Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Tuffarsi per cercare il diritto alla vita. E trovare la morte
Tuffarsi per cercare il diritto alla vita. E trovare la morte
Per un immigrato – ha detto il deputato Jean-Léonard Touadi – i documenti sono questione di vita o di morte». Parole simili deve aver pensato durante l’alluvione di Roma anche Sarang, ragazzo cingalese, che dopo aver messo in salvo la moglie e la figlia neonata si è accorto di non avere con sé i documenti ed è tornato in quell’inferno d’acqua. Il muro del seminterrato dove abitava però, non si è dimostrato solido e impenetrabile come quello dell’indifferenza ma, come questa, l’ha sepolto. Una fine atroce, metafora della vita degli immigrati in Italia. Perché se rischi di morire per un pezzo di carta vuol dire che la tua esistenza senza quel documento non è vita. Perché il permesso di soggiorno da noi non è un diritto legato a precise condizioni, ma un 6 al superenalotto basato sulla discrezionalità. Perché elevare criteri e costi per ottenerlo senza dare in cambio certezze significa porre migliaia di esistenze nella precarietà, vuol dire creare quella “clandestinità” – parola barbara marchiata a fuoco nelle nostre leggi – che si dice di voler combattere.
Non conoscevo Sarang, ma di ragazzi come lui ne incontriamo tanti al C.I.A.O. onlus (associazione che lavora per l’integrazione dei migranti nel XIII municipio di Roma). Persone che si ammazzano di lavoro e poi, la sera, vengono a imparare l’italiano. Ragazzi che ti guardano con una riconoscenza imbarazzante per un «a, e, i, o, u» mentre non immaginano che regalo stiano facendo loro a tutti noi stabilendo l’unico linguaggio che possa consentire di costruire una società civile. Non pretendiamo il migliore dei mondi possibili ma, semplicemente, una terra dove quelli come Sarang non siano costretti a tuffarsi nell’inferno per salvare il proprio diritto alla vita.
http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-60728
Poesia di Laura Marchetti
Il vuoto dell'indifferenza
Ho riempito
fogli di lacrime
quando ho capito che assorbe
come inchiostro
gioia e dolore
e con le sue mani
cattura le ali del cuore.
Ho riempito le stanze
dell'anima di voci e parole
quando ho sentito
il vuoto
come tonfo e rumore sommesso
dell'indifferenza,
cadere lontano
e l'eco non assopito
delle mie speranze
si infrangeva sulle pareti del nulla.
Quando le mani avide
della vita aspettavano,
per riprendersi rivincite.
Quello che sarò
è scritto sui muri del destino,
ciò che sono
è nell'aria di un presente,
ciò che ero
è nel libro della memoria,
scritto nel mio cuore.
| youtube.com28 lug 2009 - 4 min - Caricato da 8Napoli5 |