Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
TRATTO DA : http://www.animalsclub.it/library/assets/content/AnimalinParadiso.pdf
Anche gli animali vanno in Paradiso, storie di cani e di gatti oltre la vita
Di Stefano Apuzzo e Monica D’Ambrosio –
Edizioni Mediterranee 2001
Con il contributo di www.bau.it
Prefazione
a cura di Giorgio Celli
Se il Paradiso esiste è giusto che sia popolato di animali. Ve lo immaginate un Eden senza il canto degli uccelli, il garrire delle rondini, il belare delle caprette e l’apparire del buffo e curioso musetto di un coniglio? Di sicuro nel mio Paradiso ideale non possono non echeggiare miagolii da ogni angolo. Il festoso abbaiare di cani che giocano finalmente sereni.
Vogliamo negare anche questo ai poveri animali?
Si può essere credenti e praticanti o assolutamente atei, ma ciò non ci da il diritto di chiudere in faccia agli altri abitanti del pianeta le porte del Paradiso, di un sogno, di una speranza di liberazione e riscatto. Sono tante le sofferenze a cui sottoponiamo queste creature innocenti; vogliamo aggiungere alla crudeltà umana anche l’esclusiva dell’amore divino per il nostro genere ? Ma forse la preclusione "zoofobica" teologica di alcune confessioni è connaturata all’uso corrente degli animali nella vita quotidiana: allevati, divorati, cacciati, torturati, sacrificati. Ammettere che gli animali hanno un’anima significherebbe dover rivedere molte delle nostre certezze antropocentriche e rimettere in discussione il nostro rapporto con il Creato. Significherebbe, probabilmente, non comportarsi più da padroni assoluti dell’universo, bensì da padri coscienziosi che difendono i propri figli e, si sa, la responsabilità paterna o materna non è facile da assumere consapevolmente.
Nella discussione se gli animali hanno un’anima o meno ci vedo la contraddizione tra chi ritiene di avere avuto la terra in prestito e in dono e chi ritiene di averla vinta o conquistata. Per questi ultimi, gli animali, la natura, le risorse della Terra, sono beni materiali di immediato consumo e non rappresentano invece un patrimonio inestimabile da proteggere e conservare.
Bene, io credo che al di là delle convinzioni religiose, mistiche e spirituali di ognuno, il rispetto verso gli animali e la natura, madre di tutti noi, debba rappresentare un presupposto, un comune denominatore del convivere civile. Se gli uomini si attribuiscono l’anima questa non può essere negata a tutti gli altri animali, cugini e fratelli del genere umano, coinquilini nel grembo di "
Gaia
" (la Terra, vista come un unico organismo vivente, nella teoria del filosofo inglese James Lovelock). Negare questa possibilità, scindere in maniera così netta e violenta il genere umano dagli altri abitanti del pianeta significa una supponenza e presunzione che può avere solo conseguenze drammatiche: gli animali sono oggetti, "materia vivente inanimata" senza sentimenti, intelligenza e capacità di soffrire ed è quindi lecito abusarne a nostro piacimento. Sono convinto che le nuove generazioni rifiutano questa logica distruttiva da generali conquistatori, sadici e violenti. Spesso i predatori del mondo hanno bisogno di supporti ideologici e religiosi per compiere le loro nefandezze: non offriamoglieli.
Introduzione
Di Stefano Apuzzo
" Anche gli animali vanno in Paradiso
, le più belle storie di tutti i tempi e Paesi sull’immortalità di cani, gatti ed altri animali"
Questo libro aiuterà ad amare gli animali ancora di più e con maggiore generosità. Le testimonianze e le storie che raccoglie, scritte da famosi medium, da mistici e teologi ma anche da gente comune, saranno di sicuro conforto per chi ha perso il proprio fedele compagno a quattrozampe. Questo libro vi aiuterà a ritrovare il vostro amico, a continuare ad amarlo, a parlargli, perché la vita sulla Terra non è che un passaggio, una scuola, una esperienza che ci prepara alla vera vita, alla vita eterna.
