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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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GIOVANGUALBERTO CERI E L'AUTENTICO RITRATTO DI DANTE ALIGHIERI

 

TRATTO  DA  INTERNET

 

di  Giovangualberto  Ceri

astrologo  e  dantista fiorentino

 31 Dicembre 2010 - 11:07
 
Gentili Signore e Signori,
prima di ogni discussione filosofica bisognerà dire di dovere eliminare la corruzione e le tangenti.  Eliminare cioè anche che uno possa diventare Docente Universitario perché ha parenti professori, o è dentro un partito politico. Questo è molto importante poiché non si mettono da parte solo i ladri, come comunemente si pensa e vorrebbe principalmente l'On.le Di Pietro, quanto, soprattutto, si ridà SPERANZA a chi ricerca con passione la VERITA'. Non si tratta di arginare delle ruberie. Si tratta invece di una questione di Civiltà.  Ma nessun gruppo, nessun partito, può oggi arrivare a tanto, a farlo. Sono troppo compromessi. Ci vuole un MOVIMENTO DI PENSIERO, tipo quello del ROMANTICISMO che caratterizzò l’’800,   e che risulti fondato su qualcosa di fortemente PIACEVOLE sotto il profilo ontologico-vissuto.  Il termine "PIACERE" fa paura alla Chiesa. Preferisce il termine "CONTRIZIONE" unito al nostro intimo desiderio di venire da Lei perdonati e assolti. 
Orbene, di piacevole in senso esistenziale, non esiste altro che la LIBERTA'  IN GENERALE , compresa quella di poter morire quando e come si vuole e, ovviamente, la LIBERTA' SESSUALE.  Così la pensava anche Dante con CATONE L'UTICENSE e la sua adorata MARZIA (Pur., I, 28 – 93) a cui, per amore di lei, le concesse il divorzio. Il divorzio può essere anche per SOVRABBONDANZA di amore. E' una questione ontologica. Questo futuro movimento di riscossa da me auspicato non potrà fondarsi che sull'unione fra PAGANESIMO-CLASSICO e CRISTIANESIMO ma, quest’ultimo,  alla maniera, ovviamente, di CELESTINO V.  Nietzshe ne andrebbe fiero. Io trovo un'analogia fra Celestino V e papa Albino Luciani, come fra Bonifacio VIII e papa Giovanni Paolo II. Mi sbaglio? Si tratta di un'opinione strettamente personale.
 Dobbiamo riscoprire il vero paganesimo e il vero cristianesimo, questo è il punto!, entrambi occultati in relazione alle loro vere scienze superiori, o della soggettività in generale. L’auspicato fenomeno RIVOLUZIONARIO   può venire alla luce solo voltandoci bene indietro nella storia a scorgere cosa è stato artatamente, intenzionalmente, o distrattamente, sotterrato o dimenticato, anche perché noi non ne sapessimo nulla. Questa strada, questo movimento, può iniziare, appunto, solo con l'approfondimento scientifico dell'OPERA di Dante. E' la via più chiara e più semplice. Il Poeta è riassuntivo dell’ESSENZA del paganesimo e di quella del cristianesimo.  Il Poeta è ancora mezzo da conoscere, mi si creda!!!. ROBERTO BENIGNI, un genio!, ma sotto questo profilo, ha fatto peggio che meglio, poiché ha confermato la bontà dell’esegesi tradizionale. Il PD se ne frega, ma è così!!! E' da un PD timoroso della Chiesa privilegiare solo una campana. Che fa la ROSY BINDI? Passi alla linea di Celestino V, a papa Pietro del Morrone, e abbandoni quella di Bonifacio VIII, di papa Benedetto Caetani, così interessato al dominio temporale e ai beni economici e materiali.
