Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
SEMINARIO INTERNAZIONALE NELSEGNODIZARRI
RETTORE E DIRETTORE SPIRITUALE : POSTO VACANTE
https://docs.google.com/BQGgsJ:www.fattinonfoste.it/1/upload/rifiuto_della_sessualita_.pdf
3.3 RIFIUTO DELLA SESSUALITA’
Il dogma del peccato originale ha provocato tutta una serie di conseguenze negative,
tra le quali va annoverato in primis il rifiuto della sessualità.
3.3.a LA SESSUOFOBIA
Uno dei capisaldi del pensiero di S. Paolo, (è lui che mette in moto la “macchina
ideologica” del peccato originale), è il contrasto tra la vita secondo la carne e la vita
secondo lo spirito: <<Se vivete secondo la carne, precipiterete nella morte; se con lo spirito fate
morire gli atti del corpo, vivrete. Giacchè tutti quelli che seguono lo spirito di Dio sono suoi figli. [...] Io
trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel
mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della
mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi
libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro
Signore! Io, dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato>>.
(Lettera ai Romani, 8, 13.14; 21-25, S.B.CEI)
L’unità corpo-spirito è spezzata: lo spirito viene contrapposto al corpo, che subisce
una profonda svalutazione, un giudizio sostanzialmente negativo, in quanto fonte di
peccato.
Vale la pena di chiederci a questo punto: il pensiero di Paolo è fedele o tradisce
l’insegnamento di Gesù? A mio modesto giudizio, il richiamo di Gesù alla interiorità, alla
purezza, all’amore verso Dio e verso il prossimo non giunge mai a contrapporre il corpo
alla spirito. Da buon ebreo, egli concepisce l’uomo come un tutto unitario, come una
unità inscindibile.
Il rifiuto del corpo e in particolare della sessualità viene rafforzato dalla convinzione
che il peccato originale si trasmette per propagazione carnale. (Noto di passaggio, la
palese contraddizione tra la creazione diretta dell’anima da parte di Dio e la trasmissione
del peccato originale per via carnale.)
Per la Patristica il sesso comporta sempre peccato: e S. Agostino spiega che è il
piacere dell’amplesso sessuale, la concupiscenza, a macchiare di peccato la creatura che
viene generata.
Il retaggio sessuofobico è presente in molti padri della chiesa, tra cui S. Girolamo.
“La piaga dell’umanità - diceva - è il matrimonio. Lo considerava l’ottavo peccato capitale,
e si dimenticava che era un sacramento. Era ossessionato dal sesso e proponeva di
<<abbattere con la scure della verginità l’albero del matrimonio>>. [...] Disse che la
verginità poteva essere perduta anche con un solo pensiero e raccomandò per serbarla il
cilicio e il digiuno.” (Montanelli - Gervaso, L’Italia dei secoli bui, Ed. Rizzoli)
Un riflesso di questa ideologia sessuofobica è presente persino in Giovanni Paolo II,
nonostante il suo piglio moderno e la sua esuberante vitalità. Non solo egli ha affermato
che gli sposi cristiani, nell’amplesso non devono ricercare il piacere, ma ha negato la
funzione positiva e provvidenziale del desiderio sessuale nell’economia della natura e della
vita di coppia, come risulta dalla citazione che segue.
“Per ben due volte, Giovanni Paolo II, parlando di <<adulterio insito nell’occhio del
marito che guarda con desiderio la moglie>>, un adulterio che è tale anche se non viene
consumato, aveva resuscitato una concezione di Matteo (Mt 5,28) per il quale i <<desideri
sessuali interiori (pensieri, sguardi) sono sacrilegio.”(Ferdinando Camon, Tenebre su tenebre,
Garzanti, 2006, pag. 154)
La prima cosa che viene da pensare di fronte a questa idea, è che abbiamo a che fare
con un modo volgare di concepire la sessualità umana. Si tratta evidentemente di una idea
<<teologica>>, imposta da esigenze dottrinali, che niente hanno a che fare con la realtà,
con l’esperienza reale di uomini in carne ed ossa. L’amplesso sessuale non è soltanto fonte
di reciproco piacere, ma anche e soprattutto di gioia, di tenerezza, di effusioni
sentimentali, di dialogo, tutte cose che rafforzano l’intesa e l’amore tra i partner.
Se nell’amplesso sessuale si vede soprattutto il piacere, per di più peccaminoso, non si
educano certo gli sposi a vivere una sessualità umanamente matura, consapevole, in
grado di arricchire sul piano affettivo e spirituale la vita di coppia.
