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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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CELESTINO VI, LA LUNA NUOVA NELLA COSTELLAZIONE DELLA VERGINE

Tuesday 5 july 2011 2 05 /07 /Lug /2011 11:55

MONSIGNOR ALBERTO SILVANI, VESCOVO DI VOLTERRA, SARA' IL CELESTINO VI DI ADRIANA ZARRI

Commenti

CHI ERA QUEL MONS. ENRICO BARTOLETTI, GRANDE AMICO DI PAPA PALO VI, MAESTRO, alla Conferenza Episcopale Italiana fino al 1976, DI MONS. ALBINO LUCINI poi diventato papa anche lui quasi certamente al posto dello stesso Bartoletti? L’Arcivescovo Bartoletti, che almeno una volta credo abbia rifiutato che Paolo VI che gli mettesse sulla testa lo zuccotto rosso cardinalizio per vari motivi gestionali e di opportunità politica, era amico dell’On.le ALDO MORO e un giorno, molto tempo prima, al mattino del 3 GIUGNO 1956 assai commosso, mi predisse che io avrei scoperto in futuro la data di Nascita di DANTE ALIGHIERI personaggio insieme, ovviamente, a tante altre cose su BEATRICE personaggio e sul Medioevo? I “media” non possono parlare del Bartoletti e nemmeno delle sue profezie poiché, alla fine, è stata vincente la linea pastorale e culturale che lui non condivideva e di cui anzi temeva. Oggi mi domando se forse esiste una interessata, sottile, e pervicace volontà di non far sapere nulla della “LINEA BARTOLETTI” che, dopo la morte di Luciani, aveva precedeuto la “LINEA RUINI” inaugurata da papa WOJTYLA. Se oggi potesse essere illustrata la “Linea Bartoletti”, della cui esistenza riferisce anche l’Enciclopedia WIKIPEDIA, il fatto sarebbe sconvolgente e, per me, da premiare, forse con il Nobel, poiché finirebbe per integrare, o anche smentire, tutta la plurisecolare ESEGESI DANTESCA TRADIZIONALE fedelmente e amorevolmente seguita con entusiasmo anche dal rivoluzionario ROBERTO BENIGNI. Con la “linea Bartoletti”, che è AUTENTICAMENTE ancorata al CONCILIO VATICANO II, verrebbero meglio inquadrati anche i motivi pastorali e culturali che condussero al crudele assassinio della neoplatonica IPAZIA DI ALESSANDRIA (415 d.C.), e anche i motivi del sorgere, dentro la Chiesa, di una mentalità INQUISIZIONALE tanto biasimata anche da Dante per motivi pastorali seguendo, ovviamente, la “LINEA DI SAN PIETRO APOSTOLO”.
Come incominciare il discorso? Rispondendo a Don Gino Burresi.

