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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2008/9/4/Dante-poeta-dell-impossibile/5148/

 

Dante, poeta dell’impossibile

giovedì 4 settembre 2008

 

Dante, poeta dell’impossibile  

Se la Commedia di Dante è potuta diventare, nel giudizio soprattutto degli studenti, un’opera noiosa e difficile da affrontare, non è perché si tratti di poesia troppo alta per essere compresa; è invece stato soprattutto colpa dei professori, che hanno «rubato la vita al poema dantesco». Parola di Robert Hollander, professore di Letteratura Europea all’Università di Princeton e tra i massimi esperti mondiali della poesia dantesca, che nei giorni scorsi ha preso parte al Meeting di Rimini per parlare dell’“avventura dell’io in Dante”. 

 

Professor Hollander, la poesia di Dante si caratterizza soprattutto per il fatto di parlare delle “cose ultime”: ma noi, oggi, siamo in grado di recepire una poesia di questo genere? 

 

In effetti questo è il problema fondamentale con cui il dantismo da sempre deve fare i conti, vale a dire la nostra incapacità, o, meglio, il nostro rifiuto ad affrontare le ultime questioni. Dopo il Romanticismo abbiamo avuto critici come De Sanctis e Croce, uomini di grande stile e potenza intellettuale, che però hanno operato una sorta di riduzione, nell’intenzione di lasciarci un Dante più simile a noi. Questo almeno per quanto riguarda l’Inferno; difficilmente la stessa operazione sarebbe riuscita per il Paradiso, e direi anche per il Purgatorio, cantiche più difficili da affrontare per chi rifiuti di considerare attentamente la posizione teologica di Dante. Parlando dei grandi eroi dell’Inferno (Francesca, Farinata, Ulisse, Ugolino etc.) è invece più semplice immaginarci un Dante come noi. 

 

E questa è secondo lei un’operazione non corretta dal punto di vista critico? 

 

È secondo me un grandissimo sbaglio. Dante ci porta al confronto con questi personaggi certamente con l’intento di farci capire che loro sono come noi, ma in quanto peccatori. Dante sperava che ognuno di noi, leggendo ad esempio il caso di Francesca, vedesse che lei dopo tutto era una peccatrice, e che aveva fallito riguardo alle cose importanti della vita: ha scelto cioè una via peggiore, che condanna la persona che la segue. Questa potrebbe sembrare una cosa ovvia, ma leggendo la critica degli ultimi centocinquant’anni non è affatto chiaro che la maggioranza dei critici capisca questo. 

 

Elemento centrale della poesia dantesca, fino all’ultimo gradino del Paradiso, è la figura di Beatrice, e la concezione dell’amore che Dante matura e approfondisce lungo tutto il suo percorso: come possiamo capire questa idea così grandiosa dell’amore? 

 

È la domanda più importante per capire l’intera opera dantesca. Nella Vita Nuova c’è un poeta che ha deciso di tracciare una nuova pista – post-guinizzelliana e post-cavalcantiana – secondo cui la donna non è semplicemente una donna, e non è neppure vicina ad essere un angelo: è una persona viva che assomiglia in tutto a Gesù Cristo. E questa è un’idea pazzesca! Dante inizia dunque questo percorso per sondare fino in fondo, fino all’ultimo le possibilità che la poesia per una donna può offrire. E nessuno aveva fatto questo prima di lui: c’era san Francesco, che però parlava direttamente di Dio. È una pista completamente nuova, quella che Dante ha deciso di aprire; e per di più lo fa scrivendo anche un auto-commento, che è una cosa che non si deve mai fare! Da questo possiamo capire come la carriera poetica di Dante sia caratterizzata dal dedicarsi alle cose impossibili e proibite. Ecco dunque che abbiamo la Vita nuova, un’opera in cui, soprattutto alla fine, possiamo intravedere il fatto che Beatrice rimanda a Gesù Cristo. E poi, il silenzio. 

 

Che cosa accade a Dante tra la Vita Nuova e la Commedia

 

Come sappiamo, verso il 1304 si colloca l’inizio della composizione del Convivio e del De Vulgari eloquentia: in entrambe queste opere Dante è un uomo cambiato. È un momento molto difficile e complesso del percorso dantesco, segnato dal tentativo di iniziare una nuova carriera come poeta, che potremmo definire più convenzionale. L’amore nel Convivio, infatti, non ha più nulla a che fare con la concezione della Vita Nuova: ora la donna è la filosofia, e non c’è eresia in questo, è una cosa totalmente accettabile.

