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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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L'AMICO PIETRO E LA RIABILITAZIONE DI PADRE GINO BURRESI

Cari  lettori,  in   passato  avevo  già  letto  da  qualche  parte  di  persone,  che  hanno  avuto  esperienze   simili  a  quella  dell'amico  Pietro.

Quindi  persone  traumatizzate  nel  sentirsi  dire  in  modo  nudo  e  crudo  quello  che  forse  avevano  già  pensato  o  sperato  o  temuto  di  udire  dalla  bocca  di  P. Gino.

Perché  ci  siamo  rivolti  ad  una  persona  come  Padre  Gino  Burresi?

Non  ci  sono  in  giro  sufficienti  sacerdoti,  che  possano  ascoltare la  nostra  confessione  e  darci  una  direzione  spirituale?

Evidentemente  abbiamo  sentito  il  bisogno  di  rivolgerci  ad  una  persona  senza  peli  sulla  lingua,  che  ci  dicesse  anche   parole  forti.

Mia  moglie  mi  ha  detto  ieri  che  dal messaggio,  che  ha  trasmesso  Pietro,  non  riesce  a  capire  cosa  voglia  dire  Pietro,  quando   afferma  di  essere  stato affrontato  con  veemenza  inaudita,  tale  da  subirne  un  danno  quasi  irreparabile  per  la  sua  parte  fanciulla. 

Evidentemente  sono  state   solo  parole,  anche  se  parole  forti.

Vorrei   dire  fraternamente  a  Pietro  che  anche  le parole che  ci  si  scambia  in  una  psicoterapia  di  gruppo  possono  risultare  parole  molto  forti,  che  ti  sconvolgono,  perché  penetrano  nel   più  profondo  del  tuo  io,  nell'inconscio.

Evidentemente  le  parole  di P. Gino  hanno  agito su  di  te come  una  introspezione  nella  parte  più  segreta  del  tuo  io,  dove  tenevi  segregate  le  tue  paure o  i  tuoi  dubbi  e  lui  te  li  ha  messi  a  nudo  e   non  eri  ancora  pronto  per   ricostruirti,  come  si  fa  normalmente  in   corso di  psicoterapia.

Voglio  dirti  che  probabilmente  tu  eri  già  incline  a  stati  di  depressione  ma  forse  non  lo  sapevi.

Bisognerebbe forse  che tu  fossi  un  po'  più  esplicito  nella  tua  testimonianza,  perché  ho  l'impressione  che  tu  non  ti  sia  ancora  liberato  dagli  scheletri  che  avevi nel tuo  armadio,  quando  ti  sei  rivolto  a  P.  Gino.

Da  lui   speravi  di  ottenere  forse  un  atteggiamento  più indulgente,  ma  pensi  che  ti  sarebbe  servito  per  la  vita?

Credo,  caro  Pietro,   che  forse   devi essere  più  sincero  con te stesso.  Prova  a  dirci,  se puoi,  il  tuo problema,  perchè  probabilmente  se  non lo  dici  adesso,  non  lo  dirai  mai  più.

Questo  è  il  blog   della  liberazione  e  forse  è  più  utile  di  tanti  esorcismi,  perché  qui  quello che  ti  libera  è  la  parola  e  non  la  formula.

Per  crescere  bisogna  avere  molta  compassione  per  se  stessi  e  tu,  con  il  tuo  rancore  per  P. Gino,   probabilmente  non  ti sei  ancora  perdonato.

Credo  che  tu,  oltre  a  perdonare  Padre  Gino,  abbia  tanto  bisogno  di  perdonare  te  stesso     e  di  piangere  su  te  stesso  e  di  compiangerti,  perché  se  lo  fai,  ti  accorgerai  che  forse  la  colpa  non  è  stata  solo  di  Padre  Gino.

Io  ho  pianto  con  Adriana  Zarri  sulle  mie  debolezze  del  passato,  sui  miei  traumi,  non  me  ne  sono  fatto  più  una  colpa,   perché  mi  sono  compatito  ed  accettato  ed  ecco  perché  riesco  ad  aiutare  Gino,  perché  separo  la  mia  pelle  e  l'esperienza  fatta  sulla  mia  pelle  dalla  pelle  di  P.  Gino.

Non  posso  pretendere  che  P. Gino  si assuma  la  responsabilità  di  quello  che  faccio  sulla  mia pelle.

Penso  che  invece  noi,  quando  ci  rivolgevamo  a  lui,  volevamo  proprio  ottenere  questo  e  lui,  ovviamente si  rifiutava  di  giustificarci   i  nostri  comportamenti,  solo  perché  lui  se  ne  doveva  assumere    le   colpe.

Pur  battendomi  per  la  riabilitazione  di  P. Gino,  qualora  egli  fosse  liberato, non  mi  comporterei  più  con  lui  come  mi sono  comportato  allora,  perché  il  mio  atteggiamento  era immaturo  e  passivo.

Quindi  eviterei  di  andarlo  a  trovare, se  scoprissi  dentro  di  me  ancora  quell'intenzione.

Lo   andrei  a  trovare solo  per  amore  e  per  abbracciare  una  persona,  cui  sono  stato  vicino,  quando  ha  avuto  bisogno  di  me.  Non  gli  chiederei  nessun  favore  ma  gli  vorrei  dare  un  bacio,  perché  una  volta,  quando  negli  anni  ottanta  mi  trovai  davanti a  lui  e  lui era  seduto su  una  sedia  al centro  della  sala  delle  benedizioni   e  mi  dette  lo zuccherino,  che  mi  avrebbe  addolcito  tutta  la  mia  difficile  vita,   io l'avrei  voluto  abbracciare  e  baciare  ma  non  ne  ho  avuto  il  coraggio.

Pietro, attendo  con  ansia  un  tuo  ulteriore  contributo,  che,  se  non  ti opporrai,  metterò  in  evidenza per  tutti,  affinchè  si  instauri  fra i  lettori  una  discussione  fattiva.

 

Riccardo

 

 

 

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