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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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GIOVANGUALBERTO CERI, MONS. ENRICO BARTOLETTI E PAPA ALBINO LUCIANI

 

Signor  Giovangualberto  Ceri,  buona  giornata !

 

Lei,  scrivendo  quattro  giorni  fa  a  Padre  Gino  Burresi,  lo  ha  invitato  ad  andarsi  a  leggere  su  facebook  le  lettere  che  Mons.  Enrico  Bartoletti  Le  ha  inviato.

Ebbene,  l'ho  fatto  pure  io,  le  ho  trovate  ed  ho  trovato  anche  un  Suo  trafiletto  molto  interessante,  che  vorrei  oggi  pubblicare  qui  sul  mio  blog.  Spero  di  fare  cosa  buona  e  giusta.

 

Forse  ho  peccato  un  po'  di  superbia  a  considerarmi  il  nuovo  Dante  di  Padre  Gino  Burresi.

Sicuramente  Lei  ne  avrebbe  più  titolo.

 

Mi  hanno  pero'  un  po'  turbato  queste  morti  a  catena  di  personaggi  facenti  allora  parte  della  Conferenza  Episcopale  Italiana ( CEI ),  compresa  quella  di  Papa  Giovanni  Paolo  I.

 

Spero  che  Mons.  Alberto  Silvani  non  ne  faccia  parte,  anche  perché  a  tutt'oggi   non  è  previsto  che  il  prossimo  pontificato  di   Celestino  VI  abbia  la  durata  della   vita  di  una  farfalla. 

 

Riccardo

 

 

