Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291
Impotenza e incontinenza,
solo chi rompe il silenzio trova una cura
Corriere della Sera.it Salute
Sono conseguenza di invecchiamento e varie malattie,
fra cui i tumori. E interessano milioni di italiani
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| Parlare col medico |
MILANO – Non rassegnatevi, superate l’imbarazzo e parlatene con il vostro medico. Solo così potrete trovare una soluzione a disturbi difficili (e molto diffusi) come incontinenza e disfunzione erettile. A richiamare ancora una volta l’attenzione sull’argomento è l’Associazione urologi italiani (Auro) riunita nei giorni scorsi all’Istituto clinico Humanitas di Milano per parlare di chirurgia pelvica, che pone medici e chirurghi di fronte a sfide difficili da affrontare. «Esistono tecniche chirurgiche e vari presidi medici per prevenire, ovviare o limitare incontinenza e impotenza che interessano moltissime persone perché conseguenti all’invecchiamento e a un ampio spettro di patologie tra cui vari tumori – dice Giario Conti, presidente Auro e responsabile dell’urologia all’ospedale Sant’Anna di Como -. Anche quando il disturbo è importante abbiamo diversi mezzi per poterlo correggere. Certo è necessario che medici e pazienti affrontino l’argomento e cerchino insieme la soluzione. Rompere la barriera del pudore può essere arduo, ma in gioco ci sono anni di “buona o cattiva vita” perché i disagi, pratici e psicologici, che ne derivano possono essere pesanti».
TROPPE DONNE LA CONSIDERANO «INEVITABILE» - Le cifre non lasciano dubbi: il problema incontinenza riguarda, secondo alcune stime, oltre il 40 per cento delle donne che hanno superato i 55-60 anni di età. In genere si tratta di un disturbo di modesta entità, che si manifesta soprattutto sotto sforzo (si parla infatti di incontinenza urinaria da sforzo o da stress) per aumenti anche minimi della pressione addominale, come un colpo di tosse, uno starnuto, una risata improvvisa o il sollevamento di un peso. Una cosa è certa: che obblighi all’uso di salva-slip o di pannoloni resta «sommerso» in oltre la metà dei casi. Ancora troppe donne non ne parlano e vivono il disagio come un fatto inevitabile e quasi fisiologico con l’avanzare dell’età o come incurabile conseguenza del parto o di un’operazione per cancro della vescica o dell’utero. «Non c’è niente di più sbagliato – chiarisce Conti -: l’incontinenza femminile è assolutamente evitabile e trattabile». Come? Con una gamma graduale di interventi.
SOLUZIONI AL FEMMINILE - Si inizia con un programma riabilitativo, fatto di norme comportamentali e di esercizi per rinforzare e rendere più tonica la muscolatura pelvica e del piano perineale. Ma attenzione al fai da te: la riabilitazione perineale va preceduta da un’attenta valutazione fisiatrica della situazione e dev’essere studiato un piano di intervento ad hoc, che può essere molto diverso da paziente a paziente. In altre parole, alcune soluzioni possono essere utili per una certa tipologia di pazienti e inutili o addirittura dannose per altre. In alcuni casi, poi, possono essere utilizzate sedute di elettrostimolazione e di “biofeed-back” (un apposito macchinario che mostra su video l’effetto dell’esercizio), sempre sotto la guida di fisiatri, e dev’essere imparata una serie di esercizi personalizzati da eseguire a casa con tempi e modi ben definiti. Esiste poi la possibilità, sempre dopo una valutazione medica, di utilizzare dei farmaci, soprattutto quando la causa sia una eccessiva attività contrattile della vescica. Infine, negli anni, si sono sviluppate tecniche chirurgiche mininvasive sempre più sofisticate che permettono di risolvere il problema con effetti collaterali praticamente nulli, con interventi in genere di breve durata e con degenze ospedaliere minime (come le tecniche di “sospensione” tramite il posizionamento transvaginale di sottili benderelle o reti di sostegno). Per i casi più gravi è poi possibile ricorrere a interventi per via addominale, non più a cielo aperto, ma per via laparoscopica o con tecnica robotica, quando indicata.
UOMINI, ECCO COSA SI PUO’ FARE - Nell’uomo l’asportazione di prostata o vescica a causa di un tumore necessita di tecniche chirurgiche e ricostruttive che mantengano inalterata sia la funzione sessuale che la continenza urinaria, se le condizioni della neoplasia lo consentono (l’obiettivo primario è infatti quello di asportare tutta la lesione tumorale). Anche l’iperplasia prostatica benigna (Ipb) e i cosiddetti Luts (sintomi di uno svuotamento o di un riempimento vescicale alterato) possono portare disagi minzionali, e di conseguenza psicologici, che finiscono per influenzare il comportamento sessuale, già talvolta alterato dall’età. «Secondo le statistiche – spiega l’esperto -, dopo l’intervento di protatectomia o cistectomia (asportazione della vescica) per cancro soffre di incontinenza “sociale” – quando il disturbo è talmente importante da limitare il paziente nelle sue attività sociali – circa il 10-15 per cento dei malati. Mentre l’impotenza è una conseguenza, temporanea o definitiva, in una percentuale fra il 20 e l’80 per cento dei casi a seconda di molte variabili». Per arginare l’incontinenza anche nei maschi è d’importanza strategica la ginnastica riabilitativa del piano pelvico, ma - soprattutto per i problemi che durano a lungo nel tempo - è quasi sempre indicato in aggiunta il ricorso a una terapia farmacologica. Mentre per la disfunzione erettile sono in commercio diversi farmaci in compresse (i noti Cialis,Viagra e Levitra) e le iniezioni di prostaglandine (rimborsate dal Servizio sanitario nazionale per chi ha subito interventi demolitivi pelvici, come prostatectomia o cistectomia radicale). Esiste poi la possibilità, per i casi più severi, di ricorrere all’impianto di protesi peniene (semirigide o idrauliche) che sono in grado di risolvere molto bene il problema, ma che sono poco utilizzate in Italia (il rapporto con gli Stati Uniti è 1 a 100) per una certa diffidenza nei loro confronti. «Sia negli uomini che nelle donne – conclude Conti – le varie opzioni vanno valutate caso per caso con l’urologo e a fronte di un eventuale fallimento non bisogna scoraggiarsi. Possono servire vari tentativi per individuare la soluzione giusta, ma è fondamentale il confronto con il medico per evitare di auto-condannarsi a soffrire in silenzio».
Vera Martinella (Fondazione Veronesi)
02 agosto 2011