La metà che ha in mente Dante (Pur., 55-72) è sconosciuta anche per l'avversione della Chiesa all'ASTROLOGIA e alla conoscenza delle altre verità scientifico-medievali superiori: quelle più alte e fra cui primeggia la pagana FILOSOFIA DI PITAGORA e la cristiana MORALE FILOSOFIA legata alla prima. Non va assolutamente dimenticato!  Questa Chiesa vuole essere l'unica, con la sua PROSOPOPEA, a dire l'ultima parola. Diversamente perderebbe potere e riaccenderebbe l'antico dualismo fra PROFETI e VESCOVI in cui i primi dovettero soccombere. Il fenomeno risulta chiaramente dall’evoluzione del pensiero moderno: e cioè  che sono state le rivoluzioni laiche, assai profetiche, a mettere in bocca alla Chiesa la parola giusta, convincente, accattivante. Da sé non l'avrebbe trovata. I veri PROFETI della storia sono dunque stati soprattutto i movimenti di pensiero laici. Se smettesse di dovere INSEGNARE la Chiesa, come istituzione temporale,  perderebbe il controllo sui fedeli, e per questo ha eliminato, quasi perfettamente riuscendoci,  quelle scienze pagane e  cristiane inclinanti al PROFETISMO, come, appunto l’Astrologia di Claudio Tolomeo, e la Filosofia di Pitagora tanto cara ai Neoplatonici e ad IPAZIA DI ALESSANDRIA.  Se la Chiesa avesse accettato le scienze dal settimo cielo in sù avrebbe dovuto riconoscere in tutti gli uomini, in tutti i cristiani, la possibilità di una completa autonomia nella ricerca della verità. Dante lo sa bene. Egli ha voluto dichiararsi essere un Profeta, e vuol essere intenzionalmente anche un maestro  per noi. Sbaglierà? Egli ha un sentire, un comportamento da esistenzialista: "Peregrino, per le parti quasi tutte a le quali questa lingua (volgare) si stende, quasi MENDICANDO, sono andato mostrando contra mia voglia la piaga della (s)frotuna che suole ingiustamente al piagato molte volte essere imputata. Veramente io sono stato legno senza vela e senza governo, portato a diversi porti e foci e liti dal VENTO SECCO CHE VAPORA LA DOLOROSA POVERTADE" (Convivio, I, III,  4-5). La colpa di queste dolorose avversità è, ovviamente, di Bonifacio VIII  poiché nella SENTENZA di condanna di Dante (27 gennaio 1302) si legge che lui commise (soprattutto!) il reato di "opposizione al SOMMO PONTEFICE e a Carlo di Valois" e per cui fu condannato a morte: "IGNE COMBURATUR SIC QUOD MORIATUR" (Michele Barbi, VITA DI DANTE, p.19).  Insomma si era opposto alla mentalità  che metteva al primo posto L’APOLOGETICA CRISTIANA e quindi la TEOLOGIA RAZIONALISTA, tanto cara all’Inquisizione, per ridare fiato alla sacra TEOLOGIA LITURGICA  “che piena è di tutta pace e che non soffera lite alcuna d’oppinioni, o di sofistici argomenti” (Convivio, II, XIV, 19), e perciò degna del più alto dei cieli, il X Empireo.  Dante è dunque schierato contro la mentalità di Bonifacio VIII e  del vescovo Cirillo che aveva ordinato l’assassinio, per lapidazione,  di Ipazia di Alessandria. Ed è da questo punto che il cristianesimo odierno deve ripartire, come aveva del resto indicato il CONCILIO VATICANO II anche con  la “Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla SACRA TEOLOGIA LITURGICA del 4 dicembre 1963”.
I nostri STUDENTI, e peggio ancora i loro PROFESSORI universitari, se ne fregano del fatto che si debba far venir fuori tutto DANTE, il Dante autentico, astrologo e pitagorico.  Non gli serve, o immaginano, giustamente, che possa nuocergli.  Spie ci sono dappertutto.  Ai primi interessa soprattutto il diritto allo studio, un buon voto e uno stipendietto, e ai secondi di pubblicare il loro librettino. Un famoso, fine, ed onesto professore al più alto livello accademico mi disse: “Caro Ceri, ma perché voler scoprire cose scomode. Son tante le cose da scoprire. Le sue scoperte son tutte giuste, vere. Anche quella dell'ora di nascita di Dante personaggio la lei intelligentemente ricavata dal dialogo fra Dante e Brunetto Latini, optimus astrologus (Inf., XV, 49-60). Però io sono ormai vecchio e malato di cuore; e poi, se un professore avesse voluto fare l'eroe, o il martire, non avrebbe scelto la carriera universitaria!”. 