TRATTO  DA  FACEBOOK  DI  GIOVANGUALBERTO  CERI

NUOVO DANTE

Di Giovangualberto Ceri (album) · Ultimo aggiornamento: circa 7 mesi fa
Perché insistere nel credere che io non sia stato un grande amico di Mons. ENRICO BARTOLETTI? Lui lo fu anche di papa PAOLO VI e di GIORGIO LA PIRA. Mons. Bartoletti era anche contro le TANGENTI, gli APPALTI e la CORRUZIONE e fu invece attivamente a favore del mantenimento della Legge 1/12/1970 n. 898 sul Divorzio coniugale e quindi da Segretario Generale della C.E.I. si schierò apertamente contro il REFERENDUM abrogativo di questa legge. Aveva prima ottenuto, sia pure a denti stretti , il consenso di papa Montini. A risultato avvenuto PAOLO VI strinse ancor più con lui una forte e profonda amicizia. Dal 1974 al 1976 erano due anime in un nocciolo, come il dipinto di Giotto dell'incontro di san Francesco e san Domenico. A Roma mi confessò che il direttivo della CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA era pronto ad ascoltare mentre era ben convinto di voler dare cento volte la vita per Gesù Cristo. Aggiunse, fra l'arrabbiatura e il pianto: "Cosa si può volere di più?" Del direttivo faveva parte anche mons. Albino Luciani, poi diventato papa probabilmente al posto di Mons. Bartoletti già improvvisamente deceduto, come accade poi a papa Luciani.
Dopo la morte di papa Luciani, io personalmente mi immagino, per non volere le gerarchie ecclesiastiche attingere un papa dal Direttivo della C.E.I. che voleva una Chiesa profetica e al tempo stesso povera, qualcuno (mi immagino il cardinale Giovanni Benelli e il Cardinale di Vienna) spinsero per avere un papa straniero. Cambiò tutto!!! Perché tacerlo? Anche l'indirizzo che mons. Bartoletti, su disignazione di PAOLO VI, aveva dato a COMUNIONE E LIBERAZIONE.
www.youtube.com/watch?v=j1vReSIJLDQ4 min - 21 mar 2011 - Caricato da ONEMICCHANNEL
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G
Oggi 15 agosto 2013 è la festa di Santa Maria Assunta in Cielo: una festa liturgica di sapore cristano-orientale e medievale, come ricorda anche Charles Journet, tanto apprezzata anche da papa<br /> Celestino V, cioè da Pietro dal Morrone (cfr. Basilica di Collemaggio a l’Aquila), ed oggi assai molto dimenticata. Per rilanciarne la bellezza e l'importanza sarebbe sufficiente che fosse permessa<br /> dal VATICANO la giusta interpretazione da dare al capitolo II, del trattato secondo, primo capoverso, del CONVIVIO di Dante: e questo anche stimolando a farlo il Cardinale Presidente della<br /> prestigiosa “CASA DI DANTE IN ROMA”. Perché no…?<br /> Se fosse permessa la giusta interpretazione da dare al citato passo del Convivio (II, II, 1 e II, XV, 12) risulterebbe che la qualificantissima scienza medievale della MORALE FILOSOFIA, la scienza<br /> dei PROFETI, posta da Dante nel nono cielo Cristallino, acqueo e di Maria, apparve a Dante proprio il 15 AGOSTO 1293, per la festa di SANTA MARIA ASSUNTA IN CIELO, e non dunque il 21 agosto 1293<br /> come tutti gli esegeti più o meno erroneamente asseriscono per non essere stati in grado di fare bene i calcoli. Da qui il rilancio liturgico del 15 AGOSTO in generale: cioè attraverso Dante.<br /> Scrive così Dante: "Cominciando adunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era in quello suo cerchio che la fa parere serotina e mattutina, secondo diversi tempi, appresso lo<br /> trapassamento di quella Beatrice beata che vive in cielo con gli angeli e in terra con la mia anima, quando quella gentile donna (LA MORALE FILOSOFIA CRISTIANA fondata sulla pagana FILOSOFIA di<br /> PITAGORA), cui feci menzione ne la fine de la VITA NUOVA (Vita Nuova, XXXV, 2), parve primamente, accompagnata d'Amore a li occhi miei, e prese luogo alcuno ne la mia mente (Convivio, II, II, 1).