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Riabilitazione post mortem di Padre Gino Burresi Firma la Petizione https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT85976 "Sono dentro, donna o uomo che vive li nel seno di questa chiesa. Da me amata, desiderata e capita... Sono dentro. Mi manca aria, Aspetto l'alba, Vedo tramonto. La chiesa dei cardinali madri per gioielli, matrigne per l'amore. Ho inciampato e la chiesa non mi sta raccogliendo. Solitudine a me dona, a lei che avevo chiesto Maternità. E l'anima mia, Povera, Riconosce lo sbaglio di aver scelto il dentro e, Vorrei uscire ma dentro dovrò stare, per la madre che non accetta, Il bene del vero che ho scoperto per l'anima mia. Chiesa, Antica e poco nuova, Barca in alto mare, Getta le reti Su chi ti chiede maternità. Madre o matrigna, per me oggi barca in alto mare che teme solo di Affondare! Matrigna." Commento n°1 inviato da Giò il 2/04/2011 alle 14h27sul post: http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-la-chiesa-di-oggi-ci-e-madre-o-matrigna-67251291

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L’omosessualità non è una malattia. Parola di psichiatri cattolici

25 maggio 2010

Svolta sui gay rispetto al vecchio pensiero della Chiesa per il quale “è suonato un vero e proprio requiem”.

 Da parte degli psicologi e degli psichiatri cattolici non c’è nessuna difficoltà oggi a riconoscere il contributo della comunità scientifica dove ormai c’è un consenso unanime nel dire che l’omosessualità non è una patologia“. È la svolta del mondo della psicoterapia cattolica deciso ormai a rigettare, come spiega all’ANSA il presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, Tonino Cantelmi, tanto le teorie affermative che conducono alla omosessualità chi si trova nel dubbio, quanto quelle riparative che tendono viceversa a curare l’omosessualità.

IL REQUIEM -Per questi approcci – sentenzia Cantelmi – è suonato ormai un vero e proprio requiem”. “Si tende ad accomunare le terapie riparative ad un approccio cattolico – spiega lo psicologo cattolico – ma questo è sbagliato perchè tali terapie partono da un presupposto non scientifico e cioè che l’omosessualità sia una malattia”. “I cosidetti riparatori – sottolinea energicamente Cantelmi – non sono certo gli psichiatri e gli psicologi cattolici”. Anzi, insiste, “oggi sentiamo di dire una parola definitiva sul fatto che le teorie riparative non sono praticabili e sono riprovevoli”. Cantelmi condivide quanto afferma il Catechismo della Chiesa cattolica quando dice che la genesi psichica dell’omosessualità rimane inspiegabile. “Francamente – ammette – nessuno di noi oggi sa dire qual è il meccanismo se genetico, psicologico o misto, all’origine. La Chiesa però – precisa – da’ su questo orientamento un giudizio morale, condivisibile o meno, ma non parla mai di patologia”. “Oggi noi diciamo – spiega ancora – che l’omosessualità è una variante del comportamento sessuale”. Dal punto di vista terapeutico ciò significa che anche gli psicologi cattolici oggi si affiancano a tutti gli altri nel dire che “l’omosessualità di per sè non giustifica un trattamento psicoterapeutico“.

ACCETTARE LA PROPRIA OMOSESSUALITA’ - Rigettate anche le terapie riparative, “rimane aperta – afferma Cantelmi – una finestra che riguarda le forme egodistoniche, quelle cioè in cui la persona non accetta la propria omosessualità, in cui invece è lecito indagare a 360 gradi”. In questi casi però, precisa lo psichiatra, “deve valere il principio della autodeterminazione del paziente, il che vuol dire lasciare che sia il paziente che a prendere in qualche modo le proprie decisioni attraverso la psicoterapia e a farsi aiutare verso obiettivi che egli stesso stabilisce e che possono essere la scoperta e l’accettazione dell’attrazione per lo stesso sesso o, viceversa, la verifica della propria eterosessualità”. A questo punto, prosegue Cantelmi, “il campo è aperto a ogni possibile risultato, di cambiamento o non cambiamento e quindi la possibilità per una persona con comportamenti prevalentemente eterosessuali di scoprirsi omosessuale e per una persona con comportamenti omosessuali di scoprirsi eterosessuale”. “Una possibilità – conclude Cantelmi – che può riguardare fino al 30 per cento delle persone”.





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R
Meglio un omosessuale vivo che uno psichiatra morto.<br /> <br /> Riccardo
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R
"il che vuol dire lasciare che sia il paziente che a prendere in qualche modo le proprie decisioni attraverso la psicoterapia e a farsi aiutare verso obiettivi che egli stesso stabilisce" ma che<br /> bella parata di natiche, peccato che sia la stessa sostenuta dagli stessi riparatori da cui Cantelmi dichiare di prendere le distanze. Se io mancino voglio andare dallo strizzacervello perché per<br /> un mio disagi o capriccio voglio diventare destrimane, è corretto che un professionista assecondi il paziente in questa visione distorta della realtà per cui alla fine di tenta di curare una<br /> non-malattia? A me pare proprio di no!
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