Caro Don GINO BURRESI, per me non è possibile soprassedere al pensiero, alla vita e alla vicenda di Mons. ENRICO BARTOLETTI, anche se fosse morto di morte naturale, poiché e con la fine della "LINEA BARTOLETTI" che poi si è potuta aprire la "LINEA RUINI". Lei mi sta parlando del dopo la "linea Ruini". Allora non potremmo che iniziare dal riconsiderare il Bartoletti: ecco perché ne parlo sempre. Ottima l'indicazione del nome di papa CELESTINO VI, meglio, come segnale, non si poteva trovare!!! Chi sa come ne rimarrà contento nell'aldilà CELESTINO V. Dunque il Bartoletti va sempre ricordato, non solo perché ad un certo punto stranamente, o sorprendentemente (?) si è aperta la Causa per la sua Beatificazione promossa sotto Ruini. Altra stranezza, però: il Promotore della Causa venuto da Roma, un frate, mi parve che a metà funzione, la sera della Domenica 11 Novembre 2007, ad un certo punto abbandonasse il rito, la cerimonia. Perché? Avrò preso lucciole per lanterne? Mons. Alblondi questo episodio me lo fece ripetere per ben due volte poiché lui alla Cerimonia fu assante, così mi disse, "per gravi motivi", poi si chetò. Può essere giusto riflettere sopra a tutto questo? Si volle allora anticipare un giudizio !!! Per me l'episodio sarebbe TERRIFICANTE, se non vidi male.
Leggo sul Blog del COMUNE DI CALENZANO, patria di don Lorenzo Milani e del Bartoletti, che faranno a Settembre 2011, quindi p.v., un Convegno su Mons.ENRICO BARTOLETTI guidato dall'On.le ROSA RUSSO IERVOLINO. L'idea è molto affascinante e politicamente centrata, buonissima, ma va in una direzione diversa da quella che lei si auspica che io intraprenda: dimenticare!!! Insomma il problema e che con la linea "Ruini", o ugualmente "Wojtyla", si è forse voluto cancellare a monte la figura del Bartoletti. Ha me è sembrato mettendo sotto controllo anche i "media" perché non ne parlassero. Tanto potere sui giornalisti esiste? L'una cosa ( quella bartolettiana) avrebbe finito per offuscare l'altra cosa (quella wojtiliana. Son matto? Mi sbaglio? Chiedo, appunto, lumi. Per me del Bartoletti meglio forse che non se ne sapesse nulla com'è affettivamente poi avvenuto? E' questo sembra essere nell'interesse anche della parte zoppicante, sia del PD che del PDL, eccetera, poiché il Bartoletti intervenne anche sulla politica: e, per questo, si considerava già morto, per quanto io no lo afferrassi bene durante l'ultimo colloquio. Perché dimenticare?. Legga le lettere che lui mi inviò e che io ho messo su FACEBOOK, "FOTO",a mio nome, insieme alla Delibera dattiloscritta, di 5 pp., di La Pira, veramente terrificante sul piano politico-amministrativo e, quindi, della democrazia. Io dunque insito, mentre da una parte sono dell'idea che il fertile progetto che lei ha in mente, Caro Burresi, cioè di profondo cambiamento, sia importantissimo, portatore di piacere spirituale e che anzi abbia la possibilità anche di concretizzarsi, dall'altra, a stare alle lettere inviatemi dal Bartoletti, io avrei, attraverso di Lui stesso, forse anche partecipato al CONCILIO VATICANO II e, certamente, all'interpretazione successiva che poi lui ne dette in tutta Italia (IL TRAGHETTATORE; colui che era contro i "MALI DI ROMA". Dunque insisto con questo mio intervento politico-autobiografico. Per me, al punto in cui è arrivata la CENTRALIZZAZIONE VATICANA, voluta con energica fede da WOJTYLA, l'unica strada per uscirne EVANGELICAMENTE sarebbe la seguente. Che quei vescovi che se la sentono di assumersene le responsabilità, consacrassero allora in segreto VESCOVO un sacerdote, o anche un laico (per il Bartoletti non vi era differenza sostanziale), e poi lo indicassero, con una lettera autografa sigillata e consegnata ad un notaio, quale degno successore, in base al loro stesso giudizio, della loro stessa Diocesi. Mons. Alberto Silvani potrebbe condividere? Ovviamente non volglio saperlo!!! Il nuovo Papa che lei pare abbia già individuato e che, probabilmente, credo degnissimo, per me dovrebbe poi anche arrivare a codificare quanto qui le ho imprudentemente rivelato, o auspicato. Ecco comunque il mio nuovo e palloso intervento autobiografico.

