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12 luglio 2011 2 12 /07 /luglio /2011 11:35
Friday 8 july 2011 5 08 /07 /Jul /2011 15:05

GIOVANGUALBERTO CERI E MONS. ENRICO BARTOLETTI

Commenti

Caro Don GINO BURRESI, per me non è possibile soprassedere al pensiero, alla vita e alla vicenda di Mons. ENRICO BARTOLETTI, anche se fosse morto di morte naturale, poiché e con la fine della "LINEA BARTOLETTI" che poi si è potuta aprire la "LINEA RUINI". Lei mi sta parlando del dopo la "linea Ruini". Allora non potremmo che iniziare dal riconsiderare il Bartoletti: ecco perché ne parlo sempre. Ottima l'indicazione del nome di papa CELESTINO VI, meglio, come segnale, non si poteva trovare!!! Chi sa come ne rimarrà contento nell'aldilà CELESTINO V. Dunque il Bartoletti va sempre ricortato, non solo perché ad un certo punto stranamente, o sorprendentemente (?) si è aperta la Causa per la sua Beatificazione promossa sotto Ruini. Altra strenezza, però: il Promotore della Causa venuto da Roma, un frate, mi parve che a metà funzione, la sera della Domenica 11 Novembre 2007, ad un certo punto abbandonasse il rito, la cerimonia. Perché? Avrò preso lucciole per lanterne? Mons. Alblondi questo episodio me lo fece ripetere per ben due volte poiché lui alla Cerimonia fu assante, così mi disse, "per gravi motivi", poi si chetò. Può essere giusto riflettere sopra a tutto questo? Si volle allora anticipare un giudizio !!! Per me l'episodio sarebbe TERRIFICANTE, se non vidi male.
Leggo sul Blog del COMUNE DI CALENZANO, patria di don Lorenzo Milani e del Bartoletti, che faranno a Settembre 2011, quindi p.v., un Convegno su Mons.ENRICO BARTOLETTI guidato dall'On.le ROSA RUSSO IERVOLINO. L'idea è molto affascinante e politicamente centrata, buonissima, ma va in una direzione diversa da quella che lei si auspica che io intraprenda: dimenticare!!! Insomma il problema e che con la linea "Ruini", o ugualmente "Wojtyla", si è forse voluto cancellare a monte la figura del Bartoletti. Ha me è sembrato mettendo sotto controllo anche i "media" perché non ne parlassero. Tanto potere sui giornalisti esiste? L'una cosa ( quella bartolettiana) avrebbe finito per offuscare l'altra cosa (quella wojtiliana. Son matto? Mi sbaglio? Chiedo, appunto, lumi. Per me del Bartoletti meglio forse che non se ne sappesse nulla com'è affettivamente poi avvenuto? E' questo sembra essere nell'interesse anche della parte zoppicante, sia del PD che del PDL, eccetara, poiché il Bartoletti intervenne anche sulla politica: e, per questo, si considerava già morto, per quanto io no lo afferrassi bene durante l'ultimo colloquio. Perché dimenticare?. Legga le lettere che lui mi inviò e che io ho messo su FACEBOOK, "FOTO",a mio nome, insieme alla Delibera dattiloscritta, di 5 pp., di La Pira, veramente terrificante sul piano politico-amministrativo e, quindi, della democrazia. Io dunque insito, mentre da una parte sono dell'idea che il fertile progetto che lei ha in mente, Caro Burresi, cioè di profondo cambiamento, sia importantissimo, portatore di piacere spirituale e che anzi abbia la possibilità anche di concretizzarsi, dall'altra, a stare alle lettere inviatemi dal Bartoletti, io avrei, attraverso di Lui stesso, forse anche partecipato al CONCILIO VATICANO II e, certamente, all'interpretazione successiva che poi lui ne dette in tutta Italia (IL TRAGHETTATORE; colui che era contro i "MALI DI ROMA". Dunque insisto con questo mio intervento politico-autobiografico. Per me, al punto in cui è arrivata la CENTRALIZZAZIONE VATICANA, voluta con energica fede da WOJTYLA, l'unica strada per uscirne EVANGELICAMENTE sarebbe la seguente. Che quei vescovi che se la sentono di assumersene le responsabilità, consacrassero allora in segreto VESCOVO un sacerdore, o anche un laico (per il Bartoletti non vi era differenza sostanziale), e poi lo indicassero, con una lettera autografa sigillata e consegnata ad un notaio, quale degno successore, in base al loro stesso giudizio, della loro stessa Diocesi. Mons. Alberto Silvani potrebbe condividere? Ovviamente non volglio saperlo!!! Il nuovo Papa che lei pare abbia già individuato e che, probabilmente, credo degnissimo, per me dovrebbe poi anche arrivare a codificare quanto qui le ho imprudentemente rivelato, o auspicato. Ecco comunque il mio nuovo e palloso intervento autobiografico.