<br /> Della giusta interpretazione da dare al citato passo, la mia qualificantissima scoperta di cui è a conoscenza anche don Lorenzo Lavatori docente di Teologia Dogmatica all’Urbaniana. Il problema è<br /> abbastanza semplice, se interessa rilanciare la LITURGIA CRISTIANA. Per stabilire il giorno liturgico in cui la “gentile donna giovane e bella molto” (Vita Nuova, XXXV, 2) simboleggiante la<br /> predetta scienza medievale della Morale Filosofia (Convivio, II, XIV, 14), apparve a DANTE, è sufficiente calcolare con precisione quando Venere ritornò, per la seconda volta, ad avere la medesima<br /> esatta ELONGAZIONE (distanza dal SOLE) che aveva al momento della morte di Beatrice avvenuta l’8 giugno 1290. Quando l’8 giugno 1290 (alle 19h.50’ circa) morì Beatrice Venere aveva 14°.13’ di<br /> elongazione occidentale al Sole: il fenomeno è scientificamente oggettivo. Quando ritornò ad avere la medesima elongazione, 14°.13’ occidentali, per la seconda volta era il 15 agosto 1293 (alle<br /> 19h.00’ circa). Provare per credere. L’errore degli esegeti è stato qui di aver proceduto grossolanamente aggiungendo alla data dell’8 giugno 1290, i fatidici 1168 giorni che è il tempo medio<br /> impiegato da Venere per fare due rivoluzioni: ma il tempo medio, che conduce al 21 agosto 1293, non corrisponde affatto a quello impiegato realmente dal giugno 1290 all’agosto del 1293 e che<br /> conduce al 15 agosto 1293 e, da qui, il grave errore che incide anche sul giorno liturgico. Io è da vent’anni che mi meriterei un premio anche LITURGICO, e invece tutte pedate negli stinchi. Chi sa<br /> cosa dirà il mio amico Mons. Enrico Bartoletti di la su, forse quasi papa se non fosse morto (?) prima del suo grande amico PAOLO VI. E pensare che io, con la mia scoperta, ho semplicemente tentato<br /> di difendere la nostra SACRA TEOLOGIA LITURGICA come comanda la Costituzione conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla SACRA LITURGIA del 4 dicembre 1963. Evviva il silenzio del VATICANO !!! Vedremo<br /> se andrà molto lontano. F.to GIOVANGUALBERTO CERI
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G
Cfr. FOTO: ILARIA DEL CARRETTO e Mons. ENRICO BARTOLETTI a:<br /> http://www.facebook.com/media/set/?set=a.228902670488564.62602.100001064993213&l=48437d71c1&type=1
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G
In risposta al mio amico PIERO FAVINI.<br /> No!!!, caro Piero, la cosa non sta così, come tu ti immagini. Fu che mons. Bartoletti mi nominò suo SEGRETARIO in un senso del tutto diverso da quello comune e ordinario, e che anch'io io, lì per<br /> lì, non intesi. Ero suo Segretario nel senso più profondo e ontologico del termine, e lui mantenne questa sua parola fin da ultimo. Fui io invece che non mantenni mai la mia: cioè di esserlo, di<br /> doverlo essere, e perciò mi beccai alla fine, da Lui stesso, la giusta accusa di TRADITORE. Ritengo però di sì!, di esserlo invece stato pienamente suo Segretario, ma solo dopo la sua scomparsa. Me<br /> l'ha confermato recentemente anche Mons. ALBERTO ABLONDI vescovo emerito di Livorno e visepresidente della CEI. Ti ragguaglio. Ablondi fu quello che aveva deciso di sostituirsi ad Aldo Moro nella<br /> prigione delle Brigate Rosse. Anzi Ablondi mi confessò che era stato lo stesso Bartoletti ad avergli telefonato una settimana prima di morire, il 5 marzo 1976, per dirgli che, insieme a Paolo VI,<br /> lo avevano chiamato a venire a Roma: in Vaticano (?). Morto il Bartoletti, ovviamente, non se ne fece più nulla. Ma che anche la chiamata di Ablondi a Roma abbia contribuito ad incoraggiare la<br /> "malattia mortale" del Bartoletti? Non si dovevano toccare gli equilibri interni al Vaticano? Perché dunque, da ultimo, fui io, a stare ad Ablondi, il vero segretario del Bartoletti? Per lui lo<br /> dimostrai quando furono pubblicate da MASSIMO TOSCHI, Assessore della Regione Toscana, le due lettere di don Lorenzo Milani a Mons. Enrico Bartolletti datate 10 settembre 1958 e 1° ottobre 1958<br /> (MASSIMO TOSCHI, "Don Lorenzo Milani e la sua Chiesa", Ed. Polistampa, Firenze 1994, pp. 158 - 168). Ma intanto dov'è che Massimo Toschi aveva pescato queste due lettere del Milani al Bartoletti a<br /> me resta a tutt'oggi un mistero. Io ho raccolto tre versioni diverse ed opposte. Anzi mi sembra di ricordare che un attimo dopo la morte del Bartoletti non si riusciva più a sapere dove era andata<br /> a finire la sua posta confidenziale. E nemmeno un anno dopo lo si sapeva. Era andata smarrita? La vicenda mi interessava anche perché in questa posta, oltre alle lettere di don Milani, c'erano<br /> anche le mie assai scriteriate, imbecilli e, inoltre, sgrammaticate forse anche di proposito. Sicché mi premeva sapere che fine avevano fatto. In alcune di essere riferivo anche dei viaggi che io e<br /> te si faceva a Barbiana: te sempre più apprezzato dal Milani e io invece sempre più screditato e deriso. Ma finiamola!!! Per farla breve, da queste due lettere di Milani al Bartoletti si deduce<br /> facilmente che il Milani intendeva tacciare di CODARDIA il Bartoletti e questo, oltre ad essere ingiusto, non vero, era anche denigratorio. Chi risolse la questione? Il sottoscritto, io suo<br /> Segretario in pectore. E come feci? Il Milani, oltre ad attaccere duramente il Bartoletti aveva anche commesso la felice imprudenza di attaccare ancor più duramente don Alessandro Campani. Ma<br /> mentre il Bartoletti era già morto, e non si poteva difendere dalla pubblicazione di queste accuse, don Alessandro Campani era invece ancor vivo e vegeto, per mia grande, grandissima fortuna.