Il rifiuto della sessualità umana, nasce da pregiudizi teologici e moralistici, ma anche
e soprattutto dalla ignoranza dei meccanismi naturali che presiedono all’allevamento
della prole. Questa, a differenza di quella animale, abbisogna di cure intensive per
moltissimi anni da parte di ambedue i genitori. E la vita sessuale di coppia è il collante
necessario a tenerla unita, per adempiere in forma cooperativa e gratificante alle funzioni
vitali dell’allevamento, della protezione, dell’educazione dei figli.
La finalizzazione dell’attività sessuale esclusivamente alla procreazione, secondo la
tradizionale dottrina della Chiesa, significa mettere la sessualità umana sullo stesso piano
di quella animale, impoverendola, deprivandola della ricchezza affettiva e spirituale che la
caratterizza. Gli animali si accoppiano solo in funzione della procreazione (quando la
femmina va in estro), lo stesso devono fare gli uomini. Ma questo significa, come s’è visto,
una profonda e totale incomprensione delle componenti affettiva e spirituale della
sessualità umana e delle esigenze connesse all’allevamento della prole. (1)
Come si può facilmente immaginare, il rifiuto della sessualità da parte della Chiesa ha
avuto nel corso della storia bimillenaria del Cristianesimo conseguenze assai pesanti. Esse
hanno creato non pochi problemi alle coppie di sposi cristiani, “impedendo” una normale
vita sessuale e ingenerando fortissimi sensi di colpa, tali da trasformare la religione
dell’amore nella religione del timore.
Coerentemente con la sessuofobia che ha dominato per due millenni la dottrina e la
vita della Chiesa, fino a qualche decennio fa la puerpera non poteva accedere alla chiesa,
perché considerata in stato di peccato. Dopo un periodo di tempo rigidamente prescritto,
il sacerdote in abiti penitenziali di colore viola la aspettava sulla soglia della chiesa e,
ponendole un lembo della stola sulla spalla, la benediceva. Solo allora la puerpera poteva
accedere alla chiesa e accostarsi ai sacramenti.
Stranamente un trattamento analogo non era previsto per il padre che pure aveva
partecipato all’atto generativo. Che dire di tale sperequazione? Che è uno dei tanti esempi
di maschilismo e di discriminazione nei confronti della donna, fatti propri dalla Chiesa?
Da qualche tempo, grazie alla mutata sensibilità, questa pratica (peraltro, coerente con
il dogma del peccato originale), era vissuta come un insulto alla santità e al prodigio della
nascita del bambino. Soprattutto, non si poteva conciliare la gioia purissima, ineffabile e
commovente della nascita - e il senso di miracolo che dà la creatura tenera e innocente tra
le braccia della mamma - col funereo giudizio che la teologia dà della situazione spirituale
della madre e del suo bambino.
La pratica in questione è così caduta in disuso, ed è un bene. Ma che dire
dell’ideologia che l’ha mantenuta in vita per venti secoli? Che dire della flagrante
contraddizione tra questa pratica e la solennità del Natale, la festa per eccellenza dedicata
al Bambino?!?
3.3.b - LA RISCOPERTA DEL CORPO
Per fortuna è in atto da tempo un processo di riscoperta del corpo, di ricostruzione
dell’unità profonda e inscindibile dell’essere umano, nella quale corpo e spirito non sono
in rapporto di opposizione ma di armonia. Tale processo ha interessato e continua a
interessare sia la cultura laica che quella religiosa, come risulta dalle testimonianze che
seguono, raccolte spigolando tra le infinite altre del mondo contemporaneo.
Per il filosofo esistenzialista Maurice Merleau-Ponty, la sessualità si colloca sullo
stesso piano ed è intimamente connessa con le altre funzioni che definiscono l’essere
umano in quanto tale: “la sessualità non è ... un ciclo autonomo: essa è internamente
legata a tutto l’essere conoscente e agente: questi tre settori del comportamento
manifestano una sola struttura tipica, sono in un rapporto di espressione reciproca.”
(Maurice Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, ed. Il Saggiatore)
Per l’antrolopologa Ida Magli l’identità sessuale è costitutiva della persona:
“L’identità sessuale è costitutiva della persona ed è costitutiva anche di qualsiasi tipo di
rapporto che la persona instaura. La rinuncia a praticare fisicamente la sessualità non
significa in nessun modo la rinuncia alla propria identità sessuale perché all’Io è
impossibile pensarsi se non con l’individuazione sessuale. L’altro, con il quale ci si mette
in rapporto, è di necessità a sua volta sessuato perché non si può pensarlo come persona
senza identità sessuale, e d’altra parte il rapporto è sempre rapporto tra <<persone>>.”
Soprattutto, per la nostra studiosa non esiste un amore spirituale e un amore fisico: la
distinzione tra amore sacro e amore profano, è errata. “L’amore è unico, e l’erotismo è
presente nella devozione dei mistici con la stessa intensità con la quale è presente nella
letteratura. [...] Le espressioni amorose sono le stesse perché il sentimento è lo stesso.”