STUDENTI, SVEGLIATEVI!!!
Infatti  la strada da me indicata porterebbe a  un nuovo movimento moderno e rivoluzionario.  Dunque si tratta di una cosa anche molto politico-culturale.  Si tratta di studiare cosa nella storia è stato dimenticato proprio perché scomodo.  La palla passa dunque  agli INTELLETTUALI, se ne esistono ancora disposti ad amare la verità in quanto portatrice di un inteso PIACERE  esistenziale. Il primo passo è dunque verso la ricerca del PIACERE che tanto allontana la noia e giustifica il vivere.
Il DANTE AUTENTICO? Un pochino, eccolo!!! YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
Con un saluto.
F.to Giovangualberto Ceri
16 ago 2008 - 6 min - Caricato da minafan51
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G
Chi conosce una VERITA' riguardante l'evoluzione di coscienza dell'Umanità e la nasconde, o la deride, commette un PECCATO CONTRO LO SPIRITO che sarà difficilmente perdonato e che attira la<br /> MALEDIZIONE.<br /> <br /> Un esempio...???<br /> <br /> Scrive Papa FRANCESCO: «Oggi, si pensa che dobbiamo essere come tutti, dobbiamo essere più "normali", come fanno tutti, con questo progressismo adolescente. Questo si chiama apostasia, adulterio!<br /> Non negoziamo infatti solo alcuni valori ma la stessa fedeltà al Signore. Il Signore ci salvi dallo spirito mondano che negozia tutto, non solo i valori ma anche la fede». (Papa Francesco il 18<br /> novembre 2013).<br /> <br /> RISPONDO. Io non me la sento di riferirmi a quello che scrive il nostro amato Papa FRANCESCO. Me la sento però di riferirmi al comportamento dei suoi due predecessori: Papa WOYTJLA e a Papa<br /> RATZINGER. Per loro sarebbe stato bene che noi credessimo a quello che loro stessi dicevano. Ma come si fa a credere a qualcuno che ti dice credi in quello che io dico, quando quello stesso che te<br /> lo chiede ha in mano, è a conoscenza, delle verità importanti per la cultura cristiana e le tiene nascoste? Io inviai le mie scoperte su Dante e i miei lavori sul Medioevo , sia a Papa Woytjla che<br /> a Papa Ratzinger ed entrambi mi risposero impartendomi la BENEDIZIONE APOSTOLICA: dunque le avevano lette. Io sono sicuro che le mie scoperte su DANTE e sul suo medioevo sono VERE ed<br /> IMPORTANTISSIME per l'AVVENIRE DELLA CRISTIANITA', però il VATICANO NON HA MAI FATTO NULLA PER DIVULGARLE, MENTRE IO SONO NESSUNO. Cosa concludere di uno che ti dice ascoltami e quando tu gli<br /> riveli una verità ineccepibile e decisiva lui si volta da un'altra parte? Ecco intanto un assaggio in DVD di questa mia VERITA'. Giudichi il lettore se non merita di essere messa sotto<br /> osservazione. Invece l'hanno buttata dalla finestra.<br /> <br /> Cfr. DVD TV CANALE 10, intervista di UMBERTO CECCHI, Google e YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
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G
Oggi 15 agosto 2013 è la festa di Santa Maria Assunta in Cielo: una festa liturgica di sapore cristano-orientale e medievale, come ricorda anche Charles Journet, tanto apprezzata anche da papa<br /> Celestino V, cioè da Pietro dal Morrone (cfr. Basilica di Collemaggio a l’Aquila), ed oggi assai molto dimenticata. Per rilanciarne la bellezza e l'importanza sarebbe sufficiente che fosse permessa<br /> dal VATICANO la giusta interpretazione da dare al capitolo II, del trattato secondo, primo capoverso, del CONVIVIO di Dante: e questo anche stimolando a farlo il Cardinale Presidente della<br /> prestigiosa “CASA DI DANTE IN ROMA”. Perché no…?