<br /> Quindi presi il coraggio a quattro mani e telefonai al Campani. Ben avevo messo in conto che sarebbe allora stato poprio il Campani per primo a dover difendere, di necessità, anche il Bartoletti.<br /> Ebbene successe un polverone, il finimondo: apriti cielo e spalancati terra. Pensa un po': dopo due anni dalla mia telefonata al Campani stavano ancora cercando chi l'avesse avvertito: quindi non<br /> riuscendo a trovarlo. E credo, non per curiosità, ma per fargliela pagare. Ma come tu ben sai io sono abbastanza addestrato a scansare le pallottole, e forse anche perché il Bartoletti già aveva<br /> pregato tanto che mai mi colpissero. Dunque dissi sono stato io ad avvertire il Campani e ho fatto, anzi, bene!!! Mi venne poi dietro anche l'On.le Maria Eletta Martini di Lucca. Orbene mons.<br /> Alberto Ablondi, venuto a conoscenza di tutta la vicenda, mi disse: "Tu l'hai dimostrato!!! Di essere tu il vero segretario del Bartoletti!!!". FINE.
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G
Giovangualberto Ceri<br /> <br /> “Dante e La politica oggi”<br /> Lettera Aperta.<br /> <br /> - Al Signor Sindaco del Comune di Firenze Matteo Renzi – Palazzo Vecchio.<br /> <br /> - E p.c. ad altri, e all’On.le “The Nobel Foundation” - Literature – Box 5232, SE – 102 45 Stockholm – Svezia.<br /> Firenze, oggi domenica 24 Giugno 2012 festa, ma non da sempre, di san Giovanni Battista patrono della città di Firenze: questo anche perché contro il volere del cielo, e di Dante (Inf., XIII, 143 –<br /> 150; Par., XVI, 46 – 48; Par., XIV, 103 – 108). Il problema già potrebbe essere dantesco, politico, ed attuale. Ma non fermiamoci qui.<br /> Premessa introduttiva.<br /> Monsignor ENRICO BARTOLETTI, il grande amico di papa PAOLO VI, “il Traghettatore della Chiesa in Italia dopo il Concilio Vaticano II”, in data 3 Giugno 1956, su sua inaspettata e sorprendente<br /> iniziativa volle regalarmi, con solenne dedica sul frontespizio il libro di ALFONSO GRATRY, “La sete e la sorgente” (Società Editrice Internazionale, Torino, 1949) profetizzandomi che, in vita mia,<br /> avrei fatto scoperte su Dante e sul suo medioevo paragonabili a quelle di HEINRICH SCHLIEMANN su Troia e la civiltà micenea. L’idea gli era venuta in mente il giorno prima, il 2 giugno, festa della<br /> Repubblica Italiana e giorno di nascita di Dante personaggio da me scoperto, appunto, successivamente proprio come lui mi aveva profetizzato. Superfluo ricordare che fino ad oggi, nonostante tutti<br /> i miei sforzi, nessuno ha progettato di unire la festa della nascita della Repubblica Italiana alla festa della nascita del Poeta della Patria, Dante. Ma potrebbe essere un sintomo dei nostri guai<br /> politico-culturali.<br /> Il Bartoletti credo abbia fatto anche ad altri delle rivelazioni sul loro futuro, ed anche a qualcuno di Lucca, per cui avendo detto io adesso di quella, tanto positiva, fatta a me penso di non<br /> passare per matto. Finalmente io ritengo di aver raggiunto quelle importanti verità che il Bartoletti mi aveva preannunciato: però, diversamente da Schliemann, non mi vengono riconosciute ed è<br /> questo è il punto, il primo motivo, che cercherò di spiegare, per cui scrivo questa lettera inviandola anche a Stoccolma. Voglio battere i piedi per farmi sentire, per chiedere aiuto, cioè un<br /> appoggio ai responsabili della cultura letteraria e della politica e, tutto ciò, lo faccio semplicemente perché ho ragione. La mia è su una questione importantissima e dunque coinvolgente lo<br /> sviluppo della nostra cultura e civiltà. Le mie scoperte, anche solo enumerandole, dovrebbero apparire al lettore, per quanto non specializzato, intuitivamente così chiare, ragionevoli e<br /> rivoluzionarie, affascinanti anche sotto il profilo della LITURGIA CRISTIANA, da sorprenderlo. E questa sorpresa non solo nel vedere che le varie UNIVERSITÀ DEGLI STUDI se ne lavano le mani, ma<br /> anche nel constatare che nemmeno nei SEMINARI DIOCESANI della nostra Chiesa cattolica c’è una mentalità aperta ad apprezzarle. Quasi che la possibilità di ridestare un interesse per la nostra SACRA<br /> LITURGIA CRISTIANA approfittando di quello grandissimo mostrato da Dante in base a queste mie scoperte, fosse un problema da buttare dalla finestra.