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Nell’ottocento un gruppo di vescovi si interrogava se gli indiani d’America avessero o meno l’anima. Molti, troppi, oggi si interrogano sull’eventualità che gli animali abbiano l’anima. Eppure anche il Papa (Giovanni Paolo II) ha già detto una parola chiara in proposito: "negli animali c’è qualcosa di molto simile al soffio divino vitale". I nativi d’America, che sulla spiritualità ci hanno donato esempi di rara bellezza e lungimiranza non hanno mai avuto dubbi sull’anima degli animali. Lo stesso vale per altre nazioni tribali, come i Pigmei, che chiedono scusa all’animale ed alla sua anima se sono costretti ad ucciderlo per cibarsene. Lo stesso vale per molte confessioni orientali. Ancorata a schemi antropocentrici risulta, invece, la confessione tradizionale della Chiesa romana e, troppo spesso, i messaggi chiari ed inequivocabili di San Francesco e dello stesso Gesù vengono ignorati. Ma qualcosa anche nella Chiesa cattolica si muove. Sono sempre più i teologi e gli uomini di fede disposti a riconoscere senza dubbio che gli animali hanno l’anima.
Ho voluto raccogliere studi, citazioni ed opinioni di differenti credi religiosi, convinto come sono che ogni coscienza mistica e confessione religiosa abbia da offrirci brandelli di verità e barlumi di luce utili a vivere con maggior amore e rispetto con tutte le creature.
Ho la speranza che imparare ad amare ed a rispettare di più gli animali da morti possa contribuire ad amarli ed a rispettarli da vivi, evitando tante sofferenze e crudeltà gratuite. Il libro raccoglie, oltre ai testi di autori noti (da Kardek alla Altea, da Pratesi a don Mario Canciani, fino a Margherita Hack), anche storie di quotidiano amore, che ognuno può sentire più vicine alla propria esperienza vissuta. Sono state scritte pagine meravigliose sugli animali, da vivi e da morti, sulla loro sensibilità, intelligenza e disarmante altruismo. Alcune delle pagine più belle, di tutti i tempi, le culture e le letterature sono qui pubblicate grazie all’impegno di ricerca di Stefano Carnazzi. L’amore per tutte le creature e l’insegnamento unico di San Francesco, il Santo "animalista" per eccellenza, sono distillati negli accattivanti racconti di padre Nazareno Fabbretti. Le esperienze di amore di Gesù verso gli animali sono testimoniate brillantemente sia dal teologo don Mario Canciani, sia dall’amica "medium" Dina Lucchini Dell’Orto, che con il suo gruppo delle "Mamme di via Pacini" ha restituito amore e serenità a tante madri "orfane dei propri figli". Una parte dei racconti e delle testimonianze sono tratte da due libri molto preziosi e purtroppo non più in commercio, "Gli animali hanno un’anima" di Ernesto Bozzano e "Gli animali sono immortali?" di Bill Schul. Alcune storie e racconti mi stanno particolarmente a cuore, perché scritti da una ragazza generosa e sensibile, Monica D’Ambrosio, che ha lasciato questa vita a 33 anni e la cui unica colpa "fù l’innocenza", come incise sulla propria immaginaria lapide, prima di suicidarsi a 31 anni, lo svedese Stig Dagerman. Tutta la breve vita di Monica è stata testimonianza di altruismo verso uomini ed animali. E’ un onore per me, oltre che un gesto di amore senza tempo e senza spazio, averla come autrice di questo libro. Lei che ha sempre scritto in modo fluido, intingendo la penna nel cuore e nel sangue, nella passione e nelle proprie ferite. Il brano "Bu", una storia realmente vissuta da bambina, è tratto dal libro "Il maiale è scappato, firmato la scimmia, storie di animali e di animalisti" (Stampa Alternativa). Grazie per avermi insegnato tutto quello che so sui cani, grazie per avermi insegnato ad amarli davvero e a capirli.