<br /> Se fosse permessa la giusta interpretazione da dare al citato passo del Convivio (II, II, 1 e II, XV, 12) risulterebbe che la qualificantissima scienza medievale della MORALE FILOSOFIA, la scienza<br /> dei PROFETI, posta da Dante nel nono cielo Cristallino, acqueo e di Maria, apparve a Dante proprio il 15 AGOSTO 1293, per la festa di SANTA MARIA ASSUNTA IN CIELO, e non dunque il 21 agosto 1293<br /> come tutti gli esegeti più o meno erroneamente asseriscono per non essere stati in grado di fare bene i calcoli. Da qui il rilancio liturgico del 15 AGOSTO in generale: cioè attraverso Dante.<br /> Scrive così Dante: "Cominciando adunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era in quello suo cerchio che la fa parere serotina e mattutina, secondo diversi tempi, appresso lo<br /> trapassamento di quella Beatrice beata che vive in cielo con gli angeli e in terra con la mia anima, quando quella gentile donna (LA MORALE FILOSOFIA CRISTIANA fondata sulla pagana FILOSOFIA di<br /> PITAGORA), cui feci menzione ne la fine de la VITA NUOVA (Vita Nuova, XXXV, 2), parve primamente, accompagnata d'Amore a li occhi miei, e prese luogo alcuno ne la mia mente (Convivio, II, II, 1).<br /> Della giusta interpretazione da dare al citato passo, la mia qualificantissima scoperta di cui è a conoscenza anche don Lorenzo Lavatori docente di Teologia Dogmatica all’Urbaniana. Il problema è<br /> abbastanza semplice, se interessa rilanciare la LITURGIA CRISTIANA. Per stabilire il giorno liturgico in cui la “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) simboleggiante la<br /> predetta scienza medievale della Morale Filosofia (Convivio, II, XIV, 14), apparve a DANTE, è sufficiente calcolare con precisione quando Venere ritornò, per la seconda volta, ad avere la medesima<br /> esatta ELONGAZIONE (distanza dal SOLE) che aveva al momento della morte di Beatrice avvenuta l’8 giugno 1290. Quando l’8 giugno 1290 (alle 19h.50’ circa) morì Beatrice Venere aveva 14°.13’ di<br /> elongazione occidentale al Sole: il fenomeno è scientificamente oggettivo. Quando ritornò ad avere la medesima elongazione, 14°.13’ occidentali, per la seconda volta era il 15 agosto 1293 (alle<br /> 19h.00’ circa). Provare per credere. L’errore degli esegeti è stato qui di aver proceduto grossolanamente aggiungendo alla data dell’8 giugno 1290, i fatidici 1168 giorni che è il tempo medio<br /> impiegato da Venere per fare due rivoluzioni: ma il tempo medio, che conduce al 21 agosto 1293, non corrisponde affatto a quello impiegato realmente dal giugno 1290 all’agosto del 1293 e che<br /> conduce al 15 agosto 1293 e, da qui, il grave errore che incide anche sul giorno liturgico. Io è da vent’anni che mi meriterei un premio anche LITURGICO, e invece tutte pedate negli stinchi. Chi sa<br /> cosa dirà il mio amico Mons. Enrico Bartoletti di la su, forse quasi papa se non fosse morto (?) prima del suo grande amico PAOLO VI. E pensare che io, con la mia scoperta, ho semplicemente tentato<br /> di difendere la nostra SACRA TEOLOGIA LITURGICA come comanda la Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla SACRA LITURGIA del 4 dicembre 1963. Evviva il silenzio del VATICANO !!! Vedremo<br /> se andrà molto lontano. F.to GIOVANGUALBERTO CERI
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G