Mi è dispiaciuto molto aver visto pubblicate nell'anno 1994 da Massimo Toschi le due lettere inviate da Don Lorenzo Milani (da ex san Donato alla parrocchia di Barbiana) a Mons. Enrico Bartoletti (di ex Carraia ad Ausiliare dell'Arcivescovo di Lucca e poi a Roma alla CEI). Le due lettere sono quelle in data 10 settembre 1958 e 1° ottobre 1958. Il dispiacere? Poiché il mio amico Don Alessandro Campani di Sommaia, in esse stesse più volte ricordato dal Milani, non vi faceva una bella figura, mentre lui era ancor vivo e vegeto; da aggiungere che anche il Bartoletti, nel modo in cui il Milani l'aveva trattato, appariva tutt'altra persona da quello che era effettivamente, specialmente in quel momento e che poi fu ancor più meravigliosamente. Dunque io dovetti avvisare telefonicamente il Campani della pubblicazione anche perché queste due lettere non erano esaltanti, appunto, nemmeno per la persona di Mons. Enrico Bartoletti. Mi fece piacere sentirmi poi dire da mons. Alberto Ablondi, vescovo Emerito di Livorno, che non solo avevo fatto bene a telefonare al Campani, ma anzi, che così telefonando, avevo dimostrato di essere un pochetto anche il Segretario in pectore dello stesso Bartoletti, come una volta il Bartoletti stesso si era fatto sfuggire di bocca, chi sa perché.
ADESSO AGGIUNGO.
Della Politica? Un po’ se ne interessano anche la C.E.I., il Vaticano e il Sommo Pontefice.
Come…?
Si legge su l’ENCICLOPEDIA Wikipedia alla voce
Mons. Enrico Bartoletti
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Enrico Bartoletti (San Donato di Calenzano, 1916 – 5 marzo 1976) è stato un arcivescovo cattolico italiano.
Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Lucca. Fu consacrato vescovo nella basilica fiorentina dell'Annunziata, in quanto non appartenente al capitolo della cattedrale. Chiamato (da papa Montini) a ricoprire l’incarico di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana nel 1972, sotto il pontificato di Paolo VI, dimessosi da arcivescovo di Lucca (o da Amministratore Apostolico, sede plena, dell’Arcidiocesi di Lucca resta ancora da chiarire [?]) nel 1973, si trasferì a Roma ove rimase fino alla sua improvvisa morte per malattia ( avvenuta il 5 marzo 1976 in ospedale dove però sembra stesse piuttosto benino).
Mons. Bartoletti propose di far leva sulla Parola di Dio (cioè sullo spirito del Vangelo improntato alla più ampia libertà di scelta). Il primo piano pastorale della CEI fu battezzato "linea Bartoletti" tanto era dominato dal suo orientamento pastorale. (Un sacerdote mi confidò che in alcuni ambienti del Vaticano, anche dopo diversi anni dalla sua scomparsa, alla parola “Bartoletti”, tremavano ancora per la profonda idea che lui aveva della LIBERTA’). I documenti figli del piano pastorale “linea Bartoletti”, si muoveranno nell’ottica bartolettiana centrata sull’annuncio del Vangelo. Egli si prodigò affinché le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II venissero recepite ed attuate dalle diocesi e dalle parrocchie. La linea Bartoletti” ha guidato le scelte della conferenza episcopale italiana fino all'arrivo in Cei della linea Ruini. Nel novembre del 2007 , (nella Cattedrale di san Martino la Domenica 11 Novembre 2007) è stata aperta a Lucca la fase diocesana della causa per la sua beatificazione. Ma com’è che passiamo, appunto, dalla linea Bartoletti alla linea Ruini? Dalla linea Bartoletti che puntava, fra le altre cose, sull’onorevole Aldo Moro, alla linea Ruini che invece puntava sull’onorevole Silvio Berlusconi? Il Vescovo Emerito di Livorno, Mons. Alberto Ablondi, che durante il sequestro Moro si voleva sostituire a lui nella carcere delle Brigate Rosse, anche per capire bene se volevano qualcosa di grosso e di concreto in cambio, o semplicemente ed esclusivamente la vita di Moro (e allora non ci sarebbe stato nulla da fare!), mi disse che con la linea Bartoletti la Chiesa avrebbe preso tutt’altra direzione da quella attuale. Il punto di svolta fra queste due diverse idee culturali, ossia circa la cristianizzazione del mondo, probabilmente fu proprio l’improvvisa morte, sempre per malattia, di papa Albino Luciani e la conseguente l’elezione di papa Karol Wojtyla, credo caldeggiata dal Card. Giovanni Benelli e dal Card. di Vienna Franz König. Fino a Paolo VI e a papa Luciani, una cosa era il Sommo Pontefice e un’altra cosa era il Vaticano e, forse, questa separazione era un bene.
Orbene, Mons. ENRICO BARTOLETTI, quand’era alla C.E.I., oltre a combattere contro i MALI DI ROMA con uno specifico Convegno, era stato anche contro le tangenti e la corruzione sugli appalti del DAZIO (Imposte Comunali di Consumo) e inoltre si era impegnato a fondo anche per far mantenere la legge sul DIVORZIO CONIUGALE 1/12/1970, n. 898. Diversamente, lui era dell’opinione, non sarebbe stato probabilmente raggiunto il quorum del 50 % dei votanti più uno. Dunque se il Italia abbiamo il divorzio probabilmente si deve proprio al Bartoletti, o anche a lui. I “media” non vi fecero, né fino ad oggi vi hanno fanno caso, però questa fu probabilmente la vera verità. Tuttavia questo suo impegno gli procurò molti nemici, anche nella Democrazia Cristiana, mentre contribuì però a rafforzare la sua amicizia con Paolo VI che era già molto sentita anche prima. Questo me lo confessò il Bartoletti a Roma mentre, l’impegno dello stesso Bartoletti a favore del divorzio mi veniva ribadito il venerdì 16 gennaio 2009 da Padre Bartolomeo Sorge in seguito ad un mio intervento a Poggibonsi (Si) nella “saladell’amicizia”, e alla presenza dell’Arcivescovo di Siena.
Mons. Bartoletti sul tema del mantenimento della legge sul divorzio aveva avuto sicuramente
Commento n°1 inviato da Giovangualberto Ceri oggi alle 12h15