Mi è dispiaciuto molto aver visto pubblicate nell'anno 1994 da MASSIMO TOSCHI le due lettere inviate da Don Lorenzo Milani (da ex san Donato alla parrocchia di Barbiana) a Mons. Enrico Bartoletti (di ex Carraia ad Ausiliare dell'Arcivescovo di Lucca e poi a Roma alla CEI). Le due lettere sono quelle in data 10 settembre 1958 e 1° ottobre 1958. Il dispiacere? Poiché il mio amico Don Alessandro Campani di Sommaia, in esse stesse più volte ricordato dal Milani, non vi faceva una bella figura, mentre lui era ancor vivo e vegeto; da aggiungere che anche il Bartoletti, nel modo in cui il Milani l'aveva trattato, appariva tutt'altra persona da quello che era effettivamente, specialmente in quel momento e che poi fu ancor più meravigliosamente. Dunque io dovetti avvisare telefonicamente il Campani della pubblicazione anche perché queste due lettere non erano esaltanti, appunto, nemmeno per la persona di Mons. Enrico Bartoletti. Mi fece piacere sentirmi poi dire da mons. Alberto Ablondi, vescovo Emerito di Livorno, che non solo avevo fatto bene a telefonare al Campani, ma anzi, che così telefonando, avevo dimostrato di essere un pochetto anche il Segretario in pectore dello stesso Bartoletti, come una volta il Bartoletti stesso si era fatto sfuggire di bocca, chi sa perché.
ADESSO AGGIUNGO.
Della Politica? Un po’ se ne interessano anche la C.E.I., il Vaticano e il Sommo Pontefice.
Come…?
Si legge su l’ENCICLOPEDIA Wikipedia alla voce
Mons. Enrico Bartoletti
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Enrico Bartoletti (San Donato di Calenzano, 1916 – 5 marzo 1976) è stato un arcivescovo cattolico italiano.
Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Lucca. Fu consacrato vescovo nella basilica fiorentina dell'Annunziata, in quanto non appartenente al capitolo della cattedrale. Chiamato (da papa Montini) a ricoprire l’incarico di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana nel 1972, sotto il pontificato di Paolo VI, dimessosi da arcivescovo di Lucca (o da Amministratore Apostolico, sede plena, dell’Arcidiocesi di Lucca resta ancora da chiarire [?]) nel 1973, si trasferì a Roma ove rimase fino alla sua improvvisa morte per malattia ( avvenuta il 5 marzo 1976 in ospedale dove però sembra stesse piuttosto benino).
Mons. Bartoletti propose di far leva sulla Parola di Dio (cioè sullo spirito del Vangelo improntato alla più ampia libertà di scelta). Il primo piano pastorale della CEI fu battezzato "linea Bartoletti" tanto era dominato dal suo orientamento pastorale. (Un sacerdote mi confidò che in alcuni ambienti del Vaticano, anche dopo diversi anni dalla sua scomparsa, alla parola “Bartoletti”, tremavano ancora per la profonda idea che lui aveva della LIBERTA’). I documenti figli del piano pastorale “linea Bartoletti”, si muoveranno nell’ottica bartolettiana centrata sull’annuncio del Vangelo. Egli si prodigò affinché le indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II venissero recepite ed attuate dalle diocesi e dalle parrocchie. La linea Bartoletti” ha guidato le scelte della conferenza episcopale italiana fino all'arrivo in Cei della linea Ruini. Nel novembre del 2007 , (nella Cattedrale di san Martino la Domenica 11 Novembre 2007) è stata aperta a Lucca la fase diocesana della causa per la sua beatificazione. Ma com’è che passiamo, appunto, dalla linea Bartoletti alla linea Ruini? Dalla linea Bartoletti che puntava, fra le altre cose, sull’onorevole Aldo Moro, alla linea Ruini che invece puntava sull’onorevole Silvio Berlusconi? Il Vescovo Emerito di Livorno, Mons. Alberto Ablondi, che durante il sequestro Moro si voleva sostituire a lui nella carcere delle Brigate Rosse
Commento n°1 inviato da Giovangualberto Ceri oggi alle 01h00

Grazie Giovangualberto. Allora non sono pazzo !

Anch'Ella, esperto di astrologia dantesca, vede,  fra gli astri, il lunigiano incamminarsi verso la Città Eterna.

Forse  può anche indicarci la datazione esatta  del viaggio di solo  andata di Mons. Alberto Silvani verso  Piazza  San  Pietro ?