Il libro contiene anche il puntuale intervento dell’amico Edgar Meyer, storico dell’ambiente e presidente di "GAIA, animali & ambiente", sui cimiteri per animali. Quelli che ho chiamato i "numeri dell’ecatombe" aiutano a renderci conto di quante vittime animali ogni anno nel mondo sono causate dalla cupidigia umana. Animali brutalmente uccisi per la caccia, la vivisezione, l’industria della pelliccia, della carne, della pesca, dal fenomeno del randagismo e degli abbandoni estivi. Ho voluto inserire questi numeri per sottolineare come, pur convinti che gli animali hanno una vita ultraterrena, dobbiamo impegnarci perché vivano felicemente i loro giorni su questa Terra. E ciò vale, evidentemente, anche per gli esseri umani. Desidero ringraziare tutte le amiche e gli amici che mi hanno aiutato nella redazione del libro e le case editrici che, generosamente, hanno concesso i diritti di pubblicazione di importanti testimonianze. Tra queste le Edizioni Mediterranee, la Sperling & Kupfer, le Edizioni Paoline, l’Agenzia Letteraria Internazionale, il Gruppo Geo-Armenia, Stampa Alternativa. L’acquisto del libro contribuirà a finanziare interventi concreti di cura ed assistenza di cani e gatti abbandonati in diversi rifugi. Spero di aver dato, con questo libro,
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un piccolo contributo alla causa degli animali e della pacifica convivenza sul pianeta, alla presa di coscienza che i nostri "fratelli minori", come San Francesco definiva gli animali, non sono oggetti ma esseri senzienti, che amano e soffrono e che, un giorno, incontreremo nell’aldilà. Qualcuno ci chiederà conto, ne sono convinto, di come ci siamo comportati verso questi nostri, indifesi, fratelli.
Animali e religioni
di don Mario Canciani
Per Sigmund Freud "il timore proteggeva la vita dell’animale" che veniva considerato sacro come fosse un membro della comunità. Era proibito cibarsi della sua carne, salvo che in occasioni solenni e con la partecipazione di tutta la tribù. Il mistero della sua morte sacrificale si spiega con il fatto che costituiva il legame dei partecipanti tra loro e Dio. L’uccisione e la consumazione periodica del "totem" rappresenta l’elemento essenziale della religione totemica, per Freud la più antica.
A Dakshinkali, a sud-ovest di Katmandù nel Nepal, ho visto praticare sacrifici per placare la dea Kalì assetata di sangue, ma di soli animali maschi.
Per Giambattista Vico le saghe e le leggende che si rifanno a un’ancestrale "età favolosa" del mondo rappresentano il "mito" in cui convivono uomini e animali e l’espressione genuina di emozioni religiose. Spesso si trattava di riti religiosi segreti, che esigevano una graduale iniziazione. I principali misteri erano quelli Eleusini, della dea Cibele, di Iside, di Mitra.
Il discorso sul rapporto religioni-animali è complesso.
Il
Libro dei morti
, che ci riporta la confessione del defunto di fronte ai suoi giudici dell’altro mondo, testimonia la cura che gli egiziani avevano per gli animali. Vi si legge, tra l’altro: "Non ho maltrattato le bestie. Non ho dato la caccia agli animaletti nascosti tra i cespugli. Non ho intrappolato gli uccelli degli dei...".
L’
Inno al Sole
del faraone Amenophis IV ha ispirato certamente il Salmo 104 della Bibbia:
Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli onagri estinguono la loro sete.
Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde (...).
Gandhi sosteneva che il rispetto per gli animali era il dono dell’induismo all’umanità. Le religioni indiane, da sempre, in verità, li hanno protetti da ogni crudeltà. C’era una casta speciale, quella dei vaisyas, che doveva attendere alla loro cura, in base alle leggi scritte da Manou.
La legge non scritta del Karma riguarda tutt’oggi anche gli animali, oltre che gli uomini e gli stessi dei. Ogni azione viene premiata o punita nella catena della reincarnazione. A questo proposito riferisco un episodio che mi è capitato a Srinagar, la capitale del Kashmir. Stavo osservando con raccapriccio dei bottegai che uccidevano a bastonate un gattino. Un vecchio, dopo averlo gettato nel fiume, vedendo il mio dispiacere, mi ha detto: "Forse rinascerà persona". Gli ho risposto: "Intanto non ha vissuto da gatto...".
