Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Barabba era, secondo tre dei quattro vangeli canonici, un ribelle e/o assassino ebreo, appartenente probabilmente al partito degli zeloti[1], detenuto dai Romani a Gerusalemme, negli stessi giorni della passione di Gesù.
La figura di Barabba viene presentata in modi diversi nei quattro vangeli canonici.
Il Vangelo secondo Marco (15,7) racconta che «un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli (stasiastôn) che nel tumulto avevano commesso un omicidio», sottolineando quindi l'appartenenza a un gruppo insurrezionale, responsabile collettivamente di omicidio.
Il Vangelo secondo Matteo (27,16) lo definisce «un prigioniero famoso».
Il Vangelo secondo Luca (23,19) afferma che era stato incarcerato per assassino, oltre che complicità in una sommossa: «Questi [Barabba] era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio».
Il Vangelo secondo Giovanni (18,40), invece, afferma solo che egli è un "brigante" (λῃστής, lestés).
Nei vangeli Barabba compare nell'ambito del racconto del processo a Gesù davanti a Ponzio Pilato. Il procuratore romano, non trovando giustificazione alcuna alle pretese di crocifissione fatte dagli accusatori, voleva liberarlo. Secondo i vangeli sinottici era consuetudine del procuratore romano di liberare un carcerato nel giorno di Pasqua. Secondo il Vangelo di Giovanni si trattava di una consuetudine ebraica. Pilato chiese alla folla quale dei due volessero liberare, poiché anche Barabba si chiama Gesù, e quindi voleva prendere in giro il sommo sacerdote Caifa chiedendo: Quale dei due Gesù volete che liberi? Gesù detto il Cristo o Gesù Barabba? E si sentì rispondere: Barabba. (Secondo la teoria di Cattaneo, in realtà gli evangelisti per evitare che il Vangelo fosse considerato dai romani libro sovversivo, attuarono un'inversione delle parti mentre in realtà la folla reclamava la liberazione di Gesù e Pilato voleva la crocifissione. Infatti: La storia del Vangelo, fino a quel punto evolveva in modo drammatico ed estremamente realistico: Giovanni 11, 45-54 In una drammatica riunione fra i Gran sacerdoti ed i maggiorenti dei farisei, si giunge alla conclusione che se non si fermerà Gesù, i romani reagiranno distruggendo l'intera nazione ed il tempio. Viene accettata l'idea di Caifa che propone che sia meglio che perisca uno solo, anziché un'intera nazione. Luca 22, 35-36 Gesù ordina ai suoi seguaci, di acquistare una spada, anche se fosse necessario vendere il mantello per comperarla. Giovanni 12, 1-11 Probabilmente per iniziativa di Lazzaro, si compie su Gesù, la cerimonia dell'unzione dei re di Israele, anche se Gesù, tenendo conto dell'alta probabilità di fallimento, gli da un significato di preparazione del corpo per la sepoltura. Marco14, 1-2 I gran Sacerdoti e gli scribi, cercano un modo per arrestare Gesù lontano dalla folla, per paura di tumulti. Marco 14, 10-11 I gran sacerdoti accettano di pagare un traditore affinché gli consegni Gesù. Giovanni 12, 12-19 Gesù entra in Gerusalemme accolto al grido di: Viva il Re Di Israele. Giovanni 18, 1-11 Un reparto romano di seicento uomini, (l'intera guarnigione di Gerusalemme) agli ordini di un pretore, accompagnato dalle guardie dei sacerdoti e dei farisei: guidato da Giuda si avvia nella notte per catturare Gesù, che dopo una breve resistenza Armata dei suoi, viene arrestato. Dopo quello che si potrebbe definire un interrogatorio di garanzia nel Sinedrio, in cui si stabilisce che essendo un bestemmiatore Cristo non può essere il Messia, viene consegnato a Pilato. Qui inizia l'inversione: Pilato che, evidentemente concedeva ai sacerdoti un battaglione ogni volta che c'era da arrestare un bestemmiatore, non vede il motivo per cui debba condannare Gesù. Per