Riccardo

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GIOVANGUALBERTO CERI<br /> <br /> A dispetto di Dante<br /> (Così risulta che, infatti, sia avvenuto.)<br /> <br /> LETTERA APERTA SU “DANTE E BEATRICE” E SUGLI STUDI UNIVERSITARI SU DANTE IN RISPOSTA ALLE STIMOLANTI E-MAIL INTERLOCUTORIE INVIATEMI DAL PROFESSOR ALBERTO CASADEI DOCENTE DI ITALIANISTICA<br /> ALL’UNIVERSITÀ STATALE DI PISA.<br /> ---------------------------<br /> <br /> Capitolo I<br /> <br /> Alcuni presupposti della disputa a partire dal<br /> problema posto dalla festa di oggi.<br /> <br /> Oggi, in Firenze, giovedì 2 Febbraio 2012, festa della Purificazione della beata Vergine Maria e, ugualmente, della Presentazione di Gesù bambino al tempio in braccio alla Madonna, o della<br /> Candelora, e al tempo stesso anche festa dell’apparizione, per la prima volta, di Beatrice a Dante sia pure all’insaputa dei secolari ‘STUDI SU DANTE’: ivi compresi quelli contemporanei assai<br /> stimolanti ed interessanti del professor Alberto Casadei. Ma potrebbe esserci, a spiegazione del fatto che l’Accademia non abbia saputo della mia scoperta del giorno della prima apparizione di<br /> Beatrice a Dante, come anche di altre mie, più di un motivo culturale ed anche inerente un diverso metodo di studio e, da qui, le premesse per l’apertura, appunto, di una disputa. Di chi la<br /> ragione?<br /> Seguendo le indicazioni del CALENDARIO “stile antico fiorentino” adottato da Dante nella COMMEDIA, nella VITA NUOVA e nel CONVIVIO e che parte da quell’anno in cui la Natività di Cristo cade di<br /> domenica, e quindi la Sua Incarnazione risultante avvenuta, necessariamente, di venerdì, la Vergine Maria avrebbe simbolicamente condotto Gesù bambino al tempio, più precisamente di quanto<br /> precedentemente indicato, il GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO DEL 2° ANNO DOPO CRISTO del nostro computo storico. Conseguentemente Beatrice sarebbe apparsa per la prima volta a Dante (Vita Nuova, II, 1-2) il<br /> VENERDÌ 2 FEBBRAIO 1274 del nostro computo storico, sia pure all’insaputa, come ho già detto, della Critica dantesca.<br /> Analizzando la festa di oggi relativamente al suo processo costruttivo-costitutivo, al senso che ha, e all’utilizzazione che ne fa Dante, possiamo intanto affermare che il 2 Febbraio è, ad un<br /> tempo, festa di Maria (Luca, 22 – 38; Luca II, 29-35) e di Beatrice (Vita Nuova, II, 1-2). Di Maria perché è stabilito, come vedremo, dalla Teologia liturgica sulla scorta del Vangelo di Luca; e di<br /> Beatrice poiché viene sentenziato da Dante in apertura della VITA NUOVA col ricorso alle scienze medievali di più alto rango, cioè col ricorso a quelle nobili e nobilissime e perciò ontologicamente<br /> più complesse. Se così, saremo arrivati ad un primo e solido punto di partenza per giudicare della validità del mio indirizzo di studi, nonché per criticare, viceversa, l’insufficiente percorso<br /> letterario seguito dai vecchi e nuovi Studi Accademici su Dante: poiché la presenza di un legame fra Maria e Beatrice viene comunemente riconosciuta, e come potrebbe essere diversamente!, mentre<br /> qui, nel caso anche di questa mia scoperta, saremo di fronte ad un riscontro scientifico-oggettivo di tale comunione spirituale che finirebbe per creare una forte sinergia a tutta la già nota<br /> architettura mariologico-dantesca. Un “riscontro scientifico-oggettivo” seguendo le scienze medievali di più alto livello non sarebbe infine solo la riprova di una verità, di una situazione che già<br /> risulta dichiarata letterariamente, ma costituirebbe anche l’introduzione alla scoperta di un modo inatteso di comporre del Poeta, e fors’anche medievale, tale da capovolgente l’idea<br /> storico-culturale che ci si è fatti fino ad oggi della poesia e del vissuto medievale.<br /> Se nessun esegeta ha mai saputo indicare con precisione matematica il giorno della prima apparizione di Beatrice a Dante, nonostante che lo stesso Poeta le abbia dato la massima importanza poiché<br /> solennemente la mette subito in apertura della VITA NUOVA (II, 1-2), e perciò con un entusiasmo scientifico che si caratterizza per la sua discrezione, quasi a voler anticipare il delicatissimo e<br /> nobilissimo senso di tutta l’opera, io essendoci al contrario riuscito vorrà pur dire qualcosa. E invece no! Ma se avessi ragione? Di solito mi si risponde, purtroppo, con una domanda retorica, e<br /> non affatto entrando nel merito: come se fosse riprovevole farlo o, peggio ancora, e come avrebbe potuto dire Dante, perché “non eran da ciò le proprie penne” (Par., XXXIII, 139), cioè quelle<br /> dell’esegesi tradizionale. Retoricamente infatti di solito mi si domanda: “Ma che importanza può avere se questa apparizione avvenne in un giorno invece che in un altro?” Questo perché, con<br /> mentalità moderna, gli esegeti interpretano l’episodio solo da un punto di vista cronologico-storico, e perciò astratto. E se esso avesse invece, e soprattutto, una valenza<br /> astrologico-simbolico-liturgica? Averlo ignorato potrebbe essere stato catastrofico da un punto di vista culturale e di Italianistica.