Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Cari genitori del vostro figlio ammazzato, vi sono vicino in questo momento di sofferenza per la morte violenta di Calogero.
So che avete ricevuto una lettera con la richiesta di perdono da parte dell'omicida del vostro caro figliuolo.
Il perdono che gli concederete sarà un gesto di coraggio e un generoso atto d'amore più verso vostro figlio che verso il ragazzo diciassettenne, che ve lo ha strappato alla vita.
Concedendo infatti il vostro perdono, rinunciate per sempre a covare odio per chi gli ha fatto del male e cio' aumenterà la vostra sofferenza per la perdita di Calogero, sofferenza pura, purissima, non contrastata da altri sentimenti contrapposti.
Così agendo, vi farete martiri del dolore ed aiuterete così anche il ragazzo omicida, che si sente perdonato, a recuperarsi per un reinserimento, un giorno, nella società.
Inoltre col vostro dolore è come se chiedeste al buon Dio di diminuire la pena a carico dell'omicida, perché di una parte di quella pena ve ne farete carico voi.
Tutto questo accadrà se perdonerete e so che perdonerete, proprio per donare a vostro figlio la forma più pura del vostro amore materno e paterno.
E' giunto il momento del vostro martirio.
Accettatelo perché darà vita.
Coraggio, cari genitori !
Riccardo Fontana
La Repubblica Palermo.it
CRONACA
Canicattì, muore il ragazzo ferito alla testa con un cacciavite
Calogero Giardina, il giovane di 24 anni ferito alla testa con un cacciavite al culmine di una lite per una ragazza contesa è morto nella notte all'ospedale di Sciacca. E intanto il minorenne fermato per il delitto ha scritto una lettera ai genitori:
"Vi chiedo perdono".
di FABIO RUSSELLO
AGRIGENTO - E' morto Calogero Giardina, il ragazzo di 24 anni ferito alla testa con un cacciavite al culmine di una lite per una ragazza contesa. Il giovane si trovava nel reparto di rianimazione dell’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca, in provincia di Agrigento, dove era stato ricoverato subito dopo l’aggressione.
Il fatto risale allo scorso 16 luglio quando, a Canicattì, un ragazzo di 17 anni lo aveva attaccato in preda alle gelosia dopo averlo visto assieme alla sua ex ragazza. L'accusa per il minore, detenuto da due settimane nel carcere minorile Malaspina di Palermo, diventa quella di omicidio. I carabinieri di Canicattì e la Procura della Repubblica di Agrigento stanno valutando anche la posizione di due giovani presenti durante l'aggressione che potrebbero avere aiutato il diciassettenne.
Intanto il minorenne, attraverso il suo legale, Diego Giarratana, ha diffuso una lettera aperta nella quale ha chiesto perdono ai genitori di Calogero Giardina. Una lettera però scritta poche ore prima che la vittima spirasse nella notte. Ecco il testo della lettera: "Dopo avere avuto il tempo e le condizioni per potere riflettere e pensare su quanto accaduto quella maledetta notte del 16 luglio ho capito quanto male ho commesso. Sono consapevole di non avere il diritto di chiedere nulla a quanti stanno soffrendo in questo momento per le disperate condizioni di Calogero, ma sento la necessità, nonostante ciò, di chiedere perdono per quello che è successo. Forse nessuno potrà credermi, ma non avevo intenzione di provocare tanto dolore e non potevo capire le conseguenza che le mie azioni potevano avere. Non faccio che desiderare di potere tornare indietro nel tempo a quel maledetto sabato sera e desiderare di restarmene a casa così da impedire quello che è successo. Anche se non ne ho il diritto, prego ogni giorno affinché le condizioni di Calogero migliorino e possa ritornare presto a casa ad abbracciare i suoi cari, in modo da diminuire il mio senso di colpa. Forse nessuna di queste mie parole sarà ascoltata e forse nessuno crederà al mio pentimento, ma sento la necessità di esprimere tutto il mio dispiacere".