Ma ecco che a un certo punto, nel 1307-1308, Dante decide di abbandonare il Convivio – lasciando interrotto anche il De Vulgari eloquentia – e dà inizio alla Commedia: riprende cioè il percorso della Vita Nuova, per portarlo a compimento. 

 

È talmente forte la continuità tra le due opere che si è addirittura ipotizzato che la conclusine della Vita nuova sia stata scritta quando già Dante aveva in mente la Commedia… 

 

Questo è sicuramente falso, oltre che filologicamente indimostrabile: la Vita Nuova è opera compiuta, integra. Quello che bisogna capire è che già al tempo della Vita Nuova Dante aveva in mente quanto poi ha compiuto nella Commedia. Ma il fatto è che, dopo aver intrapreso questo percorso, ha in un certo senso realizzato che quella era una pista troppo difficile, che la gente non poteva capire, e se anche l’avesse capita, non avrebbe però potuto amarla. Troppo difficile accettare una soluzione di questo genere, cioè una donna modellata su Gesù Cristo. E anch’io, dicendo questo di lui, sono quasi imbarazzato! Non è una cosa che si fa; e non per nulla non è stato più fatto. E invece Dante nella Commedia ritorna a proprio su questo, ritorna su Beatrice-Cristo. Il resto è la storia che conosciamo. 

 

Nonostante tutte le difficoltà della poesia dantesca, le letture della Commedia negli ultimi tempi stanno registrando un grandissimo successo, prima con Vittorio Sermonti e poi con gli spettacoli di Roberto Benigni. Come spiega un tale successo, per un autore che forse per troppo tempo abbiamo relegato ai banchi di scuola? 

 

Se questo è accaduto è per colpa nostra: noi professori siamo i responsabili, io incluso. Siamo noiosi, e rubiamo la vita del poema dantesco. Non saprei dire bene il perché: forse perché è un poema molto complesso, e ha bisogno di uno studio serrato. Il modo principale con cui Dante è stato rubato della sua essenza, e di cui ho parlato nel mio primo libro, Allegory in Dante’s «Commedia» (1969), è il fatto che lo si è voluto ridurre a poeta allegorico, e sostanzialmente, per questa strada, a un poeta da bambini. È Dante stesso, invece, a darci la soluzione di questo problema: egli spiega infatti che esiste un’allegoria dei teologi e una dei poeti, e nell’epistola a Cangrande dice chiaramente di aver seguito nella sua poesia l’allegoria dei teologi. È una cosa ben diversa: non c’è allegoria poetica in Dante (a parte alcune immagini, come ad esempio le processioni nel Paradiso terrestre) e la Commedia è scritta esattamente come se fosse storia. Questa è la cosa più importante: bisogna leggere Dante come se tutto fosse accaduto. Virgilio non è la ragione, Beatrice non è la fede: Virgilio è Virgilio, Beatrice è Beatrice, e Dante è Dante: sono persone storiche, e questo è tanto evidente quanto fondamentale. 

 

Possiamo però dire che questa interpretazione corretta di Dante sta a poco a poco facendo breccia, e diffondendosi anche tra gli studenti. 

 

Io ho trovato, personalmente, che i ragazzi universitari sono pronti ora per il nuovo Dante, per il Dante storico, non diverso da noi. Un uomo sincero, credente, con una sicurezza di se stesso, e con un senso maturo della letteratura. Egli, infatti, leggeva Virgilio come nessun altro lo avrebbe letto, e così anche Ovidio, e i Vangeli. Leggeva tutto nello stesso modo: anche Ovidio è storicizzato. Dante crede nella storia, e ama pensare in quanto uomo che è dentro alle vicende del mondo; ecco perché è anche poeta politico. 

 

Questo modo di leggere i classici, Virgilio e Ovidio, non rappresenta però una sorta di approccio “immaturo”, rispetto ad esempio a quello che poi metteranno in atto gli umanisti? 