Nella
Bhagavad Gità si narra di un eroe che accetta di entrare in paradiso solo se il suo cane potrà seguirlo. Buddha chiede dayà
, compassione, anche per gli animali. Come Zarathustra, egli proibisce i sacrifici: "Invece di sacrificare gli animali, lasciateli liberi. Lasciateli cercare l’erba, l’acqua e la carezza del vento. Gli animali che uccidete vi hanno dato il tributo del loro latte e della loro lana. Hanno posto la fiducia fra le vostre mani che ora li sgozzano".
Una volta, vide un agnello che, ferito da un sasso, non riusciva a tener dietro al gregge. Lo prese tra le braccia, dicendo: "Povera madre dal vello lanoso, dovunque tu vada porterò il tuo piccolo. È
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meglio impedire ad una bestia di soffrire, piuttosto che restare seduto a contemplare i mali dell’universo, pregando in compagnia dei sacerdoti".
In India furono costruiti dai buddisti, al tempo dell’imperatore Acoka, che visse dal 264 al 227 a.C., i primi ospedali destinati agli animali ammalati o feriti. L’iniziativa fu poi ripresa nel XVIII secolo da Vivekananda.
In Iran, Zarathustra afferma in una sua
Gathà
che chi ha cura del bestiame senza nutrirsi della carne "massacrata e fatta a pezzi" avrà lo Spirito Santo e la Verità. Ha sostenuto anche: "Chi uccide un cane uccide la sua anima!".
In Grecia, il profeta della Tracia, Orfeo, come tutti i grandi dello spirito, è attorniato dagli animali che vengono affascinati dal suo amore, dalla sua voce, dal suono del suo flauto. Il pensiero di questo vegetariano, sacerdote di Apollo-Sole, è rimasto nel cuore dei discepoli per un millennio, fino a raggiungere Pitagora e Plutarco. E Plutraco, storico greco che teneva a Roma conferenze in madrelingua, era stato iniziato in Egitto anche alla religione di Iside e di Osiride. Ripeteva le parole di Orfeo sugli animali: "Come voi hanno un’anima... Astenetevi perciò dal mangiare il cibo a base di carne!".
Era l’epoca delle catacombe cristiane. I discepoli di Gesù di formazione greco-latina, quando fecero scolpire nel IV secolo il Buon Pastore che porta sulle sue spalle l’agnello troppo debole per camminare, avevano certamente veduto le statue di Orfeo, che si possono ora ammirare nei musei, trovandovi una prefigurazione.
Plutarco ha espressioni delicatissime: "È una cosa barbara vendere i vecchi cavalli quando non sono più utili. Significa non avere riconoscenza per i servizi resi. L’uomo veramente buono deve tenere con sé i cavalli ed i cani anziani, anche se non sono più utili".
Tutta la letteratura greca manifesta sentimenti nobili nei riguardi degli animali. Valga per tutti l’episodio del cane di Ulisse, Argo, che attende il padrone per morire, come leggiamo nell’Odissea.
Tra le grandi religioni, l’ebraico-cristiana, se si vuole essere oggettivi, è ambivalente. L’Antico Testamento, del quale tratteremo a parte, anche per maldestre interpretazioni, è stato causa di indifferenza, ma insieme anche di apprezzamento per gli animali. Il Libro della Genesi, che parla di "guida" e non di "dominio" da parte dell’uomo su di essi, annuncia l’alleanza di Dio con gli uomini, gli uccelli, il bestiame e tutti gli animali della terra che "sono con voi".
Nimrod, figlio di Kush, fondatore di Ninive, è l’antenato degli Assiri, grandi massacratori di popoli. Di lui è detto che "fu un cacciatore, a dispetto dell’Eterno". Saranno i profeti Amos, Osea, Isaia e Geremia, a condannare i sacrifici, purtroppo senza alcun esito. Geremia ha perfino l’ordine di Dio di mettersi sulla porta del Tempio per dissuadere coloro che vi entravano per offrire sacrifici.