<br /> Afferma Dante che la SACRA TEOLOGIA LITURGICA è così piena di tutta pace da non tollerare lite alcuna di argomentazioni (Convivio, II, XIV, 19; Convivio, II, XIII, 8). Essa cioè non tollererebbe, a<br /> questo suo più alto ed ultimo livello scientifico-medievale in cui si trova ubicata, di dover eventualmente sopportare la presenza, soprattutto, della SACRA TEOLOGIA RAZIONALISTA piena di<br /> argomentazioni logico-dialettiche stimolanti i distinguo e la disputa, per non dire incoraggianti una guerra di religione. Le guerre non possono essere fatte in presenza dell’ultima e più alta<br /> scienza, poiché assolutamente pacifica, e perciò essa sarebbe anche un antidoto per debellarle. E pensare che per tanto tempo, e cioè fino al momento in cui il caro professor CESARE VASOLI non<br /> indicò, per “Teologia” dantesca, il Vangelo, quando gli esegeti si trovavano d’avanti questo termine scientifico-medievale-dantesco di “Teologia”, per un malinteso omaggio alla teologia di san<br /> Tommaso d’Aquino, intesero proprio la sacra Teologia razionalista: ossia un atteggiamento della mente che mai avrebbe dovuto qualificare il decimo cielo Empireo, il domicilio che la Santissima<br /> Trinità, il Padre, il Bene, ha eletto per se stessa. E pensare che anche il CONCILIO VATICANO II già aveva visto nel possibile risveglio dei cristiani alla SACRA TEOLOGIA LITURGICA (Costituzione<br /> conciliare SACROSANCTUM CONCILIUM sulla sacra liturgia – 4 dicembre 1963) la strada maestra per uscire dallo stato spirituale ipotensivo, di stallo, in cui si trova da tempo la cristianità. La<br /> Teologia razionalista è anche idonea, per l’intenzione da cui è mossa, ad alimentare l’idea di una supremazia del cristianesimo rispetto altre religioni le quali perciò sono spinte ad uno<br /> scetticismo verso le nostre reiterate e discorsive dichiarazioni di pace. Se noi, dopo aver celebrato con un rito, con un inno e con un canto, le nostre feste liturgiche, dimostrassimo di venir<br /> fascinati anche dalla sacra Teologia liturgica delle altre religioni compresa quella pagano-classica proprio così come sapientemente insegna Dante, avremmo già fatto un grosso passo in avanti verso<br /> la pace, verso quell’ “Uomo planetario” alla idealizzazione razionale del quale, con tanto impegno anche politico, si era dedicato padre ERNESTO BALDUCCI.<br /> Dante dimostra, con spirito conciliare, di accogliere anche la liturgia pagana nel momento in cui accetta che il rito della sua “Sottomissione alla Grazia divina” venga indicato da un pagano,<br /> suicida e favorevole al divorzio coniugale, Catone l’Uticense, e celebrato poi da un altro pagano e famoso saggio, Virgilio (Pur., I - GIOVANGUALBERTO CERI, “L’astrologia in Dante e la datazione<br /> del “viaggio” dantesco”, nella rivista “L’Alighieri” di Ravenna diretta da Aldo Vallone – n. 15 – gennaio – giugno 2000, Angelo Longo Editore, Ravenna, 2000, pp. da 27 – a 57). E il fatto che il<br /> cristianesimo possa riuscire a subordinare completamente ogni sua altra lodevole attività ed aspettativa, anche caritatevole, di pace e socialmente utile, all’intonazione di un inno e di un canto<br /> alla Divinità insieme alle altre religioni, è l’unica via empirico-intuitiva che può condurre alla pace interiore e nel mondo: in quanto tale via è immediatamente rivelatrice della presenza di una<br /> evidente e profonda intenzione orientata alla Comunione con tutti. Così la pensava anche padre GIOVANNI MARIA VANNUCCI (cfr. G. Vannucci, “Il libro della preghiera universale”, Libreria Editrice<br /> Fiorentina, Firenze, 1978). Il Balducci e il Vannucci, due toscani vissuti a Firenze che, per due strade diverse che andrebbero riunificate, cercarono di affermare il principio<br /> teologico-liturico-evangelico-dantiano della pace. La poesia del Nostro, se colta nella sua autentica realtà, ma questo potrà avvenire soltanto per convalida delle mie scoperte, a questo punto<br /> dobbiamo reputare che possa contribuire ancor oggi alla pace nel mondo e alla sua elevazione spirituale proprio per l’importanza che il Poeta riserva alla liturgia. Dunque quale ultima e più alta<br /> scienza, o superiore istanza, sia pur di carattere soggettivo ed intimo. Le conseguenze politiche in questo caso discenderebbero dall’alto, dal cielo.