 

Secondo me è invece più maturo, perché non allegorizza; gli umanisti, invece, da questo punto di vista hanno ammazzato gli autori. Loro hanno fatto un’altra cosa, hanno cioè riscoperto il testo, e questo è un contributo veramente enorme.

Per capire bene Dante sotto questo aspetto basta pensare alla corrispondenza con Giovanni del Virgilio, il quale era professore e leggeva gli autori con il filtro dell’allegoria; le quattro egloghe sono documenti molto affascinanti, perché ci danno il senso di cosa sia l’accademismo. Dante invece non era un professore, e il pubblico che aveva in mente era la gente comune, certamente anche acculturata, ma comunque un pubblico borghese, fatto di lettori appassionati. È un autore che parla di cose grandi, delle “cose ultime”, come detto all’inizio, ma rimane al tempo stesso un poeta profondamente popolare.

► 3:15► 3:15
www.youtube.com/watch?v=UBTPFZJPkAI18 mar 2012 - 3 min - Caricato da playwindsurfer


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G
GRAZIE per l’Attenzione.<br /> <br /> In sette secoli di CRITICA DANTESCA, se, almeno per senso!, non è tutto da rifare è almeno tutto da rivedere. <br /> Ed ecco un qualche perché. <br /> <br /> <br /> Sì, sì...!!! Però DANTE è MORTO sicuramente il Martedì liturgico del 14 Settembre 1322 e NON AFFATTO il Lunedì liturgico 14 Settembre 1321 come ci si appresta a festeggiare. Siamo di fronte ad un TRADIMENTO del senso attribuito a Dante PERSONAGGIO, da Dante Persona. <br /> Il professor ENRICO MALATO sembra fregarsene altamente delle dimostrazioni rigorosamente scientifiche che conducono al 1322, invece che al 1321. Maaahhh…!!! Mi sbaglio...??? <br /> Allora ci RIPROVO in un'altra maniera.<br /> <br /> Al nostro amatissimo Papa FRANCESCO.<br /> Da quando sono stati scoperti, o evidenziati dai Media, la Chiesa cattolica ce l’ha avuta a morte con i preti pedofili. Sembra a lei che la infanghino e perciò li allontana, li oltraggia e li tacita, anche nel tentativo di rifarsi una verginità. Il tutto dunque giustamente…!!!, ma c’è un “mahhh…!!!???” E specialmente dopo aver visto il recente film di Ozon “Grazie a Dio”.<br /> Nella Chiesa una tale reazione avviene anche perché, se venisse fuori come molti preti pedofili siano così, non abbiano resistito e sono arrivati biasimevolmente a tanto, in non pochi casi emergerebbe che la loro infanzia e gioventù non sarebbe stata da far meno pena e tristezza di quella delle loro vittime. E, in tal caso, la responsabilità potrebbe dover essere ricercata, da una attenta analisi intellettuale tipo quella di Pier Paolo Pasolini, proprio dentro la stessa Chiesa. Per me dovuta al persistere della mentalità della santa Inquisizione: volere, ammassare preti, ad ogni costo, costi quel che costi.<br /> La mentalità della santa Inquisizione era infatti quella di far diventare preti tutti quelli che prestavano il fianco ad essere convinti: spesso a causa di una loro qualche debolezza, o stato di abbandono, o forse mania di grandezza.<br /> Santità, la VOCAZIONE NON ESISTE, e mi scusi il tono: se lo metta bene in testa…!!! Questo poiché, o ce l’hanno tutti gli uomini, o non ce l’ha quasi nessuno: e dunque esclusivamente, come sostiene Dante, i PROFETI, come lui.<br /> Nel caso aperto da Dante si tratterebbe di quei Profeti che vengono elaborati attraverso la nona scienza medievale, cioè comparabile al nono Cielo cristallino, acqueo e di Maria e corrispondente alla FILOSOFIA di Pittagora sotto il Cristianesimo (Convivio, II, XV, 11 – 12). In questo Cielo cristallino e di Maria, dove sempre nevica, ma all’insù (Par., XXVII, 67 – 72), sta la chiave delle possibili vocazioni al sacerdozio. Santità la Chiesa deve mettersi l’animo in pace, il PAGANESIMO, almeno quello di Pittagora, qui e almeno per adesso ci vuole (Inf., I, 91: “A te convien tenere altro viaggio” ) e non lo dice solo Friedrich Nietzsche.