Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
https://sites.google.com/site/poesiesulleondedellario/home/poesie-e-racconti-di-laura-garavaglia
DOVE ALBERGA LA GENEROSITA'
Giorgio viveva con la vecchia madre in un modesto appartamento di tre locali più servizi. Gestiva un piccolo albergo di poche stanze che suo padre, morto alcuni anni prima, gli aveva lasciato in eredità. Non faceva certo molti affari; il nome dell’albergo, “Mirasole”, era in netto contrasto con l’ubicazione del vecchio edificio, esposto a nord, a metà costa tra il lago, le montagne, con il vento di tramontana che soffiava gelido d’inverno e l’umidità che trasudava dalle pareti delle case anche d’estate.
Aveva aggiunto all’insegna la scritta “Bed and breakfast”,tanto per dare un parvenza di modernità a quella che suo padre aveva sempre chiamato, con una punta di orgoglio che a Giorgio sembrava pura retorica, “la mia locanda”. Ma anche i rari turisti che si avventuravano lungo la strada sconnessa che portava al piccolo paese ormai quasi spopolato e da lì al “Mirasole”, raramente si fermavano a pernottare, preferendo scendere verso mete più ambite lungo il lago. Eppure la vista era sicuramente suggestiva: Giorgio guardava le montagne di fronte, sagome scure che si stagliavano sul cielo rosa e giallo al tramonto, le luci delle case che cominciavano ad accendersi, creando uno spettacolo che si ripeteva da anni, ma che ogni sera appariva nuovo e lo stupiva.
Era affezionato a quel luogo e non lo avrebbe lasciato per nessuna ragione al mondo. Non lo aveva fatto da giovane, quando Virginia gli aveva proposto di sposarsi e di trasferirsi in città, per non “morire di noia tra quelle quattro case di pietra decrepite”, figurarsi adesso, che aveva varato la boa dei cinquant’anni da un bel po’...C’era poi sua madre, che dopo la morte del marito aveva sofferto di depressione e lui, che era sempre stato affettuoso e premuroso nei confronti di lei, non poteva lasciarla sola. Giorgio pensava, mentre ormai calava rapidamente la sera, a quanti anni ormai aveva trascorso così, aspettando il tramonto e poi la sera, le cene frugali, un po’ di televisione o un libro, talvolta quattro chiacchiere al solito bar con i pochi amici; una vita sempre uguale, insomma, alla quale, un po’ per amore e riconoscenza verso i genitori e un po’ per pigrizia, si era assuefatto. Trovava , nella solitudine, una quiete ormai sfumata in rassegnazione, come se il suo destino fosse stato già scritto. E lui, in fondo, non voleva modificarlo. Il campanello dell’albergo , dal suono un po’ gracchiante, lo distrasse improvvisamente dai suoi pensieri.
Scendo subito! – disse, chiedendosi chi poteva chiedere alloggio a quell’ora , quella sera invernale così fredda e limpida. Come aprì la porta si trovò davanti due giovani, sicuramente stranieri. La donna era minuta, dalla carnagione olivastra , i capelli neri e due grandi occhi scuri, nei quali Giorgio lesse una dolcezza infinita. L’uomo era giovane, anche lui piuttosto scuro di pelle, la barba ispida, non rasata da giorni . Avevano un aspetto dimesso e sembravano stanchi. Giorgio notò subito che la ragazza aspettava un bambino e , dalle dimensioni del ventre, doveva essere prossima al parto.
Cerchiamo una camera...Ne avete una libera? – chiese il giovane in italiano stentato. Certo, sono tutte libere... – rispose Giorgio un po’ sconsolato, invitandoli ad entrare con un gesto delle braccia .
I due si scambiarono un sorriso di sollievo ed entrarono. Giorgio notò che l’uomo reggeva una piccola valigia. “Chissà da dove vengono...sono così giovani!”. Ci scusi, noi non abbiamo documenti – disse il ragazzo nel suo italiano incerto, quasi avesse letto nel pensiero a Giorgio. Se non avete documenti, io non posso darvi una stanza... sapete è la legge.. ne basterebbe solo uno...- rispose quasi scusandosi . In quel momento i suoi occhi incontrarono quelli della donna : erano ancora più grandi di quanto gli fossero sembrati , troppo grandi in quel viso così affilato. Lo fissavano con sguardo implorante ed erano lucidi, come se lei stesse per piangere. Mia moglie sta male, vede?- insistette il ragazzo accarezzandole il ventre .
“Saranno davvero marito e moglie? Magari sono due clandestini. ...Certo, mi fanno compassione: sembrano sfiniti. Ma non posso certo mettermi nei guai!” Sarebbe meglio se proseguiste fino al prossimo paese...- Giorgio si interruppe pensando che era proprio stupido: era ormai buio, e c’erano diversi chilometri tra il suo albergo e quello del paese successivo...Oltretutto quei due erano a piedi! Con lei in quello stato! Ed il problema dei documenti mancanti , comunque restava.