GIOVANGUALBERTO CERI<br /> <br /> A dispetto di Dante<br /> (Così risulta che, infatti, sia avvenuto.)<br /> <br /> LETTERA APERTA SU “DANTE E BEATRICE” E SUGLI STUDI UNIVERSITARI SU DANTE IN RISPOSTA ALLE STIMOLANTI E-MAIL INTERLOCUTORIE INVIATEMI DAL PROFESSOR ALBERTO CASADEI DOCENTE DI ITALIANISTICA<br /> ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI PISA.<br /> ---------------------------<br /> <br /> Capitolo I<br /> <br /> Alcuni presupposti della disputa a partire dal<br /> problema posto dalla festa di oggi.<br /> <br /> Oggi, in Firenze, giovedì 2 Febbraio 2012, festa della Purificazione della beata Vergine Maria e, ugualmente, della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna, o della<br /> Candelora, e al tempo stesso anche festa dell’apparizione, per la prima volta, di Beatrice a Dante sia pure all’insaputa dei secolari ‘STUDI SU DANTE’: ivi compresi quelli contemporanei assai<br /> stimolanti ed interessanti del professor Alberto Casadei. Ma potrebbe esserci, a spiegazione del fatto che l’Accademia non abbia saputo della mia scoperta del giorno della prima apparizione di<br /> Beatrice a Dante, come anche di altre mie, più di un motivo culturale ed anche inerente un diverso metodo di studio e, da qui, le premesse per l’apertura, appunto, di una disputa. Di chi la<br /> ragione?<br /> Seguendo le indicazioni del CALENDARIO “stile antico fiorentino” adottato da Dante nella COMMEDIA, nella VITA NUOVA e nel CONVIVIO e che parte da quell’anno in cui la Natività di Cristo cade di<br /> domenica, e quindi la Sua Incarnazione risultante avvenuta, necessariamente, di venerdì, la Vergine Maria avrebbe simbolicamente condotto Gesù bambino al tempio, più precisamente di quanto<br /> precedentemente indicato, il GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO DEL 2° ANNO DOPO CRISTO del nostro computo storico. Conseguentemente Beatrice sarebbe apparsa per la prima volta a Dante (Vita Nuova, II, 1-2) il<br /> VENERDÌ 2 FEBBRAIO 1274 del nostro computo storico, sia pure all’insaputa, come ho già detto, della Critica dantesca.<br /> Analizzando la festa di oggi relativamente al suo processo costruttivo-costitutivo, al senso che ha, e all’utilizzazione che ne fa Dante, possiamo intanto affermare che il 2 Febbraio è, ad un<br /> tempo, festa di Maria (Luca, 22 – 38; Luca II, 29-35) e di Beatrice (Vita Nuova, II, 1-2). Di Maria perché è stabilito, come vedremo, dalla Teologia liturgica sulla scorta del Vangelo di Luca; e di<br /> Beatrice poiché viene sentenziato da Dante in apertura della VITA NUOVA col ricorso alle scienze medievali di più alto rango, cioè col ricorso a quelle nobili e nobilissime e perciò ontologicamente<br /> più complesse. Se così, saremo arrivati ad un primo e solido punto di partenza per giudicare della validità del mio indirizzo di studi, nonché per criticare, viceversa, l’insufficiente percorso<br /> letterario seguito dai vecchi e nuovi Studi Accademici su Dante: poiché la presenza di un legame fra Maria e Beatrice viene comunemente riconosciuta, e come potrebbe essere diversamente!, mentre<br /> qui, nel caso anche di questa mia scoperta, saremo di fronte ad un riscontro scientifico-oggettivo di tale comunione spirituale che finirebbe per creare una forte sinergia a tutta la già nota<br /> architettura mariologico-dantesca. Un “riscontro scientifico-oggettivo” seguendo le scienze medievali di più alto livello non sarebbe infine solo la riprova di una verità, di una situazione che già<br /> risulta dichiarata letterariamente, ma costituirebbe anche l’introduzione alla scoperta di un modo inatteso di comporre del Poeta, e fors’anche medievale, tale da capovolgente l’idea<br /> storico-culturale che ci si è fatti fino ad oggi della poesia e del vissuto medievale.