Portava in mano due bottiglie di vino, mi voltai di scatto.
“È permesso?” Chiese.
Senza dire una parola, o forse emettendo un grugnito sommesso, mi feci un po’ da parte.
Sotto il Ponte della Libertà, stavano vecchi giornali sdruciti e quel mio forte cartone tenuto insieme con lo scotch ed il fumo delle sigarette.
Affollato di silenzi, in quel posto era raro imbattersi in una palese richiesta di parole.
Si chiamava Saverio De Petris Filiol, barone di qualche posto che non ricordo, ma che suonava come un posto dove le vigne crescono verdi e rigogliose.
“Ti ricordi l’ultima volta che hai amato?” Domandò, armeggiando per stappare una bottiglia di vino rosso dall’etichetta opulenta.
“No.” Risposi, tossendo, per lasciar intendere che avessi altro da aggiungere.
Mi parlò per un tempo che comprese entrambe le bottiglie di vino, anche se non saprei dire quanto fu.
E sorrise e, congedandosi, mi diede la mano ed andò via e non lo rividi mai più.
Ritrovai il ricordo, la mattina dopo, riguadagnai la sponda ed attraversai il cielo che avevo scelto, il Ponte della Libertà.