Caro Giovangualberto,  io  La  ringrazio,   perché  Lei  sta  dando un  ulteriore  senso  ai  miei  pensieri   o  meglio    all'eco  dei  miei  pensieri.   Con  il  Suo  commento  Lei  mi  ha  voluto  ricordare  che   anche  Lei  riceve  da  Mons.  Enrico  Bartoletti  l'eco  dei  Suoi  pensieri  ed  allora  sono  d'accordo  con  Lei,  quando  afferma  di  non  poter  " soprassedere  al pensiero, alla vita e alla vicenda di Mons. ENRICO BARTOLETTI."  Anzi  Le  chiedo  umilmente  scusa,  perché  sarebbe  come  se  Lei  mi  avesse   invitato  a  prendere  le  distanze  da Adriana  Zarri,  gemella  spirituale  di  Padre  Gino,  e  quindi  dallo  stesso    Padre  Gino  Burresi.  Lei ed  io  siamo   pertanto  perfettamente  in  sintonia  di  echi, che  si  completano  a  vicenda,  dando  vita  ad  una  gioiosa  sinfonia,  preludio  di  un rinnovamento  nella  Chiesa.  

Riccardo

Valutato 5,0 su 5,0

- 4 min - 2 set 2008 - Caricato da brubus61
Una bella canzone dall'album 'La Mina 1975
www.youtube.com/watch?v=JnxysN6V6LU
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commenti

