Bologna – UNA ghiotta novità per gli amanti del romanzo storico. “Il libro segreto di Dante” è un giallo colto e raffinato, idealmente concepito nel solco delle opere di Umberto Eco e Dan Brown (non a caso un personaggio si chiama Dan). Francesco Fioretti è uno studioso di Dante, conosce il mondo del poeta fiorentino e ha costruito il romanzo fantasticando sul possibile significato del codice segreto nascosto nella Divina Commedia.
LA TRAMA – Dopo la morte di Dante, avvenuta a Ravenna apparentemente a causa della malaria, sua figlia suor Beatrice si ritrova ad indagare con Giovanni da Lucca, figlio naturale del poeta e medico, sulla possibilità che si sia trattato di un omicidio per avvelenamento. Con loro un ex templare, Bernard. I misteri da risolvere sono molteplici. Innanzi tutto bisogna ritrovare gli ultimi tredici canti del Paradiso, che Dante ha inspiegabilmente nascosto prima di morire. Poi c’è da decifrare il codice segreto occultato nella Divina Commedia che potrebbe portare ad una scoperta sensazionale. Infine bisogna stabilire le cause della morte del poeta, verso il quale sono in molti a nutrire una profonda avversione.
ANALISI – Romanzo d’esordio corposo e ambizioso. Francesco Fioretti ci mette dentro tutta la sua cultura, a volte in maniera intrigante, talvolta invece rendendo farraginosa l’azione a danno del ritmo. La scrittura è apprezzabile per finezza ed eleganza. Può considerarsi riuscito anche il mix di personaggi realmente esistiti e di fantasia, ritratti con veridicità e sufficientemente sfaccettati. Quel che convince meno è la parte più fantasiosa della trama, ma questo è un rischio oggettivo valido per qualsiasi romanzo: in questo caso l’autore ha cercato di dare un’interpretazione al segreto celato nel capolavoro dantesco facendo virare la trama verso sviluppi non propriamente plausibili. Forse al libro manca quel coup de théatre in grado di cogliere veramente di sorpresa il lettore. “Il libro segreto di Dante” è un thriller ben confezionato e di piacevole lettura, anche se non raggiunge le vette de “Il Circolo Dante” di Matthew Pearl, altro fortunato romanzo dello stesso genere ispirato a Dante e alla sua Commedia.
L’AUTORE - Francesco Fioretti è nato a Lanciano nel 1960 ma è siciliano e apulotoscano d’origine. Laureato in Lettere a Firenze, ha insegnato nelle Marche e in Lombardia. Ha lavorato a lungo con un editore scolastico milanese e attualmente approfondisce gli studi danteschi presso l’Università di Eichstatt, in Germania. Ha pubblicato saggi critici e antologie scolastiche.
Il giudizio di Carmine
Francesco Fioretti
Il libro segreto di Dante
2011, Newton Compton Editori
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Gentile Sig. Totaro,
mi fa piacere che siate i primi a scrivere del libro avendolo letto (mio padre era di Orta Nova e Manfredonia, spesso, nella mia infanzia, meta di brevi escursioni). La ringrazio per il commento positivo. Vorrei solo precisare due cosette sulla parte meno plausibile, come lei dice giustamente, del romanzo. Si tratta del viaggio di Bernard, l’ex-templare, in Epiro, a caccia dell’arca dell’alleanza. Bernard è un uomo del Medioevo ed è anche l’unico testimone del proprio viaggio. Gli uomini del Medioevo credevano nelle visioni e nella verità dei sogni, e d’altra parte il rischio d’una resa più realistica di quella parte del romanzo sarebbe stato quello di alimentare nei lettori false illusioni. Non sono Dan Brown, e volevo invece raccontare nel romanzo l’epopea di un libro, la Divina Commedia: non so se ci sono riuscito. Bernard giunge dunque sulle rive dell’Acheronte, quello vero, e vive una vicenda ai limiti del delirio che lo porta a una visione dei destini d’Europa il cui scopo principale è quello di far avvertire al lettore quanto il sogno di Dante fosse, ai suoi tempi, utopistico ma pieno di futuro. Sognare un’Europa pacificata sotto un governo unitario era all’epoca altrettanto poco realistico che sognare, oggi, un’Italia senza mafia o economia sommersa. Ma racconto anche un periodo storico in cui, come oggi, le utopie cominciano a riscuotere scarso credito, e si afferma l’ideologia, boccacciana e poi machiavelliana, del fine che giustifica i mezzi: ma è l’inizio della decadenza italiana, la crisi da cui, a parte il canto del cigno rinascimentale, non ci riprenderemo più, se non nel breve momento dell’ultimo Dopoguerra, che però sembra essere già alle spalle.
Mi sembrava doveroso precisare queste cose, su cui credo sia proficuo avviare un dibattito. La ringrazio dunque per l’occasione che mi ha offerto e le auguro buon lavoro.
Francesco Fioretti