<br /> La disputa annunciata, a partire dalla festa mariana e dantesca di oggi, dovrebbe adesso potersi dichiarare aperta, anche perché la nostra civiltà non sopporterebbe che gli Studi Universitari,<br /> stando le cose su Beatrice e Maria nella maniera anzi detta con l’aggiunta di tutto il resto, possano passare impunemente sotto silenzio il problema, ovvero senza lentamente regredire. Ci saranno<br /> poi anche altre cento occasioni per ribadire, controllare e, se qualcuno lo volesse, addirittura per acclamare questo mio nuovo percorso culturale e metodologico, ma è logico e naturale che io<br /> parta da qui, dalla festa di oggi. Dante, credo, ne andrebbe orgoglioso.<br /> Dell’esistenza di un calendario che parte, computisticamente, da Cristo nato di domenica come a noi interesse qui adottare per risolvere il problema, viene testimoniato anche in chiusura della<br /> “Quaestio de aqua et de terra” e per cui l’opera, indipendentemente che sia lavoro di Dante o meno, negli studi sul medioevo e sullo stesso Dante viene ad assumere, almeno per me, un’importanza<br /> esegetico-strategica assoluta. Tale calendario io lo chiamo “stile antico fiorentino”: ed è computando sul nostro calendario odierno, o storico, altresì tenendo però conto di Cristo nato di<br /> domenica che, obbligatoriamente, arriviamo a questo nostro giovedì mariano del 2 febbraio del 2° anno dopo Cristo in cui la Madonna realmente portò (realismo simbolico-liturgico e calendariale) fra<br /> le sue braccia Gesù bambino al tempio. A datare da questa festa, anche per simpatia, arriviamo al giorno del primo incontro fra Beatrice e Dante del ricordato venerdì 2 febbraio 1274 del nostro<br /> computo storico (Vita Nuova, II, 1-2) e alla festa di oggi.<br /> Per quello che ho affermato fino ad ora sulla molta importanza strategica della “Quaestio”, mi si prenda, per il momento, sulla parola: quindi nonostante che l’opera venga di solito trascurata in<br /> quanto ritenuta scarsamente scientifica e quindi, negli studi su Dante e sul medioevo, da doversi quasi scartare. Comunque sarebbe sotto l’aspetto di REPERTO scientifico trecentesco che essa<br /> verrebbe ad assumere, anche per me, un grosso valore. Quando gli esegeti la prendono in esame è soprattutto per sostenere e dimostrare che non è opera di Dante, fors’anche per sollevare il Poeta<br /> dall’avere fatto considerazioni geometriche poco affidabili. Ma siccome il computo computistico-calendariale dell’èra “volgare”, o “cristiana”, a partire da Cristo nato di domenica, non è mai stato<br /> preso in considerazione dagli storici moderni, né dai dantisti, né dagli esperti di calendari antichi, mentre in chiusura della “Quaestio” si indica come possibile e giusto, anzi quasi ammonendo<br /> chi procedesse diversamente, ecco perché l’opera viene ad assumere una importanza solenne. Essa costituisce uno dei pochi punti di partenza, se non l’unico del tutto chiaro, per accogliere<br /> l’ipotesi di andare, negli studi su Dante, nella direzione domenicale indicata che poi farà approdare ad un nuovo senso poetico-letterario di tutta l’OPERA dantesca.<br /> È più che noto, e fa parte del nostro vissuto quotidiano, considerare e vivere la giornata domenicale come il giorno speciale, eccezionale, di tutta la settimana: e questo è tanto più vero se si<br /> segue la nostra sacra Teologia liturgica. Se per un cristiano la domenica è festa liturgica di precetto, allora non meraviglierà che Dante abbia voluto computare l’éra cristiana da Cristo nato di<br /> domenica e quindi necessariamente incarnatosi di venerdì. Se avesse proceduto in tale modo non si vede cosa gli si sarebbe potuto rimproverare, specialmente poi se nelle sue opere, e a maggior<br /> ragione nella COMMEDIA, avesse dato maggiore importanza alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA, piuttosto che alla SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA. Infatti la domenica è Domenica soprattutto per il suo senso e<br /> la sua importanza liturgica. Ma Dante apprezza la liturgia? Seguendo i tradizionali Studi su Dante non risulta affatto, se non in piccola e sbrigativa misura dal recente lavoro del 1999 di Mons.<br /> Dante Balboni apparso diversi anni dopo le mie scoperte divulgate dal 1993 al 1995. In base ai miei studi la Commedia inizia infatti per la festa liturgica dell’Annunciazione a Maria ed<br /> Incarnazione di Cristo del sabato 25 marzo del 1301 del nostro computo storico e finisce il Venerdì Santo 31 marzo 1301 nel momento del versamento del prezioso sangue di Cristo per Noi. Più<br /> liturgico di così Dante non avrebbe potuto essere ed io l’ho di
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