(Ida Magli, La Madonna, ed. Rizzoli, pag. 107 e ss.)
Il filosofo cattolico contemporaneo Jean-Luc Marion riconosce alla “carne” e
all’erotismo in particolare di essere un elemento costitutivo della natura e della vita umana,
intesa nella sua interezza e positività: “Ora, l’evidenza più incontestabile, quella che
comprende tutte le altre, che regola il nostro tempo e la nostra vita dal principio alla fine e
che ci pervade in ogni istante, attesta [...] che noi siamo in quanto ci scopriamo sempre
presi nella tonalità di una disposizione erotica, che si tratti d’amore o di odio, gioia o
sofferenza, speranza o disperazione, solitudine o unione. [...] Il fenomeno erotico è molto
più ampio dell’attività sessuale vera e propria. [...] Fare l’esperienza della carne mi dice che
sono accettato e non rifiutato, non posso sentire la cosa del mondo se non attraverso la
carne, c’è una resistenza, un dolore nel toccare. [...] La carne e l’erotizzazione da parte di
un altro, l’essere oggetto del desiderio di un altro, mi permettono di prendere coscienza di
me e di non farmi sprofondare nel nulla e persino nell’autodistruttività.” (Articolo apparso
sul Corriere della sera)
La scrittrice americana Shere Hite ribadisce la inscindibile unione di intimità sessuale
e amore: ”La nostra confusione è provocata dal desiderio di capire l’amore e le sensazioni
sessuali in una cultura che ha cercato di sminuire la sessualità e la sensualità, il linguaggio
che il corpo usa per prendere contatto con il mondo. Una cultura che insiste
nell’affermare come solo la mente e l’anima possano comprendere l’esistenza umana, non
fa che aumentare questa confusione. Eppure, la combinazione di intimità sessuale e amore
è una delle esperienze più forti che possa provare un essere umano. Trovare l’intimità
sessuale con un’altra persona completa il quadro dell’amore.” (Shere Hite, su La Repubblica)
In campo religioso mi basti citare il pensiero di Papa Benedetto XVI e del frate-poeta
David Maria Turoldo.
Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2007 rivendica l’esistenza della
dimensione erotica in Dio: “Il termine agape, molte volte presente nel Nuovo
Testamento, indica l’amore oblativo di chi cerca esclusivamente il bene dell’altro; la parola
eros denota invece l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca ed anela all’unione
con l’amato. L’amore di cui Dio ci circonda è senz’altro agape. [...] Ma l’amore di Dio è
anche eros. [...]l’eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente attende il <<sì>>
delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa.”
David Maria Turoldo giunge ad affermare la santità del sesso: “Se, dunque, il
sesso è creato da Dio come tutte le altre cose, un uomo è inconcepibile al di fuori del suo
essere totale [...] Di tutto ciò bisognerebbe parlare con molta semplicità e purezza, ma
chiaramente: proprio per restituire al sesso la sua santità. Altrimenti è come se avesse
sbagliato Iddio. Tutta la creazione è di Dio. [...] Né ipocrisia, nè alienazioni, dunque:
l’amore è un’unica e compatta e totale realtà, che deve investire la vita intera dell’uomo e
della donna. L’amore è unitotale, e quanto dice ordine all’amore è santo. Il corpo, il sesso,
l’anima, lo spirito: tutto è simultaneo, compresente e inscindibile. A romper questa unità,
si rompe l’uomo, si guasta la compattezza cosciente di tutta la creazione. L’uomo deve
chiedere solo questo: di amare con tutto il suo essere, <<con il cuore, con tutta la mente.”
(David Maria Turoldo, Amare, ed. S.Paolo)
Egli giunge perfino a <<dare>> a Dio un corpo sensibile, che lo renda più concreto
e più vicino a noi.
“Invece dovremmo rivestirti di sensi,
come un tempo darti un corpo:
non solo l’anima lo baci
ma farsi impuri di Dio
sentirlo fantasma che ti accompagna
in radioso splendore
in religiosi incendi ...
Mi ferisce una pena d’avere rivestito
di concretezza amori che sono cenere,
fiori appassiti prima di sera
e avere sentito te, Dio, incorporeo e lontano.”
(David Maria Turoldo, Nel lucido buio, ed. BUR)
L’unità corpo-spirito, dopo due millenni di separazione artificiosa e dannosa, è
dunque ristabilita. Sulla spinta della nuova sensibilità e delle nuove concezioni della
sessualità, negli ultimi tempi la Chiesa sembra avere modificato il suo tradizionale
atteggiamento di diffidenza nei confronti della “carne”, anche se la permanenza di certe
riserve nei confronti della contraccezione rivela che i pregiudizi paolini non sono stati
superati del tutto.
| youtube.com21 mar 2012 - 4 min - Caricato da cristina8245 |