<br /> È di tutta evidenza che quella sacra Teologia liturgica che Dante sapientemente incoraggia per arrivare a por fine ad ogni lite e discussione dovrà oggi scoprire anche una nuova armonia<br /> poetico-musicale e sapienziale: per intendersi, sulla scia, per esempio, di quella inaugurata dal Maestro della Cappella Sistina, LORENZO PEROSI, nonché sulla scia anche delle raccomandazioni di<br /> THOMAS MERTON il quale così scriveva: “Il prevalere della cattiva arte cosidetta “sacra” costituisce un grave problema spirituale, paragonabile, per esempio, al problema dell’inquinamento dell’aria<br /> in alcuni nostri grandi centri industriali. Gradire la cattiva arte sacra e sentirsi da essa aiutati nella preghiera, può essere un sintomo di disordine spirituale, magari inconsapevole e del quale<br /> si potrebbe anche non essere personalmente responsabili . Il male è però qui, ed è contagioso!” (Thomas Merton, Problemi dello spirito, Milano, Garzanti, 1960, p. 185). E si tratta sempre di un<br /> volume consigliato dal fiorentino mons. Enrico Bartoletti (nato a Carraia, sulla strada per le Croci di Calenzano un tempo entro il territorio di Firenze, e cioè là dove andava a raggiungerlo<br /> spesso, quando il Bartoletti c’era, don LORENZO MILANI Priore della vicina parrocchia di San Donato).<br /> In Dante, per poter arrivare a stabilire quei giorni strategici, fondamentali, da lui indicati, come quello della festa odierna del 2 febbraio 2012 della presentazione di Gesù bambino al tempio in<br /> braccio alla Madonna, in cui la solennità e specificità di ciascuna festa liturgica sarebbe esplicativa del senso da attribuire al fenomeno, o al personaggio, è però necessario avvalersi, a monte,<br /> dell’astronomia-astrologia di CLAUDIO TOLOMEO. Per la difficoltà e complessità della materia per quanto attiene alle nostre Università degli Studi, e per la sua peccaminosità per quanto riguarda<br /> gli insegnamenti impartiti nei Seminari Diocesani della nostra Chiesa cattolica (cfr. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, Divinazione e Magia – n. 2116 - Astrologia – Libreria Editrice Vaticana,<br /> Città del Vaticano, 1992, p. 527), questa stessa materia astronomico-astrologico-tolemai
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G
Su mons. ENRICO BARTOLETTI. Caro Angelini Piero, la sua traduzione sarà certamente più giusta della mia. Io ho studiato un pochinissimo di greco della Coiné quando mi dovevo fare prete (poi ho<br /> desistito, ovviamente!) ed avendo visto scritto in greco "tà loipà" ho pensato bene volesse dire "le restanti cose...".Per quanto attiene alla valutazione del significato cristiano dell'epigrafe<br /> sa, bisogna anche pensare che chi la fece mettere anche lui era un cristiano ed avrà avuto inoltre, anche lui, il permesso del vescovo di Lucca di allora. Ecco, si vede che il Bartoletti<br /> assomigliava a quel suo lontano predecessore. Gli vogliamo fare adesso la contravvenzione? Loro avranno pensato, insieme anche ad altri fedeli di Lucca, che fosse una epigrafe compatibile con<br /> cristianesimo e perciò da mettere in cattedrale. Inoltre il Bartoletti aveva uno spirito conciliare così aperto al punto da non redarguire chi avesse pregato la Santissima Trinità con le parole<br /> degli Ebrei, o degli Islamici, o dei Buddisti, o del mondo pagano-classico. Della stessa idea era anche padre Giovanni Maria Vannucci (cfr.Preghiera Universale)che venne a far visita a Lucca al<br /> Bartoletti nell'estate del 1959. Sa, il Bartoletti diceva anche, con spirito conciliare e come Dante, "sorgeran le torri de la novella Troia" (Eneide - Annibal Caro), invece di dire "scenderà la<br /> Gerusalemme dal cielo". Ma, per me, si tratta della stessa cosa. Anzi questa commistione, o comunione gerarchica, mi piace.
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