Con il Nuovo Testamento, la venuta del Figlio di Dio libererà finalmente il mondo non umano dalle crudeltà del sacrificio rituale. L’Ultima Cena sarà lo spartiacque tra due epoche, la cerniera tra la barbarie dei sacrifici antichi, un vero mattatoio biblico, e il sacrificio di Cristo. Il suo sangue sostituisce quello degli animali. È lui, ora, l’Agnello di Dio. "È impossibile che il sangue dei tori e dei caproni" scrive l’Autore della Lettera agli Ebrei "liberi dai peccati".
Purtroppo, come ha dimostrato Robert Smith, il sacrificio sull’altare costituisce parte essenziale del rito delle religioni antiche. L’altare è nato per il sacrificio. Ogni altare ci ricorda perciò inevitabilmente le immani sofferenze degli animali.
La spiegazione delle cosiddette "ecatombi", che venivano compiute in Grecia e dappertutto, deriva dalla funzione "vicaria" che veniva attribuita agli animali, che morivano al posto dell’uomo.
Nei sacrifici una parte consistente della vittima apparteneva ai sacerdoti. Si può capire, allora, come il monoteismo di Akenaton fallisse, avversato dai sacerdoti degli altri templi che erano stati fatti chiudere dal faraone. Si comprende anche come i sacerdoti del tempio di Gerusalemme avessero, oltre ai dolori reumatici perché dovevano camminare scalzi sui pavimenti marmorei, malattie uricemiche, avendo l’azotemia alta per il continuo uso della carne.
Oltre a questo carattere "sostitutivo" sacrificale, gli animali nelle antiche religioni hanno sempre avuto un valore in sé, fino ad essere creduti dotati di anima immortale. Pitagora e Anassagora, a differenza degli Stoici che ritenevano l’animale un’emanazione divina, pensavano che le anime
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degli animali, imperiture come quelle degli uomini, scaturissero dall’Anima del Mondo, forza e sostanza intermedia tra il cosmo e Dio. Così pensavano anche Platone e gli Alessandrini.
Aristotele distingue tre anime: vegetativa o nutritiva, sensitiva e razionale. Attribuisce la prima alle piante, la seconda agli animali, la terza agli uomini. Sarà il filosofo inglese Bacone a rifiutare l’anima vegetativa. Cartesio, in seguito, dichiarando che gli animali sono
automata
, "macchine", li priva dell’anima sensitiva.
I cattolici, facendo propria l’opinione di Cartesio, con l’intento di conciliare fede e scienza, si immettono in una via sbagliata. L’oratoriano Malebranche, dando un calcio a una cagna gravida che lo importunava con i suoi guaiti, mentre discorreva di filosofia con un amico, si giustificò così: "Non si preoccupi! Questa grida, ma non ha sensibilità".
Kant e Bentham riproporranno il problema della sofferenza degli animali. La Chiesa uscirà dal buio del Medioevo che vedeva sovente in essi delle manifestazioni demoniache, con Giovanni Paolo II, il Papa che parlando del "soffio divino" presente anche negli animali e non soltanto nell’uomo, ha ridato a queste creature il valore e la dignità che esse meritano.
L’amore per gli animali è un nuovo segno dei tempi, intuito dai movimenti ecologisti e portato avanti dagli etologi, che stanno accumulando sempre più preziose conoscenze a riguardo.
Giovanni Paolo II, nella
Sollecitudo rei socialis
ha spronato i teologi a studiare un "nuovo rapporto uomo-animale". Il credente, con rinnovata responsabilità, è chiamato a prendere sul serio la Creazione. Ha il compito di custodire e coltivare, di portare a compimento quanto Dio gli ha consegnato in "dono".
La pace di Dio Creatore è anche pace e salvaguardia di tutto il Creato. Questa "nuova-antica" teologia della Creazione deve essere riscoperta e subito tradotta in prassi di fede. L’Universo, come dice il termine "universus", deve tornare a rivolgersi "verso" l’infinito Iddio se vuol comprendere il mistero di se stesso e di ogni singola creatura.
| dailymotion.com9 dic 2010 - 3 min |