Lettera a Diogneto
Diogneto è un pagano, al quale la lettera è diretta. L'esordio precisa le domande di Diogneto e quindi il contenuto della lettera.
TRATTO DA : DIOGNETO LABORATORIO DELLA FEDE martedì, 08 maggio 2007 Tutta l'Azione Cattolica di Fossone,
in particolare il presidente dimissionario, si stringe intorno a
MONS. ALBERTO SILVANI
dal sito della nostra diocesi:
Il Papa ha nominato Vescovo di Volterra (Italia) il Rev.do Mons. Alberto Silvani, del clero della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, finora Parroco di "S. Pietro Apostolo" in Avenza.
Il Rev.do Mons. Alberto Silvani è nato a Virgoletta di Villafranca in Lunigiana (Massa Carrara) il 6 settembre 1946. Ha ricevuto la formazione al sacerdozio nel Seminario vescovile di Parma, e conseguito la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Statale di Genova. È stato ordinato Presbitero a Pontremoli il 3 ottobre 1970.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti ministeri ed uffici: dal 1971 al 1972 Vice Rettore del Collegio vescovile di Pontremoli e Docente di materie letterarie nel Ginnasio-Liceo; Parroco di Gassano dal 1972 al 1987; dal 1987 al 2005 Vicario Generale della diocesi di Pontremoli; dal 1987 al 1992 anche Parroco a Corlaga e Treschietto e dal 1996 al 2005 Rettore del Seminario Diocesano Maggiore. Attualmente è Canonico Decano della Con-Cattedrale di Pontremoli; Prelato d’Onore di Sua Santità; Preside del Liceo Vescovile di Pontremoli e Parroco della parrocchia di "S. Pietro Apostolo" in Avenza.
Alle ore 12 del del 8 maggio 2007 l'Amministratore diocesano Mons. Marco Fabbri, alla presenza del vescovo emerito Mons. Vasco Giuseppe Bertelli ha annunciato la nomina a vescovo della Diocesi di Volterra il Rev.do mons. Alberto Silvani.
nominato Vescovo della Diocesi di Volterra. Veramente una grande notizia!! Sono molto contento della nomina di don Alberto a Vescovo! E' una persona molto intelligente, e nonostante il primo impatto che può sembrare un po' burbero, ha un grande cuore!! Veramente contento.
p.ps ma ora quando lo incontro dovrò dargli del lei!?!
MARCO
La Lettera a Diogneto è un breve scritto in greco, che un ignoto cristiano della prima metà del II secolo rivolge a un amico per spiegare e difendere la nuova fede cristiana. È uno dei più suggestivi documenti dell'antica letteratura cristiana che appartiene ai cosiddetti "Padri apostolici".
Da un'antica lettera del II secolo
I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini, né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere
di vita. La loro dottrina non fu inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
La dottrina di un Dio è la loro filosofia.
Dimorano in città sia civili che barbare, come capita. E, pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e per ammissione di tutti incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri. Partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non mettono in pericolo i loro bambini. Amano fare comunione fra loro e sono fedeli al matrimonio. Vivono nel corpo, ma non secondo il corpo. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati con disprezzo e ricambiano con l'onore.
Pur facendo il bene sono puniti come malfattori e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. Gli eretici fanno loro guerra come a gente straniera e i pagani li perseguitano, ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola, i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo; anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo; anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. Il corpo, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima perché gli impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani, pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria da loro, solo perché si oppongono al male.
(dalla "Lettera a Diogneto" 5-6).