<br /> Se nessun esegeta ha mai saputo indicare con precisione matematica il giorno della prima apparizione di Beatrice a Dante, nonostante che lo stesso Poeta le abbia dato la massima importanza poiché<br /> solennemente la mette subito in apertura della VITA NUOVA (II, 1-2), e perciò con un entusiasmo scientifico che si caratterizza per la sua discrezione, quasi a voler anticipare il delicatissimo e<br /> nobilissimo senso di tutta l’opera, io essendoci al contrario riuscito vorrà pur dire qualcosa. E invece no! Ma se avessi ragione? Di solito mi si risponde, purtroppo, con una domanda retorica, e<br /> non affatto entrando nel merito: come se fosse riprovevole farlo o, peggio ancora, e come avrebbe potuto dire Dante, perché “non eran da ciò le proprie penne” (Par., XXXIII, 139), cioè quelle<br /> dell’esegesi tradizionale. Retoricamente infatti di solito mi si domanda: “Ma che importanza può avere se questa apparizione avvenne in un giorno invece che in un altro?” Questo perché, con<br /> mentalità moderna, gli esegeti interpretano l’episodio solo da un punto di vista cronologico-storico, e perciò astratto. E se esso avesse invece, e soprattutto, una valenza<br /> astrologico-simbolico-liturgica? Averlo ignorato potrebbe essere stato catastrofico da un punto di vista culturale e di Italianistica.<br /> La disputa annunciata, a partire dalla festa mariana e dantesca di oggi, dovrebbe adesso potersi dichiarare aperta, anche perché la nostra civiltà non sopporterebbe che gli Studi Universitari,<br /> stando le cose su Beatrice e Maria nella maniera anzi detta con l’aggiunta di tutto il resto, possano passare impunemente sotto silenzio il problema, ovvero senza lentamente regredire. Ci saranno<br /> poi anche altre cento occasioni per ribadire, controllare e, se qualcuno lo volesse, addirittura per acclamare questo mio nuovo percorso culturale e metodologico, ma è logico e naturale che io<br /> parta da qui, dalla festa di oggi. Dante, credo, ne andrebbe orgoglioso.<br /> Dell’esistenza di un calendario che parte, computisticamente, da Cristo nato di domenica come a noi interesse qui adottare per risolvere il problema, viene testimoniato anche in chiusura della<br /> “Quaestio de aqua et de terra” e per cui l’opera, indipendentemente che sia lavoro di Dante o meno, negli studi sul medioevo e sullo stesso Dante viene ad assumere, almeno per me, un’importanza<br /> esegetico-strategica assoluta. Tale calendario io lo chiamo “stile antico fiorentino”: ed è computando sul nostro calendario odierno, o storico, altresì tenendo però conto di Cristo nato di<br /> domenica che, obbligatoriamente, arriviamo a questo nostro giovedì mariano del 2 febbraio del 2° anno dopo Cristo in cui la Madonna realmente portò (realismo simbolico-liturgico e calendariale) fra<br /> le sue braccia Gesù bambino al tempio. A datare da questa festa, anche per simpatia, arriviamo al giorno del primo incontro fra Beatrice e Dante del ricordato venerdì 2 febbraio 1274 del nostro<br /> computo storico (Vita Nuova, II, 1-2) e alla festa di oggi.<br /> Per quello che ho affermato fino ad ora sulla molta importanza strategica della “Quaestio”, mi si prenda, per il momento, sulla parola: quindi nonostante che l’opera venga di solito trascurata in<br /> quanto ritenuta scarsamente scientifica e quindi, negli studi su Dante e sul medioevo, da doversi quasi scartare. Comunque sarebbe sotto l’aspetto di REPERTO scientifico trecentesco che essa<br /> verrebbe ad assumere, anche per me, un grosso valore. Quando gli esegeti la prendono in esame è soprattutto per sostenere e dimostrare che non è opera di Dante, fors’anche per sollevare il Poeta<br /> dall’avere fatto considerazioni geometriche poco affidabili. Ma siccome il computo computistico-calendariale dell’èra “volgare”, o “cristiana”, a partire da Cristo nato di domenica, non è mai stato<br /> preso in considerazione dagli storici moderni, né dai dantisti, né dagli esperti di calendari antichi, mentre in chiusura della “Quaestio” si indica come possibile e giusto, anzi quasi ammonendo<br /> chi procedesse diversamente, ecco perché l’opera viene ad assumere una importanza solenne. Essa costituisce uno dei pochi punti di partenza, se non l’unico del tutto chiaro, per accogliere<br /> l’ipotesi di andare, negli studi su Dante, nella direzione domenicale indicata che poi farà approdare ad un nuovo senso poetico-letterario di tutta l’OPERA dantesca.