I figli sono delle mamme, si dice così, no?
I figli li crescono le mamme. Da sole.
Li crescono le mamme quando si separano e si fanno carico di tutto, riponendo nei figli tutte le attenzioni e tutte le pulsioni vitali, come se la vita avesse senso solo se vissuta per loro.
Penso alla mamme sole, ma in generale un po’ a tutte le mamme e in particolare penso a me.
Siamo convinte nel nostro delirio di onnipotenza che i figli siano delle mamme, che la responsabilità dei figli, l’educazione, la scelta dello sport, persino cosa fare nel week-end, sia una nostra responsabilità, come se il mondo potesse crollare se non teniamo noi la situazione sotto controllo.
Pretendiamo di avere l’ultima parola su tutto e tendiamo ad escludere il partner, il padre, dall’educazione dei figli, perché noi passiamo più tempo con loro, perché noi siamo quelle che partecipano alle riunioni, che sentono gli umori delle altre mamme, quelle che leggono i libri di puericultura. E giorno dopo giorno ci convinciamo che i figli siano delle mamme, che noi dobbiamo esserci, che dobbiamo sempre dire la nostra.
E alla fine questa smania di controllo finisce per prenderci la mano e tutto improvvisamente ci sfugge di mano, a cominciare dal rapporto di coppia.
Lo squilibrio che creiamo giorno dopo giorno pende sempre di più a favore dei figli, mentre il compagno perde punti, ma anche voglia prima o poi.
I figli sono delle mamme a volte per colpa nostra.
Siamo noi che non lasciamo loro lo spazio per essere padri e compagni.
Siamo stanche? Forse é perché non deleghiamo.
Siamo stressate? Forse é perché vogliamo fare tutto da sole!
Siamo sole? Forse l’abbiamo scelto noi.
Ma davvero i figli hanno bisogno solo delle mamme?
Davvero gli bastiamo noi? Ne siete sicure?
Sicure che non sia più costruttivo per tutti allentare la presa e imparare a fidarsi?
Io ho una voglia matta di allentare la presa, ma non so come fare. Mi insegnate?
http://www.riza.it/figli-felici/vita-in-famiglia/3384/quando-la-mamma-e-da-sola.html
Quando la mamma è da sola
Separazione, fine di una convivenza, libera scelta: i figli stanno con la mamma e il padre non c’è o se ne occupa molto poco: ecco come organizzarsi
Si tratta di un problema molto comune e sentito: il padre che non c’è o non si fa carico dei figli dopo la separazione. Molti uomini, se inseriti in un contesto di convivenza, riescono a occuparsi dei figli; in caso contrario si estraniano. Come se la disgregazione della struttura familiare li lasciasse smarriti, incapaci di mantenere il ruolo di padre. O meglio, lo riducesse ai minimi termini. Questi padri passano alcuni week-end con i bambini e parte delle vacanze, probabilmente portano bei regali, ma spesso sono presenze sussidiarie, poco incisive, che fanno sentire la madre incastrata tra mille incombenze e responsabilità.
Quando una separazione rende i padri distanti
Se la mamma è il centro di tutto
I sensi di colpa trovano terreno fertile nelle donne. In quelle che rimangono da sole, ancor di più. “Ecco, non ce l’ho fatta a tenere insieme la famiglia. Ho scelto l’uomo sbagliato, non ho avuto pazienza, forse avrei potuto resistere finché i figli fossero stati un po’ più grandi…”. Da tutte queste “colpe” infondate nascono i tentativi di “riparazione”. “I miei figli non devono pagare i miei errori, farò di tutto perché siano felici”. A questo punto i bambini diventano il centro attorno al quale ruota tutta la vita della madre. Assoluta e unica priorità hanno i loro bisogni, mentre quelli della madre si riducono fino a scomparire. Ma che cosa può offrire una mamma che si azzera ai suoi figli? Davvero poco.
Non fare la superdonna, chiedi aiuto
Un figlio, finché non cresce, è un piccolo satellite che ruota attorno alla madre, dalla quale attinge energia, affetto, nutrimento. Non capovolgere questo ruolo mettendo lui al centro, lo renderesti insicuro, spaventato, sovraccarico di responsabilità. Per questo è importante mantenere i propri interessi, curarsi, fare un minimo di vita sociale, preservare dei piccoli spazi tutti per sé.
Non è impossibile ma occorre abbandonare il mito dell’onnipotenza e chiedere aiuto. Ci sono zii e nonni, le babysitter, le altre mamme. È importante non isolarsi, ma costruire una rete sociale di solidarietà femminile dove scambiare figli, favori, chiacchiere.
Può crescere bene “senza” papà? Sì
Uno dei timori della mamma single, soprattutto se la scelta di fare un figlio è avvenuta senza un compagno stabile, è quella che al bambino maschio manchi una figura di riferimento del suo stesso sesso. È un falso problema, i bambini sono bravissimi a individuare spontaneamente figure sostitutive. Ci sono zii, nonni, amici, conoscenti, insegnanti, persone cui scelgono liberamente di affezionarsi e di cui imitano scelte e atteggiamenti. E questi modelli vengono spesso preferiti anche in presenza di un padre. Il timore che si crei una carenza è infondato e non va enfatizzato.
Così ti aiuti
- Cercare aiuto e appoggi: parenti, amici, altre mamme, babysitter.
- Imparare a delegare, senza sensi di colpa e senza subire ricatti. Se chi presta aiuto ha un atteggiamento ricattatorio o chiede troppo in cambio, sottrarsi.
- Curarsi come donna, mantenere interessi, vivere la sessualità.
Così no
- Trattare il bambino come un sostituto del partner, cui mostrare la propria sofferenza, fare confidenze, a cui chiedere consolazione.
- Essere orgogliosa e pensare di potercela fare da sola.
- Cercare di "essere" madre e padre contemporaneamente. Sono due ruoli distinti che devono rimanere tali.
