Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
SEMINARIO INTERNAZIONALE NELSEGNODIZARRI
RETTORE E DIRETTORE SPRITUALE : POSTO VACANTE
http://www2.diocesimileto.it/vescovo/sicar.pdf
LUIGI RENZO
Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea
IL POZZO DI SICAR
“L’acqua viva che zampilla
per la vita eterna” ( Gv. 4,14)
Lettera Pastorale 2008-2009
GESU’ E LA SAMARITANA (
Gesù)
lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea.
(Gv. 4, 3-14)
I. APPUNTAMENTO AL POZZO DI SICAR
Carissimi fedeli laici e consacrati, Sacerdoti e Religiosi tutti,
non sembri
estemporaneo il titolo che ho voluto dare a questa mia prima Lettera
Pastorale alla diocesi, da cui dovranno tra l’altro scaturire le linee
programmatiche del nostro anno pastorale, avviato ufficialmente dal
Convegno diocesano del 17-19 settembre su
“Parrocchia comunità
missionaria in ascolto della Parola”
e che dovranno inquadrarsi nel più
ampio progetto dell’anno della Parola e di S. Paolo voluti da Benedetto XVI
per tutta la Chiesa.
L’anno di S. Paolo è già in corso dal 28 giugno c. a. per celebrare il
bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti e che si concluderà il 29
giugno 2009, mentre
“La Parola di Dio nella vita e nella missione della
Chiesa”
è il tema del Sinodo dei Vescovi (Roma 5-26 ottobre 2008): due
eventi straordinari che coinvolgono tutti e a cui non possiamo non ispirarci
in questo nostro anno pastorale.
Il titolo della Lettera, pertanto, vuole indicare lo stile di rapporti e di
metodo di lavoro che dovranno caratterizzare il nostro cammino di Chiesa
locale e di singoli fedeli: stile e metodo che appariranno più evidenti
riflettendo sul significato dei singoli termini della pericope evangelica del
pozzo, dell’acqua e dell’ora di mezzogiorno in cui avviene l’incontro tra
Gesù e la Samaritana.
1.
Il ”pozzo di Sicar”
, noto come pozzo di Giacobbe nella terra di Samaria,
è il luogo appartato dove Gesù incontra quasi occasionalmente (ma non
troppo!) la Samaritana e dove si svolge uno dei dialoghi più significativi,
appassionati e sconvolgenti del Vangelo. Gesù entra nel cuore e nella vita di
questa donna determinandone un cambiamento radicale fino ad aprire per lei
un itinerario di vita completamente nuovo ed inaspettato.
In questa luce, il “pozzo di Sicar” può e dovrà essere il luogo più adatto
anche per il nostro incontro con Gesù, con la sua Parola perché sulla scia di
S. Paolo e della Samaritana possiamo intraprendere a nostra volta un
cammino di fede pastoralmente valido e significativo negli esiti presenti e
futuri.
2.
Il pozzo
. Nella tradizione biblica è simbolo dell’acqua viva ed è segno di
Dio stesso (Ger. 2,13), della sua sapienza (Sir. 24,23-29). Dai Patriarchi era
considerato il luogo privilegiato dell’incontro tra fidanzati (Gn. 24,11; 29,2;
Es. 2,15). Ha quindi un simbolismo sponsale che culmina e trova
rispondenza nell’immagine paolina della Chiesa-sposa, che presso il pozzo
del tempio spirituale incontra ed ama Cristo-sposo.
Il pozzo, allora, diventa il luogo dell’amore, dell’intimità, della
confidenza più piena. E’ il luogo dove l’ascolto reciproco diventa sistema e
metodo in attesa dell’acqua viva trascendente data da Gesù e che “disseta
radicalmente lo spirito dell’uomo”.
1
3.
L’acqua
. Nel Vangelo “spirituale” di Giovanni non è solo l’elemento
naturale che disseta, ma è simbolo dei grandi doni del Dio della Bibbia, che
anticipano il dono definitivo di Gesù. Nell’antica Alleanza rappresenta la
Legge data a Mosè, la Sapienza, la Profezia, il tempio di Gerusalemme.
L’acqua “viva” offerta da Gesù è la sua Rivelazione definitiva, è la novità
assoluta del suo Vangelo che determina il cambiamento radicale della vita; è
“acqua che zampilla per la vita eterna”. (Gv. 4,14).
Scrive S. Cirillo d’Alessandria che l’acqua viva “è il dono vivificante
dello Spirito per mezzo del quale l’umanità, sebbene abbandonata
completamente … e secca, … viene restituita all’antica bellezza della
natura”.