Giovangualberto Ceri 09/10/2011 00:39


DANTE non è morto per la festa LITURGICA dell'ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE del LUNEDI' 14 settembre 1321 del nostro computo storico. E' morto invece in quella del MARTEDI' 14 settembre 1322 del
nostro computo storico e perciò è morto il martedì, giorno dedicato a Marte, 14 settembre 1321 seguendo l'ANTICO CALENDARIO STILE FIORENTINO: calendario non riportato nemmeno dal MANUALE di Adriano
CAPELLI. E ci sarà una ragione! Se non lo riporta il Cappelli, lo rammenta invece DANTE, e non è poco, e non è per caso!, in chiusura della "Quaestio de acqua e de Terra" indirettamente
puntualizzando che per lui l'anno zero, costituito dai sottomultipli dall'anno (minuti, ore,giorni, settimane, e mesi), parte da quello in cui CRISTO è nato di DOMENICA che poi sarebbe la domenica
25 dicembre del 1° anno d.C. del nostro computo storico. A nessuno interessa questa “QUESTIONE”, ma così è, ed è fondamentale!!! Se così fosse il VIAGGIO della COMMEDIA, per una ragione scientifica
in più, sarebbe da porsi, anch’esso, un anno dopo e cioè nel 1301 del nostro computo storico al fine di essere posto, come lo pone Dante, nel 1300 dell’Antico Calendario Stile fiorentino non
ricordato nemmeno, appunto, da A. Cappelli. Hai, hai, hai, furbizia del Vaticano!, quanto sei superiore a quella della sinistra, o degli esegeti legati al Partito Democratico, o PD. Per CRISTICA
DANTESCA la notizia dovrebbe essere addirittura esiziale, se si prova a fare i conti, cioè a computare.
Per chiarire la mia posizione e preparazione mi si perdoni intanto questa nota autobiografica.
Anche Don Lorenzo Milani aveva i suoi limiti. Pensava che quando la classe operaia e contadina fosse andata al potere il problema delle tangenti e della corruzione legata agli appalti della P.A. si
sarebbe in gran parte risolto da sé. Il più importante problema era dunque, per lui, dare un’istruzione ai proletari. Ma forse era arrivato a questa conclusione anche per ragioni affettive verso i
suoi ragazzi. Il Milani era una chioccia che avrebbe dato la vita per i suoi pulcini.
Sulle tangenti e la corruzione, dopo che io in più occasioni mi ero sfogato con lui a Barbiana, mi fece fare anche un intervento, in cattedra, davanti ai suoi ragazzi sull'appalto delle Imposte di
Consumo, o Dazio, a Firenze. Io, seguendo la delibera consiliare dell'Amministrazione di Giorgio La Pira del 5 ottobre 1964, n. 5555/710/C, avevo intrapreso una dura lotta per togliere gli appalti
e andare in gestione diretta del servizio di accertamento e riscossione. Mi dava una mano il mio amico mons. Enrico Bartoletti. Allora a Firenze le Imposte di Consumo (attuale I.V.A. sulla cessione
di beni) erano in appalto alla Società Trezza, S.p.A. con sede a Verona. La Trezza aveva però in appalto tali imposte anche al Comune di Palermo: nella Palermo dei cugini Salvo e di Vito
Ciancimino. Capirete che musica!!! Don Milani condivideva in teoria il principio che io difendevo ma se ne stava alla larga. Se oggi abbiamo l'IVA non appaltabile, invece che l'ICO appaltabile come
volevano gli appaltatori (INGIC, SARI, CREMONINI, e a Roma BOURSIER, ecc) in occasione della Riforma Tributaria del 1/1/1973, si deve soprattutto a questa delibera di LA PIRA, all'intervento di
mons. Bartoletti e credo anche di Aldo Moro. Tuttavia non giovò alla tranquillità di La Pira, del Bartoletti, di Moro e forse anche di Paolo VI, aver impedito questo illecito arricchimento facendo
approvare l’IVA (Si confronti riunione dell’ANCI a Viareggio nella seconda metà del 1972). Di me dico solo che "me ne frego", anche se è un motto fascista inviso a don Milani. Risparmio a prezzi
