Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
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Tra moglie e marito non mettere... ‘o scarfalietto
Ci piace sempre più la dimensione del Quirino che - con la gestione-direzione artistica di Geppy Gleijeses (giunta alla seconda stagione teatrale) - oscilla tra contemporaneo e antico. Si lastrica il marciapiede che conduce al teatro di stelle gialle con il nome ed i volti dello spettacolo (molto american style) ma poi si porta in scena un classico del teatro scarpettiano (il teatro della memoria). "Lo scarfalietto" è una farsa scoppiettante e deliziosa nell'adattamento di Gleijeses e da lui interpretata con Lello Arena e Marianella Bargilli. In scena fino al 24 ottobre 2010. La recensione della prima nazionale
“Lo scarfalietto”. La recensione della prima nazionale del 5 ottobre
In scena al Teatro Quirino fino al 24 ottobre 2010
Tra moglie e marito non mettere… ‘o scarfalietto. E’ lo scaldino del letto, ovvero una bottiglia d’acqua calda bollente che ustionerà Sciosciammocca e consorte che si accuseranno a vicenda (creando motivo di litigio tra i due).
“Lo scarfalietto” è una delle commedie più divertenti di Eduardo Scarpetta, scritta nel 1881 ed ispirata all’opera francese La Boulé di Meilhac e Halévy. E’ portata in scena da Geppy Gleijeses (che ha curato anche adattamento, regia e spazio scenico) con Lello Arena e Marianella Bargilli. Questa farsa è emblema della commedia scarpettiana, commedia che è alle origini del teatro di Eduardo e poi della scena contemporanea partenopea, ed anche del lavoro svolto da Gleijeses.
Il mondo scarpettiano di Don Felice Sciosciammocca a sua volta affonda nella commedia dell’arte di Antonio Petito e del suo Pulcinella, maschera popolana scaltra ed astuta.
Il personaggio di Sciosciammocca si riaggancia alla commedia dell’arte ed a Pulcinella, ma si cala nel suo contesto storico, quella di Napoli di fine Ottocento, ex capitale e realtà decadente; diventa un borghese guitto ed improvvisato che ha radici popolane che disconosce, ma che persistono. Sciosciammocca è poco scaltro, borioso, ma incredibilmente ridicolo, e attraverso di lui Scarpetta mette alla berlina i nuovi arricchiti…
Tutto questo si ritrova nel delizioso e divertente spettacolo che ha debuttato il 5 ottobre 2010 al Teatro Quirino in prima nazionale (con repliche fino al 24 ottobre). Con Sciosciammocca interpretato con molta personalità (e comicità) da Lello Arena, con la moglie impossibile, ben caratterizzata come spigolosa e legnosa da Marianella Bargilli. Geppy Gleijeses si alterna superbamente nei panni di due personaggi, del colorato dandy versione napoletana Gaetano Papocchia e soprattutto dell’avvocato azzeccagarbugli e balbuziente Anselmo Raganelli (con l’esilarante arringa del secondo tempo, stravolta dal disordine della parola e dai divertentissimi equivoci che genera la balbuzie, uno dei momenti più intensi e spassosi della farsa). Osservando la performance di Gleijeses-Raganelli viene da riflettere come il teatro contemporaneo sia profondamente radicato… quante volte abbiamo visto riproporre il gioco della balbuzie e degli equivoci verbali sulle orme scarpettiane!
In palcoscenico come scenografia un grande libro antico e polveroso, di quelli di una volta che si chiudono con un laccio. In copertina il titolo di questa farsa.
Una coppia di camerieri si affanna attorno al tomo, lo slaccia e lo apre. E’ uno di quei volumi antichi in cui le pagine si aprono a loro volta. Così il libro diventa la scena dell’azione che, all’inizio, avviene all’interno di una sala da pranzo. Più avanti si girano le pagine del volume e la scena muta, sara quella di un teatro e poi di un aula di tribunale.
Merita una sottolineatura l’originale e particolare l’allestimento scenico ideato da Gleijeses per riproporre questo classico del teatro umoristico napoletano. A ricordare le sue origini, il suo essere riposto negli scaffali della memoria, rispolverato per una serie di rappresentazioni, a ricordare il teatro com’era.
Claudio Costantino
| www.youtube.com/watch?v=hlfpcVrvzJI8 gen 2009 - 9 min - Caricato da francozzolino | |