2
4.
“Verso mezzogiorno”.
Come spesso nella Bibbia, gli incontri cruciali di
Dio avvengono “nell’ora più calda della giornata” (Gn. 18,1), a
mezzogiorno, perché questa è l’ora più luminosa della giornata quando il
sole è al culmine dello splendore. Rappresenta quindi la luce della
rivelazione di Gesù: “La tua Parola nel rivelarsi illumina”. (Sal. 119,30).
Nell’umanità-rivelazione di Gesù si manifesta la piena luminosità della
Parola di Dio, il suo “mezzogiorno”.
Ma il mezzogiorno è anche il momento in cui la sete si fa sentire più
forte e lancinante e, quindi, simbolicamente è il momento ideale in cui il
cuore dell’uomo è pronto ad accogliere docilmente la Parola.
Al pozzo di Sicar, nell’ora più calda e più luminosa del giorno, ci sono
tutti i presupposti per un evento determinante e per certi versi sconvolgente:
“Il Signore promette alla samaritana un’acqua capace di trasformarsi, in chi
ne beve, in sorgente che zampilla per la vita eterna, cosicché chi ne beve
non abbia mai più sete”.
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Si giustifica, allora, la pronta richiesta della Samaritana: “Signore,
dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui
ad attingere acqua”. (Gv. 4,15).
5. Il fatto più sconvolgente ed insieme consolante, comunque, è che,
dissetati da Gesù, a nostra volta siamo trasformati in “acqua viva”: “Chi ha
sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di
acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. (Gv. 7,38).
L’amore (acqua viva) trasforma, coinvolge e trascina. E’ vero, quindi,
che il pozzo di Sicar è il pozzo dell’amore, del grande incontro-evento “che
dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”;
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è il luogo
del mandato missionario dato ai discepoli.
6. Il nostro ritrovarci convocati al pozzo di Sicar, pertanto, è un voler
sentire la sete di un grande incontro di amore, che conduce inevitabilmente
alla comunanza fedele del volere e del pensare con la persona amata. “La
storia di amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa
comunione di volontà cresce in comunione di pensiero e di sentimento e,
così, il nostro volere e la volontà di Dio coincidono sempre di più: la volontà
di Dio non è più per me una volontà estranea, che i comandamenti mi
impongono dall’esterno, ma è la mia stessa volontà, in base all’esperienza
che, di fatto, Dio è più intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce
l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cf. Sal. 73, 23-28)”.
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La sete di acqua si farà sete della Parola, desiderio intenso di incontro
con Gesù e l’esperienza di amore al “pozzo di Sicar” sarà per tutti volontà
ferma di impegno sistematico di studio, di catechesi, di preghiera tenendo
nelle mani e nel cuore la sacra Bibbia.
7. Il questionario sulla Bibbia svolto nei mesi scorsi in diocesi ci ha dato un
quadro poco rassicurante sulla conoscenza della Parola di Dio. Quadro che
ripete, purtroppo, la situazione generale italiana: il 75% possiede una
Bibbia, ma solo il 27% ne ha letto un brano negli ultimi 12 mesi. Nello
stesso Insegnamento della Religione Cattolica e persino in molte omelie - si
lamenta - la Bibbia, il libro della fede, è la grande assente, spesso sostituita
da inutili analisi socio-politiche e catechesi superficiali e ripetitive.
E’ un dato, questo, che deve far pensare e soprattutto deve scuotere le
nostre coscienze: come si possono formare laici maturi in grado di
testimoniare i valori cristiani e la dottrina sociale della Chiesa se la Bibbia
resta assente? Non si può evangelizzare e promuovere la cultura cristiana
senza partire dalla Scrittura. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, scrive S.
Girolamo, è ignoranza di Cristo”.
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8. E’ pur vero che a partire dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha avvertito
forte “l’impegno di annunciare il Vangelo agli uomini del nostro tempo
animati dalla speranza, ma, parimenti, spesso travagliati dalla paura e
dall’angoscia”;
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ma è pur vero che oggi stiamo vivendo un passaggio
culturale epocale, che gli studiosi definiscono “post-religioso”, per cui è
diventato sempre più difficile dialogare col mondo in perpetua
trasformazione. Il problema che si pone è come annunciare il Vangelo ad un
mondo ed in un mondo in cui è destrutturata la stessa concezione classica
dell’uomo, dei legami familiari, della società, dell’etica, dello stesso
cristianesimo. Siamo nell’epoca della fine della religione, nella quale non è
più offerta al soggetto umano una tavola condivisa di riferimenti, di valori
innegoziabili e gerarchicamente strutturati, con cui valutare e ordinare
l’esercizio della libertà e da cui far dipendere il proprio desiderio di una vita
buona e felice.