attuali, per avere l’IVA al posto dell’ICO, stimabile in cinque miliardi di euro annui per possibili tangenti. Per rendersi conto come il mio discorso sia vero e dell' "Antifona", del "vento"
preoccupante per le istituzioni repubblicane che anche allora tirava partendo dal DAZIO, si veda l'originale del ricorso di La Pira datato 16/01/1965 da me pubblicato su Facebook a: "Foto" di
Giovangualberto Ceri. Come minimo, prima del peggio, ti ISOLAVANO: e La Pira, il Bartoletti, Moro e Paolo VI ritengo, come minimo, che siano stati lasciati soli. Il Bartoletti in particolare anche
per il suo Convegno dal titolo, “MALI DI ROMA”. Riguardo al problema della corruzione affidarsi ad andare a votare come diceva don Milani sarebbe stato come impugnare un “fucile” interessante, ma
scarico. Questo perché si aveva l’impressione che, ai vertici, una parte di tutti i partiti che sedevano in parlamento fosse un po’ coinvolta dalla corruzione. Per questo si arrivò ai movimenti
extraparlamentari. A me, che ero dell’Esecutivo Giovanile della D.C. e Consigliere Comunale, Don Milani mi disse con passione, per rimediare!, di VOTARE SOCIALISTA: cosa che feci subito anche poi
non rinnovando più, quale necessaria conseguenza, la mia tessera della D.C. (1966). E non la rinnovai nemmeno quando, qualche anno dopo, l’On.le Forlani mandò a casa mia per convincermi due
importanti suoi rappresentati.
Don Milani mostrò inoltre i suoi limiti coscienziali anche quando mandò a mons. Enrico Bartoletti le due lettere datate 10/09/1958 e 1/10/1958 i cui effetti negativi, dopo la loro pubblicazione
avvenuta nel 1994 (MASSIMO TOSCHI, “Don Lorenzo Milani e la sua Chiesa”, Polistampa, Firenze, 1994, pp. 158 -166), credo furono evitati proprio in seguito alla mia telefonata, a Sommaia, all'amico
don Alessandro Campani ancor vivo. Tale lettera il Milani, per me, se la sarebbe dovuta proprio risparmiare. Cfr. Google, AGENZIA RADICALE su Mons. E. Bartoletti; Cfr. FOTO: ILARIA DEL CARRETTO:
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
Domanda. Quante probabilità ci sono che il “veltro” posto da Jacopo della Quercia ai piedi di Ilaria del Carretto possa raffigurare ANCHE il “veltro” di Dante (Inf., I, 85 – 111) incaricato di
rimandare la lupa, ma forse anche l’Inquisizione cattolica se fosse da lei stessa simboleggiata, in quell’Inferno da dove si suppone sia venuta? Il papa ha già chiesto scusa per la sua presenza
nella storia. Nella mia intervista alla TV Canale 10, e a sostegno della tesi di molti docenti universitari di ITALIANISTICA che dicono, “nessuna probabilità che la lupa simboleggi l’Inquisizione
medievale”, anch’io avrei voluto potergli dare ragione. Il “veltro” di Dante non può essere quello di Ilaria! Se non lo feci è perché pensai però che Monsignor Bartoletti non sarebbe stato
pienamente soddisfatto. Infatti se la Chiesa può essere ANCHE Ilaria; e se Ilaria è morta; dovrà pur venire qualcuno, il “veltro”, a resuscitarla. E questo dice Dante. Cfr. Google – YOUTUBE,
http://www.youtube.com/watch?v=wV4vEG15yjA.
Cosa ne pensano di tutte queste date di Beatrice sul DVD, la SOCIETA’ DANTESCA ITALIANA, la SOCIATA’ DANTE ALIGHIERI, la BIBLIOTECA CLASSENSE di Ravenna, la CASA DI DANTE in Roma, la DANTE SOCIETY
OF AMERICA, la DEUTSCHE DANTE-GESELLSCHAFT ? Perché non rispondono? Hanno qualcosa da temere?
F.to Giovangualberto Ceri.



Présentation

  • : RIABILITAZIONE POST MORTEM DI PADRE GINO BURRESI
  • : Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
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