduzione: su questo brano ho lavorato sei mesi
perché risultava incomprensibile e nessun commento mi soddisfaceva. Tutto sta in
una particella greca. Gesù dice di compiere le profezie, di cacciare i demoni,di
compiere prodigi nel nome suo. Nel mio nome compirete prodigi. Nel nome di
qualcuno significa nell'assimilazione, nella somiglianza. Quindi Gesù dice: nella
misura in cui mi assomigliate, compirete prodigi nella vostra esistenza. Questi non
dicono nel tuo nome, - letteralmente in greco è „al tuo nome‟ – cioè usando il nome,
hanno compiuto prodigi, hanno profetato e cacciato demoni, ma non perché
somigliavano a Gesù, hanno usato il nome di Gesù. Faccio un esempio: io adesso
posso farvi una bella predica sulla necessità del perdono e tutti quanti perdonate. Ho
compiuto un prodigio, ma poi io sono incapace di perdonare. E' l'uso del nome di
Gesù, ma questo nome di Gesù, questo messaggio di Gesù non è entrato in te. Allora
Gesù dice: via da me – letteralmente il testo ebraico da cui deriva la citazione di
Matteo è „costruttori del niente‟ - Avete, sì, fatto tanto per gli altri, avete predicato
tanto bene, avete compiuto prodigi, ma in voi non avete costruito niente. Ecco perché
subito dopo mette le due case: quello che costruisce sulla parola, e quello che invece
è un entusiasta, non costruisce su niente e crolla. Gesù ci dà un monito a tutti noi che
siamo portati ad annunziare il messaggio di Gesù: che questo messaggio sia
un'espressione di quello che viviamo. Se non lo viviamo, stiamo zitti, perché usiamo
il nome di Gesù, ma questo nome non è radicato in noi. Soltanto se noi lo viviamo,
questa parola avrà conseguenze potenti in noi e negli altri.