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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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LA POTENZA DELLA FEDELTA'

(TRATTO  DA :

blog non ufficiale dedicato ad Antonietta Potente Questo blog fa parte di  PARRESIA  teologia e liberazione )

 

  lunedì 7 gennaio 2008
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"Dobbiamo riscoprire quello che ci restituisce il senso di tutto, cioè la capacità di umorismo: saper ridere un poco di quello che siamo, delle tappe della nostra vita, della nostra storia". (Antonietta Potente)
6/ La fedeltà

Preferisco stare sulla porta
di Antonietta Potente


La fedeltà è attesa.
La fedeltà è ricerca, non immobilità. La fedeltà più bella è l’attesa, il continuare a cercare in che modo essere fedeli. Dobbiamo porci queste domande: “Come essere fedeli a un giustizia che non c’è?” “Come essere fedeli a un equilibrio ecologico che non conosciamo davvero?” “Come essere fedeli a una vita che per tante persone è troppo incerta e precaria?” Il nostro mondo ci fa credere di essere in ricerca e invece non è così: l’economia è chiusa, come sono chiuse le leggi economiche. Purtroppo noi siamo convinti della validità assoluta di queste leggi e non lasciamo spazio all’incertezza. La fedeltà è vivere sempre sulla porta, perché gli spazi verso i quali dobbiamo andare sono più vasti di quelli che percorriamo. Incontrare le persone è come stare sulla porta, come è scritto nel Salmo: “Preferisco stare sulla porta della tua casa che abitare nella casa degli arroganti, dei potenti, di quelli che hanno tutto…”. “Preferisco stare sulla porta”, cioè mi basta stare sulla porta, perché la fedeltà è la possibilità di credere all’invisibile, ma per credere all’invisibile si deve dare fiducia agli altri. Le nostre leggi servono solo per difenderci, non per dare fiducia: per questo siamo così lenti nell’attuare la giustizia anche a livello istituzionale e legislativo. Non stiamo sulla porta dell’altro perché ci sembra che dobbiamo subito entrare. Il Mistero è invece stare sulla porta. Sempre. Dobbiamo attuare una vera e propria conversione: dare fiducia a quello che l’altro ha nella sua casa e non entrare subito, ma attendere sulla porta. “Restare sulla porta” non è un atteggiamento passivo, ma un atteggiamento profetico, di persone che stanno sveglie, ma non vivono di possedimenti o eredità. Vivono della fiducia che danno alla vita, anche alla propria.

La fedeltà è presenza.
Un altro aspetto della fedeltà è il tempo. Nel nostro incontro precedente vi invitavo a non abbandonare le situazioni con le quali non siete in armonia, perché le scelte sono vere se allargano gli spazi, non se sono dettate dal desiderio di fuggire. Questo è legato alla familiarità che abbiamo con il tempo: ci riteniamo i suoi veri padroni, lo consideriamo come suddito anche se diciamo che siamo “schiavi” del tempo; in realtà siamo schiavi del tempo perché lo vorremmo gestire. La fedeltà è una riconciliazione con il tempo; il tempo è sempre lento, siamo noi che lo contaminiamo. Non seguiamo umilmente la vita (come dice il profeta Michea), ma siamo convinti di esserne i padroni: padroni del tempo, degli spazi, delle cose. Il tempo ci sembra veloce, probabilmente siamo frustrati e le nostre inquietudini ci spingono a dire “Non ce la facciamo”. Dobbiamo riconciliarci e chiedere perdono al tempo, alle cose, alle persone perché non sappiamo stare presenti. Spesso chiediamo perdono per quello che non abbiamo fatto, ponendo la domanda moralista del giovane ricco: “Che cosa devo fare?”. La prima cosa che dobbiamo fare è essere fedeli, stare presenti. Se pensiamo alle persone che sono state “fedeli” nella nostra vita, pensiamo a coloro che sono presenti o sono stati presenti.

La fedeltà è silenzio.
Dobbiamo essere fedeli e presenti anche nelle situazioni di conflitto, e aggiungo un ingrediente in più: silenziosi e soli. La fedeltà nelle situazioni di conflitto ci permette di fare questa strana esperienza del silenzio e della solitudine, che è bella soprattutto dopo tanto tempo, quando la ripensiamo. I conflitti non si risolvono parlando; sarà perché vengo da un mondo indigeno dove si parla poco, ma ho sperimentato che, se c’è un conflitto, la fedeltà è molto silenziosa. Non si tratta di un silenzio di paura, di intimidazione, ma di attesa; è un silenzio che coincide con lo scorrere lento del tempo, che è sentito come breve, perché è intenso.

Antonietta Potente

E' nata a Loano il 31 agosto del 1958, è una teologa italiana. Fa parte della congregazione dell'Unione delle Suore Domenicane di San Tommaso d'Aquino. Ha conseguito il dottorato in teologia morale presso la Pontificia Università di San Tommaso D'Aquino in Roma con una tesi intitolata: La Diakonia: cooperazione della storia alla riconciliazione compiuta da Dio Trinità. È stata assistente di cattedra di padre Dalmazio Mongillo. Ha insegnato teologia morale a Roma presso l'Angelicum, e a Firenze presso la Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Dal 1994 vive in Bolivia, dapprima a Santa Cruz de la Sierra, poi a Cochabamba. Sperimenta una nuova forma di vita comunitaria abitando insieme a dei campesinos di etnia Aymara.[1] Partecipa attivamente al processo di cambiamento socio-politico e costituente che sta avvenendo in Bolivia con il presidente Evo Morales. [2]

Dal 2000 al 2004 è stata membro della commissione teologica della Conferenza latinoamericana dei religiosi (Clar). Attualmente insegna teologia presso l'Università cattolica di Cochabamba e collabora con l'Istituto ecumenico di teologia andina di La Paz.

La sua riflessione teologica la pone tra le teologhe più fertili e creative all'interno del panorama italiano e sudamericano. La sua opera si sviluppa a partire da un ripensamento della vita religiosa alle luce di una spiritualità ancorata al presente che unisce mistica e politica.[3] Il suo pensiero, inoltre, si sviluppa verso un ripensamento del fare teologia a partire dalla riflessione ecologica e di genere. Attualmente è stata invitata a far parte del gruppo di analisi e riflessione sul nuovo testo costituzionale del popolo boliviano, in vista del prossimo referendum, insieme ad altri intelettuali, rappresentanti dei movimenti sociali e membri della stessa Assemblea Costituente che appoggiano il processo di cambiamento del governo del presidente Evo Morales Ayma.[2]
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