-Va bene, per una sera chiuderò un occhio... la signora non mi sembra certo in forma... però domattina dovete ripartire al più presto! Vi chiamerò un taxi!- I due giovani lo ringraziarono con un gesto gentile, chinando la testa. Li accompagnò ad una stanza al piano terra, per evitare alla donna le scale. Qui starete comodi; l’arredamento è modesto, ma è tutto pulito alla perfezione. Mia madre è veramente maniaca della pulizia, e tutti i giorni, anche se la stanza non viene abitate, lava i pavimenti e spolvera i mobili. Il bagno è dietro quella porta. Ci sono già gli asciugamani...-
Scusi quanto costa?- chiese un po’ titubante il giovane straniero. Mmh...sarebbero settata euro, ma.. data la situazione…beh, sarete miei ospiti- Giorgio non se la sentiva proprio di chiedere soldi ai due ragazzi. Gli affari non andavano certo a gonfie vele, ma che importa? Voleva, adesso, solo aiutare quei poveretti, e questo, ne era certo, lo avrebbe reso felice, molto di più che se avesse intascato la somma che chiedeva per il pernottamento. I due stranieri gli facevano davvero compassione.
Domattina vi preparerò la prima colazione. Stasera, se volete, ho dell’arrosto con patate ed anche insalata fresca- sottolineò di nuovo Giorgio. Li lasciò soli ed andò da sua madre, per raccontarle tutto e chiederle un parere. Era una donna saggia e buona; Giorgio la stimava e l’amava anche per questo. L’anziana donna gli disse che ad aiutare il prossimo, specie se in difficoltà, non si sbaglia mai. Era ciò che, sin da bambino , gli era stato insegnato, da lei e da suo padre. E Giorgio era cresciuto con la ferma convinzione che l’altruismo fosse un valore fondamentale che ciascun uomo avrebbe dovuto conservare intatto nel cuore. Ed era un sentimento comune a molti suoi compaesani, gente umile, modesta, ma dall’animo generoso. Poi tagliò l’arrosto e disse al figlio di invitare i loro ospiti: avrebbero cenato insieme, quella sera .
Durante la cena Giorgio cercò di farsi raccontare da dove venissero: il giovane disse che erano in viaggio da molto tempo. Erano partiti da una zona del Medio Oriente, ma Giorgio non aveva ben capito quale fosse. Avevano attraversato zone desertiche ed impervie con mezzi di fortuna, insieme a tanti altri disperati come loro. Poi erano riusciti ad entrare, clandestinamente, in Italia . Non avevano le idee molto chiare su cosa fare , in seguito, o almeno così parve a Giorgio. La giovane sembrava essere adesso più rilassata. Non parlava italiano, neppure una parola, ma sorrideva e Giorgio, guardando i suoi grandi occhi scuri, si sentiva riscaldare il cuore da un senso di pace e di serenità.
Era circa mezzanotte quando Giorgio si senti chiamare dal ragazzo straniero, che bussava alla porta della sua camera con insistenza. Si alzò di scatto dal letto e aprì. Se lo trovò di fronte tutto agitato. Lo seguì fino alla camera al piano terra . La giovane donna era distesa sul letto, pallida, sudata. Respirava affannosamente e a tratti si lamentava. Eppure tutto in lei aveva una compostezza quasi sovraumana. Giorgio intuì che era prossima al parto. Avrebbe chiamato sua madre. Tante volte, anni addietro, quando ancora in paese nascevano tanti bimbi, lei si era prodigata ad aiutare la levatrice. Molte donne partorivano in casa, allora. Lui si sentiva un po’ imbarazzato, ma si offrì, insieme allo sposo, di assistere la partoriente.
Era andato tutto bene, fortunatamente, Adesso la giovane stringeva al petto sorridente un neonato che vagiva ,dalla pelle tenera e dai radi capelli scuri. Il marito accarezzava il viso di lei con dolcezza. Giorgio , guardandoli , provò una tenerezza infinita. Poi si voltò improvvisamente verso la finestra, perchè una luce abbagliante inondò la stanza, rischiarandola come se fosse giorno.
Ne fu quasi accecato. Pensò ad un miracolo: quando la luce si affievolì, la coppia col bambino non c’era più.
Ma da allora, straordinariamente, il suo modesto albergo divenne uno dei più richiesti sul lago. Giorgio non parlò mai con nessuno di quell’evento; investì il denaro guadagnato per apportare qualche miglioramento, ma non stravolgendo nulla, perché in fondo a lui quella vecchia costruzione di sasso, le tegole rosse, le finestre che si affacciavano sul lago come paesaggi di un quadro che mutava ad ogni stagione, piaceva così. Continuò a vivere come aveva vissuto fino ad allora, serbando nel cuore un segreto che rimase per lui sempre un mistero.
(Laura Garavaglia )