smuoverlo, i sacerdoti sono costretti a ricorrere ad una folla (l'autore evidentemente si è dimenticato che la folla sostiene Gesù) che strilla di crocifiggerlo, chiedendo persino che il suo sangue ricada su loro ed i loro figli (assurdamente incredibile) e di liberare al suo posto un tale che si chiama figliodelpadre (Bar Abba) (Anzi nei Vangeli antichi c'era scritto Jesus detto Bar Abba) Dato che lo scopo dell'autore, era quello di evitare che chi fosse stato trovato in possesso del Vangelo potesse essere accusato di praticare una religione in cui si accusava un procuratore romano di aver condannato a morte il suo fondatore, il racconto va letto al contrario: Pilato che voleva a tutti i costi mettere le mani sul pericoloso sovvertitore, teme che i sacerdoti, essendo ebrei come il sovvertitore, per salvarlo gli abbiano consegnato un "povero cristo" per trarlo in inganno. Alla fine, per accertarsi sull'identità, ricorre al trucco di mostrarlo alla folla che saputo dell'arresto di Gesù si era radunata davanti al palazzo. Questa ingenuamente, riconosciuto Gesù si mette a Gridare: Peçan Bar Abba (Libera il Figlio del Padre, si pronuncia Petzan Bar Abba) (Non dimentichiamo che gli ebrei, non potendo pronunciare Dio, lo chiamavano Abba) Togliendo ogni dubbio a Pilato. A questo punto il Vangelo riprende la sua autentica storia: Matteo 15, 16-20: I soldati beffeggiano il desiderio di Gesù di instaurare il regno di Dio su una loro provincia, rivestendolo per scherno con una porpora regale ed una corona di spine (Che senso avrebbe avuto farlo con un bestemmiatore? E se Pilato lo riteneva innocente, perché permettere questa crudele beffa?) lo flagellano, e lo conducono sul Calvario, dove, scomparsa l'assatanata folla che lo voleva morto (Luca 23, 27) Gesù è seguito da una gran folla che faceva cordoglio e lamento su di lui. E (Marco 15, 26) lo crocifissero su una croce con un cartello che indicava il motivo della condanna: Re dei Giudei.
Il nome Barabban[2], tramandato dalla maggior parte dei manoscritti in greco dei vangeli, era in aramaico un patronimico: Bar-abbâ, "figlio del padre" [3]. Alcuni dei più antichi manoscritti presentano la forma bar rabba(n), "figlio del (nostro) maestro". In pochi manoscritti in greco ed in siriaco del Vangelo di Matteo il patronimico, preceduto dal nome Iesoûs, è stato tradotto nella versione inglese con Jesus bar-Abbas[4], "figlio del Padre"[5], nella versione italiana è stato cancellato Iesoûs ed è chiamato solo Barabba[6].
Abba significa "padre" in Aramaico, ed appare sia tradotto sia non tradotto nei vangeli. Una traduzione di Bar-Abbas sarebbe figlio del padre. Gesù spesso si riferisce a Dio come "padre", e l'uso di Gesù della parola Aramaica Abba compare non tradotta in Marco 14:36 (nella maggioranza delle traduzioni in inglese). Questo ha portato alcuni autori a speculare che "bar-Abbâ" potrebbe oggi essere riferito a Gesù stesso come "figlio del padre". Nei vangeli, Gesù si riferisce a sè stesso come "figlio di Dio", ma non si riferisce sempre a sé stesso come "figlio del padre"[7].
Secondo Fanelli[8] la parola aramaica Abbà sarebbe il nome di Dio, rivelato da Gesù stesso nel Nuovo Testamento (nel vangelo di Marco Gesù si rivolge a Dio chiamandolo Abbà[9], la parola appare anche nelle lettere di Paolo di Tarso ai Romani[10] ed ai Galati[11]), quindi bar-Abbà si tradurrebbe con "figlio di Dio", essendo stata la parola Dio impronunciabile per gli antichi ebrei[12].
Il film più celebre su tale argomento è Barabba (1961) di Richard Fleischer, con Anthony Quinn. Seguono altri film minori, e vari serial televisivi. Tutti sono molto romanzati se non completamente inventati, giacché della biografia di Barabba non si conosce nulla, a parte gli episodi biblici.