<br /> È più che noto, e fa parte del nostro vissuto quotidiano, considerare e vivere la giornata domenicale come il giorno speciale, eccezionale, di tutta la settimana: e questo è tanto più vero se si<br /> segue la nostra sacra Teologia liturgica. Se per un cristiano la domenica è festa liturgica di precetto, allora non meraviglierà che Dante abbia voluto computare l’éra cristiana da Cristo nato di<br /> domenica e quindi necessariamente incarnatosi di venerdì. Se avesse proceduto in tale modo non si vede cosa gli si sarebbe potuto rimproverare, specialmente poi se nelle sue opere, e a maggior<br /> ragione nella COMMEDIA, avesse dato maggiore importanza alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA, piuttosto che alla SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA. Infatti la domenica è Domenica soprattutto per il suo senso e<br /> la sua importanza liturgica. Ma Dante apprezza la liturgia? Seguendo i tradizionali Studi su Dante non risulta affatto, se non in piccola e sbrigativa misura dal recente lavoro del 1999 di Mons.<br /> Dante Balboni apparso diversi anni dopo le mie scoperte divulgate dal 1993 al 1995. In base ai miei studi la Commedia inizia infatti per la festa liturgica dell’Annunciazione a Maria ed<br /> Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo del 1301 del nostro computo storico e finisce il Venerdì Santo 31 marzo 1301 nel momento del versamento del prezioso sangue di Cristo per Noi. Più<br /> liturgico di così Dante non avrebbe potuto essere ed io l’ho di
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G
Con Auguri di Buon Natale 2011 a tutti. Aggiungo: e pensare che Dante sostiene, in chiusura della Quaestio di aqua et de terra, che CRISTO è nato una DOMENICA 25 Dicembre, proprio come<br /> eccezionalmente avviene quest'anno Domenica 25 Dicembre 2011, però TUTTI ZITTI. Compreso il nostro Signor Presidente della Repubblica e il Signor Sindaco di Firenze. Ci sarà pur ben una ragione.<br /> Insomma, perché? Io penso per non scontentare il Vaticano come sull'ICI. Ma ignorare la Domenica 25 dicembre è oggettivamente peggio che non richiedere al Vaticano l'ICI per una serie di ragioni<br /> che ben pochi possono immaginare. Sembrerà assurdo? Eureka!!! Ma è così!!! E pensare che quest’anno si celebrano anche i 150 anni dell’Unità d’Italia…<br /> F.to Giovangualberto Ceri
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G
Con Auguri di Buon Natale 2011 a tutti. Aggiungo: e pensare che Dante sostiene, in chiusura della Quaestio di aqua et de terra, che CRISTO è nato una DOMENICA 25 Dicembre, proprio come<br /> eccezionalmente avviene quest'anno Domenica 25 Dicembre 2011, però TUTTI ZITTI. Compreso il nostro Signor Presidente della Repubblica e il Signor Sindaco di Firenze. Ci sarà pur ben una ragione.<br /> Insomma, perché? Io penso per non scontentare il Vaticano come sull'ICI. Ma ignorare la Domenica 25 dicembre è oggettivamente peggio che non richiedere al Vaticano l'ICI per una serie di ragioni<br /> che ben pochi possono immaginare. Sembrerà assurdo? Eureka!!! Ma è così!!!<br /> F.to Giovangualberto Ceri
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