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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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ADRIANA ZARRI : L'OSTETRICA DELL'ANIMA

 

 

 

http://www.donarmandotrevisiol.org/blog/archivio/2047.html

 

 

 Adriana Zarri, poetessa di Dio

 

15 luglio 2011

Adriana Zarri

Qualche mese fa è morta Adriana Zarri. Non credo che il gran mondo la conosca, un po’ di più è conosciuta dai cattolici del dissenso, perché questa studiosa della Sacra Scrittura e questa cristiana militante scriveva su “Il manifesto” e condivideva molte delle tesi culturali della sinistra ed era molto critica nei riguardi delle prese di posizione delle gerarchie della Chiesa.

In occasione della morte, anche i periodici di ispirazione cristiana hanno liquidato velocemente la notizia con titoli un po’ guardinghi e con la preoccupazione della riserva: “Adriana Zarri, credente fuori delle righe”.

Io ho letto la notizia con qualche interesse perché più di mezzo secolo fa avevo letto un suo libro sui sacerdoti dal titolo “Servi inutili”, un titolo che si rifaceva ad una affermazione di Gesù, la quale sottolineava la grande verità che solo Iddio è il protagonista della storia, l’uomo semmai ne è un povero strumento. Il volume viaggiava su questa tesi, ribadendo il concetto che il prete è una creatura preziosa e sublime nella misura in cui si fa strumento docile e maneggevole nelle mani di Dio.

Dalla lettura mi è rimasto il ricordo di un testo edificante ed utile, a livello ascetico, per i sacerdoti. Ma dalla posizione ideale di Adriana Zarri a quella con cui ha chiuso la sua giornata umana pochi mesi fa “ne è passata di acqua sotto i ponti”. La Zarri fu una militante cristiana atipica, dura come l’acciaio. Sostenne tesi anche in aperto contrasto con le posizioni della Chiesa cattolica, pur rimanendo integerrima nella sua fede. Scrittrice brillante, ricca di logica, di cultura, ma insieme di poesia e di sentimento, cercò il difficile dialogo con la cultura laica del nostro tempo e, assecondando tesi che il cattolicesimo ufficiale non condivide, riuscì a parlare del suo Dio, tanto amato e ricercato, anche in ambienti assolutamente impermeabili a questo discorso, eppure capaci di donare al mondo attuale, magari incoscientemente, aspetti autentici del volto di Dio.

Una carissima alunna delle magistrali di circa quarant’anni fa ha regalato al suo vecchio ma non dimenticato insegnante, l’ultimo libro della Zarri “Un eremo non è un guscio di lumaca”, in cui essa racconta la sua esperienza di eremita “sui generis”. Sono all’inizio del volume, ma già mi rendo conto che anche “l’altra sponda” possiede raggi di quell’unico sole che illumina un po’ tutti.

Don Armando Trevisiol

 

25 agosto 2011

Un’alunna degli anni verdi della mia vita di prete, qualche tempo fa è venuta a farmi visita nel mio piccolo alloggio del “don Vecchi”. Questa cara “ragazza”, conosciuta sui banchi di scuola, ha sposato un medico tedesco ed abita in Germania, a Bonn, ha due figlie ed è ormai una nonna in pensione. E’ venuta perché conserva un bel ricordo del suo vecchio insegnante con il quale ha mantenuto un rapporto ancora vivo leggendo ogni settimana “L’incontro” su Internet.

Venendo quest’ultima volta, m’ha chiesto un piacere per la sua vecchia mamma che vive sola a Mestre e, come sempre, mi ha fatto un regalino. Evidentemente conosce i miei gusti ed ha quindi scelto in libreria due volumi della Einaudi, dicendomi che temendo che almeno uno l’avessi già letto, avrei potuto tenere l’altro. Era vero: “Il pane di ieri” di Enzo Bianchi, della comunità di Bose, l’avevo già letto. Quel volume è ricco di poesia, di spiritualità e di calda umanità. Il volume di padre Bianchi è veramente bello e m’ha fatto bene perché ho compreso da esso che “l’uomo di Dio” non è uno che si estranea da questo mondo e che non possa godere delle cose buone, anzi egli coglie con più intensità la poesia della vita e del quotidiano.

Ho tenuto quindi il volume alternativo: “Un eremo non è un guscio di lumaca” di Adriana Zarri. In questo volume la “teologa”, spesso critica e dissenziente dalle tesi ufficiali della Chiesa, racconta la sua scelta di vivere una vita eremitica “sui generis” in una vecchia cascina abbandonata, “Il molinasso”, sule colline piemontesi.

La Zarri, che è certamente una donna di fede, ma libera, anticonformista, attenta a cogliere gli aspetti positivi della cultura e dei movimenti del laicismo italiano, racconta il suo quotidiano con grande semplicità, ma con la sensibilità di un’intellettuale intelligente e di giornalista che conosce il mestiere dello scrivere.

La mia lettura procede lenta, ma con profitto. Mi interessa quanto mai questa religiosità o questo misticismo fuori delle righe della tradizione e del diritto canonico, perché confrontando la mia vita di oggi che passa dalla “celletta” dell’abitazione al tempio tra i cipressi, con un po’ di ascetismo potrei aspirare anch’io ad essere un eremita del nostro tempo.

