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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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DEDICATO A NOSTRO FIGLIO ADOTTIVO

 

DEDICATO A NOSTRO FIGLIO ADOTTIVO

     17 dicembre 2010

    BENEDETTA   CICOGNA                                         

 

Natale  era  ormai  alle  porte,

le  genti  in  tante  faccende   assorte.

 

Una  mattina  di  dicembre,

sbarcati  dopo  un  lungo  viaggio,

con  le  valigie  ricolme  di  coraggio

e  i  bagagli   a  mano  strapieni  di   doni,

per  compensare  altrettanti  abbandoni,

con  le   nostre  menti   di  tanti   pensieri  ingombre,

ti   abbiamo  riconosciuto,

capello   folto  e  riccioluto,

aspettavi  sulla  via,

non  ci  avevi  ancora  visto

in  fotografia.

 

Eri  piccolo  di  statura,

dimostravi  addirittura

qualche  anno  in  meno,

di  coraggio  ne  eri  invece  pieno,

non  eri  di  quelle  persone  calme,

t'abbiamo  visto  arrampicarti  sulle  palme,

e  fare  tante  capriole

non  era  proprio  per  niente  roba  da  donnicciole!

Altro  che  persona  tisica,

ci  avevi  presentato  il  tuo  bel  biglietto  da  visita.

 

Eravamo  contenti  e  divertiti.

 

Siamo  rimasti  poco  dopo    un  po'  stupiti,

quando,  seduto  davanti  alla  televisione,

l'esilarante  trasmissione

non   strappava  nessun  sorriso,

e  nessun  tipo  di   reazione 

dal  tuo  bel  viso.

 

Negli  anni,  le  sofferte  privazioni

erano  diventate   le  prigioni,

dove  tenevi  segregate   le  tue  emozioni. 

 

Dopo   circa  un   mese  di  convivenza,

sei   diventato  la  quintessenza

dell'allegria  e  della  furbizia,

relegando   la  mestizia

in  un  angolino,

da  cui  però  faceva  capolino

una   solida   pigrizia.

   

Io   mi  sentivo  un  po'  impacciato 

nel  mio  nuovo  ruolo

ma  per  te  ero  già  tuo  padre,

mi  è  bastato   scambiare  un   tegame   per  un  paiolo

e  nel  giro  di  qualche  giorno,

sono   diventato  più  sfacciato.

 

Per  mamma   avevi   intonato  una  gioiosa  danza,

dopo  cinque  lunghi  anni  di  gravidanza.

 

Avevamo  appreso

che   eri  anche   un  tipo  un  po'   spavaldo

e  che  in  orfanotrofio 

venivi   preso  per  l'araldo.

Ai  nuovi  arrivati,

tutti  bimbi  abbandonati,

trasmettevi  infatti   i  dettami

del   vostro   piccolo   rifugio,

ma  accorrevi  anche  ai  richiami 

dei  più  piccini,  senza  indugio,

quando,  al  loro  straziato  pianto, 

alla  ricerca  della  mamma,

li  stringevi  fra  le  tue  braccia, 

e  ti  mettevi  loro  accanto,

per  alleviare   il  loro  dramma.

 

Non   ti  sei   smentito

e  hai  continuato

a  rimanere  saldo,

in  sella  al  tuo  cavallo  di  battaglia,

che,  baldanzoso,   sbaraglia

le  nostre  pudiche  difese.

Avanzavi,   puntiglioso,   le  tue    pretese

di  recuperare   l'amore

che  t'è   mancato

ed  il  calore 

che  non  t'è  stato  dato,

puntando  dritto  al  nostro  cuore 

già  in  subbuglio,

con  i  tuoi  affettuosi  strilli,

come   fosse  simile  a  dei   birilli

al  gioco  delle  bocce.

 

Non  ti  bastavano   lacrime   d'amore, 

stillate   col  contagocce.

 

Ti  avvinghiavi

alle  nostre  anime

ed  ai   nostri  corpi,

mettendoli  in  scompiglio,

avido  di  umano  tepore, 

non   abbandonavi   mai  la  presa,

persino  quando  ti  addormentavi, 

combattevi  senza   arresa.

 

La  nostra  casa,

il  tuo  primo,  vero  focolare, 

a  dire  il  vero,  un  po'  troppo  stretta, 

tu  non  l'hai  voluta  mai   cambiare.

 

Vi  sei  cresciuto  in  fretta,

acquistando  indipendenza 

e   spavalda  sicurezza,

e, quasi  quasi,  non  vuoi  più  darci  retta.

Sei  diventato  ancora  più  cocciuto,

contagiato  dalla  virulenza 

di  una   esuberante   giovinezza.

 

A  volte  ci  fai  sentire  lieti,

però,   se   galoppi   a  briglie  sciolte, 

per  te  diventiamo    un  po'   obsoleti.

 

Quando    la   sera, 

dopo  i  tuoi  intensi  giochi   con   gli  amici, 

torni  al  tuo  nido  ristoratore,

ed  hai  gli  occhi, 

che  brillano  di  luce  fioca,

ma  sono  felici

vi  trovi   sempre  i  tuoi   fidi   genitori.

E  se  lo   vuoi,

vieni  ancora  a   rifocillarti,

e  ad  appoggiarti 

col  tuo  capo  sui   nostri   cuori.

 

Riccardo Sante Maria Fontana

 

 

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