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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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E CHI SE NE FREGA

 

 

La  Repubblica.it

 

Vivere e lavorare meglio?
Fregarsene, ecco il modo

Basta perdere tempo e salute correndo dietro a mille impegni. Basta prendere troppo sul serio, sé stessi e il prossimo. È il consiglio di Carla Ferguson Barberini, nome collettivo dietro cui si celano gli autori de Il metodo sticazzi, un manuale per “diventare invincibili, lavorare meno e guadagnare di più” destreggiandosi tra colleghi stakanovisti ed etica professionale


di MANFREDI LIPAROTI

A testa china sul documento da consegnare a ore, squilla il telefono: è il capo, che da chissà dove, comunica un nuovo incarico. Naturalmente è urgente e non gliene importa nulla se sei già impegnato e hai anche altro da fare. Mentre hai la cornetta ancora in mano, con la coda dell’occhio scorgi sul monitor un’e-mail da quel cliente che proprio non ti aspettavi. Di sicuro sarà l’ennesima scocciatura. Intanto, Skype continua a lampeggiare. Sarà quella tua amica che ti bombarda di messaggi in chat oppure quell’altro cliente dall’altra parte del mondo?

È questa la giornata tipo delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e non. Mille impegni, sempre di corsa tra ufficio, riunioni, incontri, casa e vita privata, con figli da accudire, partner da non trascurare, il nonno che non sta bene e gli amici che si lamentano. Un tran tran a cui sottrarsi è quasi impossibile: qualcuno, quando non ne può più, si sfoga lanciando volgarità a pieni polmoni, qualcun altro si lascia travolgere dagli eventi, qualcuno arranca a starci dietro, qualcuno non ce la fa proprio.

Ma forse la soluzione c’è. E viene dalla tradizione popolare, come popolare, da borgata, è il sistema da seguire: è Il metodo sticazzi, titolo di un “agile manuale d’istruzioni per condurre una vita felice e serena” scritto da un collettivo di professioniste della comunicazione che si celano dietro l’altisonante quanto improbabile “nom de plume” di Carla Ferguson Barberini. Centododici pagine piene di (auto)ironia e un pizzico di cinismo (le edita Aliberti nella collana Freestyle, euro 9), sulla cui copertina capeggia un uomo in calzamaglia e mantello dal sorriso beato, un supereroe che non fa una piega se gli arriva una brutta notizia e gli basta stare in salute, avere vicino qualcuno che gli vuole bene e fare qualcosa che gli piace, perché “tutto il resto è sticazzi”.

È una linea di pensiero “destinata a illuminare l’umanità”, Il Metodo sticazzi. Una filosofia contemporanea, un neoepicureismo alla romana, da abbracciare senza indugio e da praticare con costanza, in tutti gli ambiti della vita, sul lavoro come a casa, in auto oppure in vacanza. Il collega cleptomane ti ruba in continuazione le penne dalla scrivania? Tu riprenditele e non fare troppe storie. Al supermercato c’è un mega-sconto sui wurstel? E chissenefrega, compra solo quello che ti serve. In ritardo alla riunione? Tanto non si decide mai niente di importante. Il vicino ha iniziato a strimpellare la chitarra? Vivi e lascia vivere, la prossima volta che organizzi una festa non ti preoccuperai del rumore. Tua moglie ti accusa di non aiutarla nei lavori domestici? Proponile di mollare la scopa e di uscire insieme, un pavimento sporco non ha mai ucciso nessuno.

Prendere la vita come viene, insomma, è il segreto per stare bene, senza preoccuparsi di avere tutto sotto controllo, di essere perfetti, perché tanto la perfezione non esiste e c’è sempre qualcuno migliore di te. Un’attitudine alla leggerezza, che spesso, scrivono le autrice, proprio alle donne difetta. “C’è una tendenza generalizzata alla nevrosi – dice ‘una’ delle Carla Ferguson –, che rende le donne tra di loro nemiche, soprattutto nel mondo del lavoro, e le fa scannare anche per questioni di poca importanza. Ma la nostra arma in più è invece la solidarietà femminile, una donna nemica di un’altra donna va contro la sua natura, mentre dovremmo stare insieme e unite per combattere un mondo maschile e maschilista”.

Come una religione, Il metodo sticazzi ha i suoi profeti e i suoi modelli di riferimento, da Ponzio Pilato (che se ne lavò le mani) a Giulio Cesare (suo il motto “Alea iacta est” che, tradotto molto liberamente, è “Oramai è così, che ci posso fare?”), da Rossella O’Hara (che rimandava qualsiasi cosa a domani e a ogni altro giorno) a Josè Mourinho (tra le sue tante dichiarazioni, perfetta “Neanche Gesù era amato da tutti, figuratevi io”). E poi Bob Marley e i fricchettoni, i gatti (a cui bastano una scatoletta, un posticino caldo e un paio di coccole) e il bidello, che a scuola copriva gli ingressi in ritardo e firmava sul libretto al posto dei genitori. “Scovare l’uomo che può renderci la vita più agevole col minimo sforzo, reggendo il gioco di ogni nostro cedimento – scrivono gli autori – e legarlo a noi stessi in modo irrevocabile, è uno dei punti chiave della strategia sticazzista”.

Una strategia che ha le sue regole, prime fra tutte quelle di non essere invidiosi né permalosi, stare alla larga da persone precisine e pronte a tutto per questioni di principio. Sul lavoro, inutile innervosirsi per il collega stakanovista, quello che non rinuncia alla pausa pranzo, arriva per primo e va via per ultimo, non fa neanche una telefonata privata né ha Facebook perché non vuole perdere tempo. “Non angustiatevi e soprattutto non mettetevi mai in competizione con lui, sareste condannati alla sconfitta e in caso di vittoria perdereste comunque, perché vi trovereste a lavorare il doppio senza che nessuno ve l’abbia chiesto”. Meglio farselo amico, allora, così se arriva un cliente insopportabile, sarà lui a occuparsene e se nel prossimo mese toccherà fare gli straordinari, sarà sempre lui a farsene carico per tutti quanti.

Ma come tutte le più grandi invenzioni, avverte Carla Ferguson Barberini, anche Il metodo sticazzi, se utilizzato male, può portare all’autodistruzione. Fregarsene dell’ambiente e dell’inquinamento, girarsi dall’altra parte, commettere reati, non ha futuro. Ma anche non rispettare con frequenza gli orari di ufficio, dire sempre no, più tardi, forse, a capi-colleghi-clienti, può essere la strada più breve per il licenziamento. “Il metodo – conclude una delle autrici – va applicato con equilibrio, senza superare i limiti dell’etica, anche professionale, e distinguendo ciò che è importante da ciò che è del tutto superfluo”.

youtube.com4 min - 23 lug 2011 - Caricato da firenzenotizie


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