Don Armando Trevisiol

 

3 ottobre 2011

Una lettura che mi ha messo in crisi

Io sono lento nella lettura e poi leggo solo per breve tempo negli scorci che mi rimangono liberi durante il giorno. Ci sono alcuni che affermano di divorare i volumi e di arrivare a leggerne perfino tre o quattro al mese. A me capita esattamente il contrario, mi ci vogliono due o tre mesi per finirne uno soltanto.

Ho cominciato da alcune settimane il volume “L’eremo non è un guscio di lumaca”, edito dalla Einaudi, di Adriana Zarri, la scrittrice, teologa del dissenso cattolico, o perlomeno abbastanza libera e talvolta dissenziente dalle linee portate avanti dalla gerarchia della Chiesa, ed ho appena passato la metà del volume.

Credo che sia stato nelle intenzioni di questa donna narrare la sua scelta di vivere in maniera eremitica. Essa ha ottenuto, non so come, un vecchio cascinale abbandonato sulle colline piemontesi ed ha scelto di vivere sola, mantenendosi coltivando la terra, allevando conigli e galline e scrivendo qualche articolo per “Il Manifesto” o facendo qualche lavoro di recensione per qualche casa editrice.

In verità il volume che sto leggendo non è un diario e, meno che meno, un racconto della sua vita, ma una riflessione approfondita e critica su tutto quello che noi comuni mortali diamo per scontato circa il rapporto con Dio, con la natura e con gli uomini. Una analisi puntuale, talvolta perfino spietata sul concetto di silenzio, solitudine, sul concetto di sacro, di profano, di rapporto con gli uomini, con la terra, con gli animali.  Dalla lettura emerge una figura di eremita profondamente intellettuale, in costante verifica dei contatti e i rapporti del vivere quotidiano.

Man mano che vado avanti nella lettura, le riflessioni della Zarri mi mettono in crisi, perché mi fanno capire quanto superficiale, scontato, sia il mio vivere, il mio credere, i miei rapporti con le cose, gli uomini e la natura. La Zarri mi costringe a fermarmi, a verificare, a guardare dentro e a prendere posizioni nuove di fronte alla realtà del vivere. Le pagine intense e turgide di pensiero mi fanno cogliere la testimonianza di questa donna per la quale Dio è veramente tutto, emerge da ogni respiro, da ogni esperienza e da ogni lavoro.

Di certo, quando avrò finito il volume, io forse non mi ritirerò in una grotta o in una caverna di un monte, ma certamente non potrò più vivere in maniera scontata come prima e Dio non lo penserò solamente in qualche momento del giorno e non lo vedrò solamente nei riti, ma spero che diventerà per me, come per la Zarri, “il respiro” della vita.

Don Armando Trevisiol

 

1° maggio 2012

Una diversa lettura della preghiera umana a Dio

Io sono fortunato anche da questo lato, perché gli amici, leggendo le riflessioni vagabonde ed irrequiete del mio diario, mi regalano, abbastanza frequentemente, dei volumi che alimentano la mia appassionata ed insaziabile sete di “verità”.

Gli amici sanno di certo dei miei rapporti altalenanti tra stima e rifiuto della teologia del nostro tempo: lo espressi chiaramente quando parlai di Adriana Zarri, l’eremita appassionata di Dio e della libertà, morta lo scorso anno.

Ho dedicato più di un intervento de “L’incontro” al pensiero e alle scelte di questa donna intelligente, innamorata di Dio, ma nel contempo, “cane sciolto”, libera e critica nei riguardi di tutto l’apparato ecclesiastico, spesso artificioso e soffocante.

Lo scorso anno ho letto con interesse l’ultimo suo volume, che porta un titolo stuzzicante ed non emblematico: “L’eremo non è un guscio di lumaca”. Recentemente, invece, ho pure letto un lungo articolo su “Vita pastorale”, dedicato a questa donna ricca di spiritualità, ma guardata con sospetto, e talora con rifiuto, dai “cristiani benpensanti”.

Pensavo di aver chiuso con questa intellettuale dello spirito, ma un amico di data recente m’ha regalato un volumetto veramente interessante, uscito recentemente, dal titolo: “Tutto è grazia”. Il volume riporta l’ultima intervista di questa feconda scrittrice a Domenico Budali. Questo testo ha certamente il merito di essere discorsivo e quindi più scorrevole dell’ultimo volume, estremamente concettuale e puntiglioso nella ricerca del divino nella vita.

Appena ho intrapreso la lettura, ho cominciato subito a sottolineare dei passaggi che aprivano alla mia anima spiragli di luce, che mi offrivano visioni spirituali quanto mai interessanti.

Desidero far dono ai miei amici di un passaggio, ma credo che sentirò il desiderio di tornarvi ancora.

A proposito della preghiera la Zarri afferma: “Essa non serve a Dio, ma a noi. Così la festa non è fatta per Iddio, è fatta per noi; i comandamenti non sono fatti per Iddio, sono fatti per noi. Pregare quindi non è qualcosa per `far felice il Signore’, ma è un tentativo di conversione personale, il tentativo di cambiar mente e modo di pensare, d’essere più lucidi e sereni”. Ed ancora insiste su questo argomento: “Quando chiediamo qualcosa al Signore, ci è sempre dato, anche se non c’è dato quello che a noi sembra cosa giusta”.

La preghiera, vista da questa angolazione, è quindi tutt’altra cosa che presentare in modo superficiale una lista di richieste di dubbia utilità.

Questa lettura del pregare non è cosa proprio di poco conto.

Don Armando Trevisiol

 

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