9. Se poi guardiamo dentro la nostra Chiesa, ci si accorge come spesso
usiamo linguaggi che non comunicano, serpeggiano nel popolo forme di
pseudo-misticismo che rasentano il fanatismo, forme di religiosità ambigue
e fatte di esteriorità talora esasperante che bloccano ogni proposta di
cambiamento: certe feste religiose c’è da chiedersi se non siano più pagane,
che cristiane. Che fare perché le “ossa aride” di tanti gesti religiosi si
rianimino sotto il soffio di un annuncio liberatore?
Senza lasciarci travolgere dallo scoraggiamento, è necessario come
Chiesa prendere coscienza dell’urgenza di scuoterci e di investire nei
prossimi anni in itinerari di fede seri, in grado di puntare sulla formazione di
personalità mature, capaci di testimoniare il “grande <sì> di Dio all’uomo”.
La Chiesa - ci ricorda il santo vescovo pugliese D. Tonino Bello - è inviata
non per stabilire col mondo rapporti di compromesso, o di mutua
sopportazione, o di convivenza pacifica, ma per testimoniargli, a volte anche
in forme paradossali e scostanti, la salvezza operata da Dio”.
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10. Con la piena fiducia, allora, nella presenza tra noi di Cristo risorto, che
ci dà appuntamento al “
pozzo di Sicar
” per offrirci la sua “acqua
zampillante”, ripartiamo rincuorati, certi che “compito assolutamente
primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che cerca ragioni per
gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della vita in
Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo”.
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L’anno pastorale che si apre, pertanto, sarà occasione propizia e paziente
per riscoprire nelle nostre comunità la centralità della Parola, facendo
sapientemente tesoro degli stimoli che ci vengono dall’Anno Paolino ed
invogliando i fedeli a riprendere in mano la Bibbia e a sentire più forte la
fame “d’ascoltare la parola del Signore”. (Am. 8,11).
E’ ancora Benedetto XVI ad esortarci ad intraprendere un cammino serio
di fede: “Abbiate cura della formazione spirituale e catechistica, più che mai
necessaria per vivere bene la vocazione cristiana nel mondo di oggi. Lo dico
agli adulti, alle famiglie, ai giovani: coltivate una fede pensata, capace di
dialogare in profondità con tutti, con i fratelli non cattolici, con i non
cristiani e i non credenti. Portate avanti la vostra generosa condivisione con i
poveri e i deboli, secondo l’originaria prassi della Chiesa, attingendo sempre
ispirazione e forza dall’Eucaristia, sorgente perenne della carità”.
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4
Doveva perciò attraversare la Samarìa. 5Giunse pertanto ad una
città della Samarìa chiamata Sicàr, vicina al terreno che
Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:
6qui c'era il pozzo di
Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il
pozzo. Era verso mezzogiorno.
7Arrivò intanto una donna di
Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere".
8I
suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.
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Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi
da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti
non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
10Gesù le
rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice:
"Dammi da bere!", tu stesso gliene avresti chiesto ed egli ti
avrebbe dato acqua viva".
11Gli disse la donna: "Signore, tu non
hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai
dunque quest'acqua viva?
12Sei tu forse più grande del nostro
padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i
suoi figli e il suo gregge?".
13Rispose Gesù: "Chiunque beve di
quest'acqua avrà di nuovo sete;
14ma chi beve dell'acqua che io gli
darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò
diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita
eterna".
N O T E
1. Cf. G. RAVASI,
Il racconto della Bibbia
, Milano 2006, IX, p. 145.
2. Cf.
Commento al Vangelo di Giovanni
, II, IV.
3. Cf. BENEDETTO XVI,
Gesù di Nazaret
, Milano 2007, p. 281.
4. Cf. BENEDETTO XVI,
Deus caritas est
, 2005, n. 1.
5. Cf. BENEDETTO XVI,
Deus caritas est
, n. 17.
6. Cf. GEROLAMO,
Commento a Isaia,
Prologo.
7. Cf. PAOLO VI,
Evangelii nuntiandi
, 1975, n. 1.
8. Cf. D. T. BELLO,
Non c’è fedeltà senza rischio
, Cinisello Balsamo 2000, p. 15.
9. Cf.
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
, Orientamenti Pastorali della CEI
per il primo decennio del Duemila, n. 4.
10. Cf. Discorso tenuto a conclusione della Visita Pastorale a Genova il 18 maggio 2008.
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