<br /> Dal nono Cielo cristallino viene poi ogni tanto buttato giù sulla Terra un Profeta a far luce, e ad illuminarla: “un punto vidi che raggiava lume/ acuto sì, che ‘l viso ch’elli affoca / chiuder conviensi per lo forte acume;” (Par., XXVIII, 16 – 18). Il volo a lui glielo fanno fare attraverso quella finestra da cui già venne visto Dante assai sbigottito e con “dolorosi pensamenti” (Vita Nuova, XXXV 1 – 2), dalla “gentile donna giovane e bella molto”: cioè dalla Filosofia di Pittagora sotto il Cristianesimo. E fu lei a salvarlo. In Dante senza la scienza ad hoc non ci può essere possibile sacerdozio. Sarà una rivoluzione, ma lui dice questo: e non è un superficiale e tanto meno un cretino.<br /> Ebbene di questi Profeti buttati giù dal nono Cielo in base a Dante, la Chiesa, per tradizione, non si fida in quanto, per le novità annunciate, le rompono tutti le uova nel paniere, come accadde non solo a Giordano Bruno, ma anche allo stesso Dante: “igne comburatur sic quod moriatur”, recita infatti la sentenza contro di lui del 10 marzo 1302.<br /> Anche Dante almeno in teoria fu, dal Venerdì 9 Giugno 1290 in poi, ossia dal giorno dopo la morte di Beatrice e fino al sabato 25 Marzo dell’anno 1301, primo giorno di inizio del viaggio dantesco, un PEDOFILO. lui si perse a star dietro a qualche “pargoletta”, o donna appena in età fertile (Pur., XXXI, 58 – 60). Fece malissimo…!!! Però la tentazione esiste e per Dante può essere vinta solo dalla ricerca delle ultime quattro e più grandi scienze medievali e dantesche.<br /> Nel medioevo le scienze sotto cui tutto il Cosmo poteva venire racchiuso, o sussunto, come sotto un cappello, ivi compreso il decimo cielo Empireo, erano in tutto dieci, ma quelle decisive e adatte al nostro scopo sacerdotale erano le ultime quattro più grandi e magnificenti: l’ “Astrologia” del settimo cielo di Saturno; la “Metafisica” dell’ottavo cielo delle Stelle fisse; la “Morale Filosofia”, o Filosofia pitagorica sotto il Cristianesimo del nono Cielo cristallino e di Maria; la “Divina Scienza”, o sacra Liturgia, del decimo cielo Empireo e in cui oggi ci metterei anche quella di tutte le religioni: specialmente poi se con essa nelle chiese si potesse, non solo cantare, ma anche danzare.<br /> Santità…!!! La Tradizionale Critica Dantesca sotto la spinta della Curia Romana, ossia sotto la mentalità della santa Inquisizione, ha più o meno coscientemente ignorato queste stesse quattro superiori scienze, o ne ha invertito i ruoli gerarchici. Se Lei farà qualcosa per ristabilire la Verità, a stare a Dante anche il tema di pedofilia la stessa Chiesa ne troverà giovamento, un gran beneficio.<br /> Non creda dunque all’efficacia della severità delle leggi: creda invece alla modificazione in meglio della nostra cultura moderna e, ad oggi, a cominciare da un autentico e puntuale studio dell’Opera dantesca. Anem.<br /> <br /> Codice, per “Lettera aperta su Dante e Beatrice” messo dai “Frati minori conventuali” di Ravenna:<br /> <br /> • https://centrodantesco.it/notizie/lettera-aperta-su-dante-e-beatrice/?fbclid=IwAR0vDTnRG51j_fIXgKOc3yMcPXw5L5BllXgckfGGXPLQkZfGuW2__kBQ1U4<br /> <br /> <br /> Copia e incolla LINKEM su Internet): <br /> http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA
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N
Finalmente di nuovo una Sua visita sul mio blog!!!! Grazie Signor Giovangualberto!!! L'ho atteso tanto il Suo ritorno. E proprio nel 30mo anniversario della caduta del muro di Berlino!!!! Grazie. Vorrei pubblicare questo Suo contributo con un articolo nuovo sul blog. Devo riflettere solo sul titolo da dedicargli. Saluti Riccardo